lunedì 13 febbraio 2012

Ha effettivamente senso continuare a considerare la crescita come il principale obiettivo sociale?


La macroeconomia sembra spesso considerare una crescita economica rapida e stabile come lo scopo principale di tutte le politiche, un messaggio che viene ribadito nei dibattiti politici, nelle sale di consiglio delle banche centrali e nei titoli di prima pagina dei quotidiani. Ma ha effettivamente senso continuare a considerare la crescita come il principale obiettivo sociale, proprio come presuppongono implicitamente i manuali di economia?

Diverse critiche nei confronti delle statistiche economiche standard sostengono l'importanza di considerare misure di welfare più allargate a livello nazionale, tra cui l'aspettativa di vita, l'alfabetizzazione etc. Queste valutazioni sono state espresse anche dall'United Nations Human Development Report e, più recentemente, dalla Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress sponsorizzata dai francesi e presieduta dagli economisti Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi.

La cura greca della troika crea recessione e gonfia il debito


Per il vecchio continente è di nuovo recessione, che potrebbe sfociare in grave depressione. In queste condizioni, intestardirsi in politiche deflattive è suicida. La "riforma" europea carica tutto il peso dell'aggiustamento sui Paesi in deficit e non impone nulla a quelli in surplus. In più, le risorse messe in campo nulla possono contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati.

Un sondaggio del quotidiano greco Katimerini attribuisce al partito Nuova democrazia il 31% dei voti alle elezioni di marzo prossimo e al Pasok di Papandreu l'8%. In mezzo, con più del 30%, alcuni partiti di sinistra contrari alla soluzione per il rifinanziamento del debito greco votata ieri dal governo e che oggi si dice anche il Parlamento approverà. Così il partito che, guidato da Karamanlis, ha portato la Grecia al disastro economico, ha mentito per anni sulla entità del deficit pubblico, dichiarandolo al 6% e portandolo invece al 15%, ha gestito in maniera irresponsabile le spese per le Olimpiadi, è ancora di gran lunga preferito a tutti gli altri dal popolo greco.

Atene brucia dopo la condanna a morte


Mentre Atene brucia nel fuoco della protesta popolare, un parlamento incartapecorito, capeggiato da un banchiere di scuola statunitense approva il nuovo pacchetto lacrime e sangue imposto da Bruxelles e di fatto condanna la Grecia ad un futuro di miseria progressiva, che andrà ad innescarsi in senso peggiorativo sulla già drammatica situazione attuale.
Con 199 voti a favore e 79 contrari il parlamento greco, prono al diktat della mafia finanziaria europea, ha dispensato ai cittadini una bastonata senza pari che fra le altre cose comporterà una diminuzione del 20% del salario minimo garantito, una raffica di nuovi licenziamenti (che si sommeranno ai precedenti) un taglio delle pensioni, un ulteriore ridimensionamento del servizio sanitario e degli ospedali, oltre alla dismissione di sempre ulteriori quote del patrimonio statale….

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