domenica 8 gennaio 2012

Un blocco sociale contro il regime dei banchieri




La crisi odierna è inequivocabilmente dovuta a fenomeni di sovrapproduzione e sottoconsumo, in sostanza deriva da una restrizione dei mercati che è un effetto della variazione della morfologia sociale. L’enorme rigonfiamento della massa proletarizzata, con la riduzione di gran parte dei ceti medi alla condizione salariata, significa che non ci sono abbastanza compratori per le merci: il proletariato non può ricomprare tutte le merci che esso stesso ha prodotto. Ma ciò rappresenta un’antinomia del capitalismo, dato che non può esistere una società composta esclusivamente da borghesi e proletari.

L’Economist e l’umore dei boss dell’economia globale


La lettura dell’Economist è un salutare esercizio intellettuale che consente di sondare l’umore dei boss dell’economia globale – umore che, a scorrere gli articoli dell’ultimo numero, sembra volgere al nero. 

A preoccupare lorsignori, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, è, più che il pessimo andamento dei mercati, la rabbia che monta ovunque contro le loro ruberie. La furia del 99% – per usare lo slogan di Occupy Wall Street – somiglia troppo a un salutare ritorno dell’odio di classe per non turbare i sonni dell’1%. I quali hanno quindi commissionato al loro più prestigioso organo mondiale il lancio di una vigorosa campagna di “controinformazione”.

Una fabbrica di esplosivo in Ungheria


Il 2 gennaio 2012 circa 100 mila ungheresi sono scesi in piazza per protestare contro la nuova Costituzione che è entrata in vigore proprio quel giorno.
Come i "Ragazzi della Via Paal" si sono avviati a una battaglia già perduta, e i cui effetti si faranno sentire, drammaticamente, nei mesi a venire.
È uno degli avamposti sperimentali dove la crisi europea sta arroventandosi e nei quali non è al momento possibile immaginare esiti e sviluppi.

Un parlamento nelle mani del Premier Viktor Orbán, e del suo partito personale, ha modificato radicalmente, avvalendosi di una schiacciante maggioranza, la legge fondamentale dello Stato ungherese. La nuova Costituzione aumenta il controllo del governo sulla Corte Costituzionale, rea di avere contestato il quasi completo controllo sui mass media da parte del governo. Ma è solo uno dei passaggi più inquietanti della svolta impressa da Orbán. L'altro consiste nell'introduzione di Dio nell'ordinamento giuridico ungherese, le cui leggi, in qualche modo, avranno dunque carattere divino per decisione parlamentare.

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