sabato 4 febbraio 2012

Un cartello sui tassi d'interesse tra dodici colossi bancari


L'antitrust elvetico sta cercando di far luce sui presunti accordi tra alcuni dei maggiori istituti di credito mondiali per prestarsi denaro a vicenda a interessi inferiori a quelli di mercato. "Un'intesa su larga scala, che presuppone responsabilità ai massimi livelli".


LUGANO - Per quattro anni, tra il 2006 ed il 2010, un cartello di 12 banche avrebbe influenzato, traendone profitti illeciti, i tassi Libor e Tibor, quelli in base ai quali gli istituti di credito si prestano, reciprocamente, denaro, sui mercati di Londra e Tokyo. Lo ha scoperto, aprendo un'inchiesta in Svizzera, la Comco, la Commissione della Concorrenza, ovvero l'antitrust elvetico. Un'inchiesta che riguarda anche operazioni sul mercato dei derivati in quanto le banche, finite nel mirino della Comco, si sarebbero pure messe d'accordo sul prezzo d'acquisto e di vendita di questi prodotti, a condizioni vantaggiose per loro ma non per la clientela.

Questa nuova tegola sulla credibilità del sistema finanziario internazionale coinvolge, in modo trasversale, banche europee, statunitensi ed asiatiche. Alcune delle quali, tra l'altro, già pesantemente implicate nella vicenda dei subprime e, in taluni casi, salvate dal fallimento grazie a forti iniezioni di soldi pubblici. Parliamo di Ubs, Credit Suisse, Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank, Hsbc, Rabobank,  Société Générale, Citigroup, JP Morgan, Sumitomo Mitsui Banking Corporation,  Bank of Tokyo-Mitsubishi  e Mizuho Financial.

Egitto strategicamente in tensione


Far credere che la follìa ultras sia svincolata da qualsivoglia logica nella Premier League d’ogni latitudine è un boomerang che già sta colpendo chi l’ha orchestrato. Appare chiaro come la strage di Port Said (74 morti sugli spalti più 3 fuori nella coda di scontri di ieri) che ha visto supporter del team di casa Al-Masry scagliarsi con attrezzi e coltelli contro quelli del pur odiato Al-Ahly cairota sia innescata da una regìa esterna alle curve. Così la pensano anche taluni osservatori della violenza negli stadi. Nel parapiglia, che come in un remake dell’Heysel ha visto fra l’altro morire soffocate e schiacciate decine di persone, ci saranno pure stati ragazzotti della tifoseria locale infoiati da uno scontro fisico aiutato dalla passività delle Forze dell’Ordine ma difficilmente ci si accanisce a morte sul nemico di classifica in un momento di schiacciante vittoria. Tre a uno a proprio favore era il risultato finale della partita. E per quello che l’Egitto sta vivendo ormai da tredici mesi, la strage dello stadio si ricollega a precedenti episodi di violenza gratuita e pilotata contro inermi cittadini.

Recessione europea


La crisi dell’Eurozona si aggrava ancora. Dopo la Grecia anche il Belgio, il Portogallo e la Spagna sono entrati in recessione e rischiano di indebitarsi ancora con i grandi organismi dell’usura internazionale. Il Belgio è infatti il terzo Stato della zona euro a entrare in recessione dopo aver subito un leggero calo della produzione negli ultimi tre mesi del 2011 e una caduta del Prodotto interno lordo, con una contrazione dello 0,2 per cento del Pil e dello 0,1 per cento solo nel terzo trimestre dello scorso anno. Contrazioni avvenute durante un tumultuoso periodo che ha visto la nascita di un nuovo governo, dopo 18 mesi di paralisi politica, la nazionalizzazione di Dexia Banque Belgique e il declassamento da parte di Standard & Poor’s. 

Dal canto loro gli economisti ritengono che la causa dei dati poco brillanti sia riconducibile ad una recrudescenza della crisi del debito della zona euro e ad un rallentamento economico globale. Altrettanto grave è la situazione della Spagna. Ieri il ministero del Lavoro iberico ha diffuso un altro record negativo dei senza lavoro. Il numero dei disoccupati in Spagna ha raggiunto infatti a fine gennaio la cifra di 4.599.829 unità. Un rallentamento nella zona euro della quarta economia europea rende quasi certo che Madrid non sarà in grado di raggiungere l’obiettivo di portare il deficit sotto la soglia decisa dall’Unione europea del 3 per cento del Pil entro il 2013.

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori