lunedì 12 marzo 2012

Per gli Usa, il Vaticano è un paese “vulnerabile al riciclaggio di denaro”


Come la Romania e il Vietnam. Per gli Usa, il Vaticano è un paese “vulnerabile al riciclaggio di denaro”. Una decisione storica, quella presa dal Dipartimento di Stato americano, e che sicuramente farà discutere parecchio. In sostanza, nel rapporto annuale sulla strategia per il controllo del narcotraffico (l’International narcotics control strategy), la Santa Sede risulta essere nella categoria dei paesi con ‘giurisdizioni preoccupanti’. In questa poco nobile lista, oltre al Vaticano, compaiono anche Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen. Certo, non è ancora lista nera, quella bollata come ‘estremo allarme’ (Afghanistan, Australia, Brasile, Isole Cayman, Cina, Giappone, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Uruguay e Zimbawe), ma poco ci manca.

La vicenda riporta alla memoria casi di cronaca che fecero scalpore, come quello del ‘banchiere di Dio’, Roberto Calvi, oltre alle riprovate commistioni tra le cupole mafiose e il cupolone di San Pietro: la corte di Assise di Roma, il 7 maggio 2010, assolvendo gli imputati per l’omicidio Calvi, scrisse, comunque, che “Cosa Nostra impiegava il Banco Ambrosiano e lo Ior come tramite per massicce operazioni di riciclaggio”. A nulla sono servite le varie rogatorie e le richieste di visionare atti e documenti riservati da parte degli investigatori italiane. Oltretevere le bocche sono tutte cucite e di soldi, almeno in pubblico, proprio non si parla mai. Il mondo politico, dal canto suo, non ha mai forzato la mano: la paura di creare un caso diplomatico con la Santa Sede è sempre fortissima, meglio evitare le rogne e far finta di niente. Ma non è tutto, dopo che Benedetto XVI dettò nuove norme contro il riciclaggio di denaro in Vaticano, in vigore dall’aprile scorso, gli ambienti intorno allo Ior hanno cominciato a tremare, in un fitto sottobosco di trame tutto interno alla curia romana, senza che nessuno dall’esterno possa andare a ficcarci il naso.
“Il Vaticano – spiega un funzionario del Dipartimento di Stato – ha varato nel 2011, per la prima volta, un programma anti-riciclaggio, ma occorrerà un anno per capire quanto sia efficace”. Resta ancora da capire come uno Stato la cui popolazione non arriva ai mille abitanti possa essere diventato una ‘lavatrice’ di soldi sporchi, e, soprattutto, dov’è e dove va a finire tutto questo denaro che,  a quanto sostengono gli Usa, circola in misura preoccupante.

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