venerdì 3 febbraio 2012

Contro chi effettivamente è rivolto il cosiddetto “embargo petrolifero contro l’Iran”?


Si tratta di una importante questione geo-strategica. 

Oltre a respingere le nuove misure dell’Unione Europea (UE) contro l’Iran come controproducenti, Teheran ha messo in guardia gli Stati membri dell’Unione Europea che l’embargo petrolifero dell’UE contro l’Iran farà molto più male a loro e alle loro economie che all’Iran. 
Teheran ha così avvertito i leader dei paesi UE che le nuove sanzioni sono stolte e vanno contro i loro interessi nazionali e di blocco. 
Ma tutto ciò è corretto? Alla fin fine, chi beneficerà della catena di eventi che stanno per essere messi in moto?

Capitalismo di stato



A giudizio dell’Economist, portavoce del neoliberismo globale, (vedi Bajo la Lupa, 25 gennaio 2012) il "capitalismo di Stato" prospetta "un tema con variazioni idiosincratiche".
Adrian Wooldridge ritiene che “la cosa più sorprendente delle imprese statali è il loro pieno potere collettivo nel mondo emergente", che le ha rese “più ricche” nel decennio scorso: le 121 principali imprese statali della Cina hanno aumentato gli attivi totali da 360 miliardi di dollari nel 2002 a quasi 3 trilioni di dollari nel 2010.
Un anno dopo la crisi del 2008, l’85 per cento di 1,4 trilioni di dollari di prestiti bancari sono stati destinate alle imprese statali. Non è un caso, ma si tratta della mia ipotesi sul successo poco riportato della Cina e del Brasile che hanno conservato la propria banca statale (a differenza della mediocrità del "Messico neoliberista").

In primavera le prime bombe israeliane sull'Iran


WASHINGTON (USA) - Gli Usa temono che Israele possa attaccare i siti nucleari iraniani in «aprile, maggio o giugno», prima che i mullah trasferiscano il materiale sensibile in bunker più protetti e fuori della portata delle bombe speciali israeliane. La previsione è del segretario alla Difesa americano Leon Panetta ed è stata raccolta da David Ignatius, famoso giornalista del «Washington Post», che era in viaggio con il rappresentante Usa.
L'ATTACCO - L’aviazione di Gerusalemme pensa di poter colpire i bersagli con operazioni «limitate» a 4 o 5 giorni che possono creare danni sufficienti per ritardare il programma atomico. O almeno è ciò che sperano. Poi è prevedibile un intervento dell’Onu che impone un cessate il fuoco. Ignatius aggiunge che l’annullamento delle manovre congiunte Israele/Usa previste per la primavera è da imputare ad una richiesta di Gerusalemme che avrebbe comunicato problemi nel mettere a disposizione le proprie forze. E i «problemi» altro non sarebbero che un possibile impegno militare in Iran. Tanto a Washington che nello stato ebraico i generali hanno esaminato le possibili ritorsioni da parte dell’Iran in caso di un attacco.

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