giovedì 26 gennaio 2012

L’economia dell’America Latina e la crisi


Sia il Fondo monetario internazionale (Fmi) sia la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) fanno capo all’Onu, ma hanno approcci differenti, non solo perchè uno è un organismo globale e l’altro regionale. In particolare, mentre il Fondo è stato spesso accusato di voler imporre quelle ricette rigoriste sbrigativamente designate come “neo-liberali”, dall’altra parte col termine “cepalismo” è stato spesso indicato un atteggiamento di incoraggiamento al keynesianesimo selvaggio intellettualmente opposto, ma altrettanto unilaterale e potenzialmente deleterio.

(Carta di Laura Canali tratta da Limes Qs 1/2007 "Brasile la stella del Sud")
Qui però non parleremo di Fmi e Cepal come dispensatori di ricette, ma come erogatori di dati. Quelli del Fondo per il 2012 prevedono un rallentamento mondiale, che in Europa diventerà vera e propria recessione. A livello planetario si parla di un +3,3% di crescita del pil quest’anno e di un +4% nel 2013, contro il +4% e +4,5% delle stime precedenti. Per la zona euro si prospetta invece una contrazione dello 0,5% nel 2012, destinata a convertirsi in uno striminzito +0,6% nel 2013. Per l’Italia, addirittura un -2,2% quest’anno e un -0,6% il prossimo. Per la Germania i dati saranno invece del +0,3% e del +1,5%; per la Francia del +0,2% e del +1%; per la Spagna del -1,7% e del -0,3%. Mosci anche gli Stati Uniti: +1,8% nel 2012, + 2,2% nel 2013.

Insomma, aria di Quaresima. I dati della Cepal, invece, sono di festa. Il +3,7%, pur inferiore al +4,3% del 2011 e al +5,9% del 2010, conferma infatti per la regione una media superiore a quella mondiale. In realtà il Sudamerica sarebbe al +4,6%; il livello medio è abbassato dal +4,1% della meno brillante America centrale e dal +0,7% della stagnante area caraibica; vi sono singoli paesi la cui crescita oltrepassa ormai le medie asiatiche.

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