domenica 29 gennaio 2012

Mark Maybury, lo scienziato della Air Force degli Stati Uniti scrutatore dell’animo delle persone


Gli importanti scienziati della Air Force degli Stati Uniti di solito spendono il loro tempo cercando di capire come costruire satelliti migliori o produrre jet che possano volare ad una velocità folle. Questo rende il dr. Mark Maybury, attualmente direttore delle ricerche, un caso un po' isolato. Costui vorrebbe costruire un apparato di sensori per scrutare attentamente all’interno dell’animo delle persone - e prevedere i conflitti prima che si scatenino.

Maybury ha battezzato questo suo allucinante progetto “Social Radar”. E il confronto con i sensori tradizionali non è casuale, egli rivela a “Danger Room”.
Maybury, che funge da capo consulente scientifico dei vertici dell’Air Force, afferma:
“L’Air Force e la Marina degli Stati Uniti, in questo e in altri paesi, hanno una storia di sviluppo di sonar per vedere attraverso l’acqua, radar per vedere attraverso l’aria, e IR [raggi infrarossi] per vedere nel buio della notte. Bene, ora vogliamo anche vedere all’interno dei cuori e delle menti delle persone. Ma il “Radar Sociale” non sarà l’unico sistema sensorio a scoprire le ansie segrete. Saranno più sensori virtuali, combinando una vasta gamma di tecnologie e discipline, che verranno impiegati per misurare il polso di una società e valutare la sua salute futura.
Questo fa parte di un più ampio sforzo da parte del Pentagono per dominare gli elementi sociali e culturali dei conflitti - uno sforzo che perfino molti al ministero della Difesa credono sia profondamente incrinato.
Primo passo: il mio Twitter fornisce già indicazioni su emozioni e turbamenti.”

Si scrive Libia, si legge Siria (e Iran)



Gli scontri di questi giorni spingono a ripensare alla campagna di Libia. Damasco e Teheran non vogliono ripetere gli errori del Colonnello. Ironia del destino, l'afflato democratico occidentale sta favorendo la dittatura cinese.

Tre mesi dopo la morte di Gheddafi, in Libia si continua a sparare: sostenitori del defunto raìs avrebbero ripreso il controllo della città di Bani Walid, mentre altrove le diverse bande di ribelli che hanno sconfitto il Colonnello con il decisivo aiuto della Nato si contendono pezzi di potere. Il Consiglio nazionale transitorio rimane precario. Nel paese, attualmente privo di un Esercito nazionale, ci sarebbero circa 150 mila uomini armati e 300 milizie che si occupano anche di gestire le carceri dove sono rinchiusi circa 8500 libici, sottoposti alle torture raccontate in questi giorni dai media. Comprensibilmente, Bernard-Henri Levy preferisce occuparsi di Kafka; nel resto del mondo invece si guarda con interesse ai fatti libici, non tanto per empatia col futuro di Tripoli, quanto per trarne insegnamenti utili su altri due fronti, che pure hanno caratteristiche e importanza strategica molto diversi: Siria e Iran.

Siria, verità imperialista


Dopo essersi di nuovo convocata per decidere il destino della Siria, la Lega Araba ha deciso di prorogare la sua "missione di monitoraggio" in Siria [*]. Comunque, alcune nazioni della Lega Araba sotto il controllo diplomatico degli Stati Uniti stanno chiedendo a grande voce il sangue. Questi paesi – veri burattini della politica estera statunitense – vogliono dichiarare la supervisione della Lega stessa "un fallimento", così che un intervento militare - nella forma di una zona con divieto di volo – possa essere usato per il cambio di regime. 

Gli Stati Uniti sembrano usare una strategia in Siria che si è perfezionata nel corso degli anni, dopo con il recente successo in Libia: piccoli gruppi paramilitari leali agli interessi degli USA che pretendono di parlare per la popolazione natìa; questi militanti attaccano poi il governo che gli Stati Uniti vorrebbero veder rovesciato, - bombardamenti dei terroristi inclusi - e quando il governo attaccato si difende, gli Stati Uniti lamenteranno un "genocidio" o gli "assassinii di massa", auspicando l’intervento militare straniero.

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