domenica 6 maggio 2012

Chi insegna da tre anni non deve fare l'esame di ammissione per il tirocinio dei professori


ROMA - «Saranno ammessi in aula», a fine anno, al primo corso di tirocinio per conseguire l'abilitazione, i docenti con almeno tre anni di servizio, come previsto anche da una direttiva europea. Lo dice al Corriere della Sera il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. «Non dovranno sostenere alcuna prova preselettiva, non ci saranno selezioni di ingresso per loro, perché sono persone che nella realtà il tirocinio l'hanno già fatto. Finito il corso, come tutti gli altri tirocinanti, dovranno superare la prova finale. E con questo sistemiamo una delicata questione che si è creata dopo la chiusura delle vecchie scuole di specializzazione».

Così Profumo risponde a migliaia di giovani professori in ansia e spiega come vuole risolvere la faccenda del «buco» che si è creato da quattro anni a questa parte, cioè da quando le scuole di specializzazione sono state chiuse in attesa di un qualcosa che fino ad oggi non era mai arrivato e che adesso c'è: il tirocinio formativo attivo.

Lo scorso 23 aprile è stato pubblicato il decreto: a luglio partono le prove preselettive nazionali, mentre i corsi veri e propri cominciano a fine anno. Saranno tenuti dalle facoltà universitarie e, vera novità, una grossa parte (475 ore), si svolgerà in classe e in laboratorio «perché essere preparatissimi nella propria disciplina - continua Profumo - non significa essere bravi insegnanti, abbiamo bisogno di docenti moderni, capaci di stimolare i ragazzi, di gestire le loro aspettative, anche attraverso modalità nuove, la tecnologia per esempio».

Ma il tirocinio, che sarà la strada dei giovani per ottenere la sospirata abilitazione, è solo un pezzo del puzzle scuola che il ministro vuole risolvere. Vuole farlo «con regole certe - dice ancora -, perché sono le regole ciò che le persone ci chiedono, per superare lo stop and go di questi anni che ha prodotto fasce di precariato».

E allora eccolo il progetto complessivo, il quadro d'insieme al quale da mesi il ministro e i suoi collaboratori stanno lavorando e che Profumo anticipa. «Il punto di partenza - dice - è che l'ultimo concorso per l'immissione in ruolo è stato fatto nel 1999, e per alcune classi di concorso addirittura nel '90. Noi abbiamo quindi lavorato ad un progetto per far ripartire il sistema. Il tirocinio, innanzitutto, ma poi, subito dopo, i concorsi per le cattedre. Entro l'anno bandiremo un primo concorso, abbiamo già fatto richiesta di autorizzazione per il numero di posti». Potrebbero essere dai cinquemila agli ottomila ma non è ancora possibile dare una cifra precisa. A questo concorso potranno accedere i docenti già abilitati, e i vincitori entreranno in servizio nel 2013-2014.

«Già nella prossima primavera - riprende il ministro -, faremo un altro bando, al quale potranno accedere anche i nuovi abilitati, i vincitori entreranno in servizio nel 2015-2016. La mia idea, dopo, è quella di dare una cadenza biennale ai concorsi, per regolarizzare tutto il sistema. I due momenti più importanti saranno l'abilitazione e il concorso. Due momenti certi, con cadenza regolare e sicura, che dovrebbero finalmente far cessare la confusione in cui da anni si trovano gli insegnanti precari e i giovani laureati che vorrebbero dedicarsi all'insegnamento». «L'aggiornamento del sistema porterà allo svuotamento delle graduatorie» sottolinea il ministro, con un ottimismo che i sindacati, in particolar modo la Cgil, gli contestano. Mimmo Pantaleo (Cgil scuola), pur plaudendo alla nascita dei tirocini, dice che «il punto vero è che i posti non ci sono, nè per quelli che si abilitano, nè per quelli che stanno in graduatoria da anni e neppure per i docenti precari non abilitati». Ma Profumo vede il futuro più roseo: «È vero che con il nuovo sistema pensionistico il turn over si è un po' attenuato ma non così tanto, e per i prossimi anni si creeranno nuovi posti di lavoro nella scuola».

I docenti precari potranno far affidamento, continua, anche sul «lavoro di revisione delle classi di concorsoche abbiamo fatto al ministero e che è finito. Le attuali classi di concorso, troppe, saranno ridotte a 50-60. Andremo anche a controllare le graduatorie ad esaurimento dove ci sono persone iscritte da moltissimi anni». L'aspirazione del ministro è quella di creare un modello più moderno, prima ancora che di scuola, di concorso per l'accesso alla scuola. In futuro, conclude, «bisognerà avere grande attenzione al docente, a come sta in aula, alla sua attitudine all'insegnamento, gli studenti hanno bisogno di questo. La lezione come si faceva una volta non è più sufficiente».

di Mariolina IossaFonte: corriere.it

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