sabato 4 febbraio 2012

Recessione europea


La crisi dell’Eurozona si aggrava ancora. Dopo la Grecia anche il Belgio, il Portogallo e la Spagna sono entrati in recessione e rischiano di indebitarsi ancora con i grandi organismi dell’usura internazionale. Il Belgio è infatti il terzo Stato della zona euro a entrare in recessione dopo aver subito un leggero calo della produzione negli ultimi tre mesi del 2011 e una caduta del Prodotto interno lordo, con una contrazione dello 0,2 per cento del Pil e dello 0,1 per cento solo nel terzo trimestre dello scorso anno. Contrazioni avvenute durante un tumultuoso periodo che ha visto la nascita di un nuovo governo, dopo 18 mesi di paralisi politica, la nazionalizzazione di Dexia Banque Belgique e il declassamento da parte di Standard & Poor’s. 

Dal canto loro gli economisti ritengono che la causa dei dati poco brillanti sia riconducibile ad una recrudescenza della crisi del debito della zona euro e ad un rallentamento economico globale. Altrettanto grave è la situazione della Spagna. Ieri il ministero del Lavoro iberico ha diffuso un altro record negativo dei senza lavoro. Il numero dei disoccupati in Spagna ha raggiunto infatti a fine gennaio la cifra di 4.599.829 unità. Un rallentamento nella zona euro della quarta economia europea rende quasi certo che Madrid non sarà in grado di raggiungere l’obiettivo di portare il deficit sotto la soglia decisa dall’Unione europea del 3 per cento del Pil entro il 2013.


Piuttosto gli imprenditori spagnoli ritengono che raggiungere nel 2012 l’obiettivo di disavanzo del 4,4 per cento del Pil è quasi impossibile e rischia di minare definitivamente un’economia già in crisi. La loro preoccupazioni sono corroborate dall’annuncio fatto dal premier iberico Mariano Rajoy che il deficit dello scorso anno potrebbe raggiungere l’8,4 per cento del Pil, ben al di sopra del 6% concordato dal precedente governo socialista e dall’Ue, con il rischio di avere un deficit di 40 miliardi di euro da colmare quest’anno se l’economia rimarrà ferma.
Secondo le previsioni degli economisti infatti non vi sarà una crescita del 2,3% previsto per quest’anno, ma il Pil si ridurrà molto probabilmente dell’1,5 per cento. Il governo Rajoy spera di non dover confermare il suo impegno per l’obiettivo di disavanzo del 4,4 per cento del Pil – anche se ha confermato le manovre draconiane in generale – e si augura che la Commissione Ue e il cancelliere tedesco Angela Merkel siano disposti ad accettare misure meno dure sul piano economico-finanziario.

Se ciò avvenisse infatti la situazione potrebbe aggravarsi – a detta degli economisti – indebolendo ancora un’economia già in recessione e alle prese con una disoccupazione a due cifre. Ma se Atene piange Sparta non ride. Infatti, anche l’economia del Portogallo subirà una contrazione di almeno il 3 per cento del Prodotto interno lordo per l’anno in corso. Il governo lusitano da parte sua ritiene che per rafforzare l’economia e dare slancio sia necessaria una nuova ondata di privatizzazioni dall’energia, ai servizi postali fino all’industria delle ferrovie. A cui si aggiunge una riforma del mercato del lavoro in corso e il prolungamento dell’anno lavorativo deciso con l’eliminazione di alcune festività pubbliche.

Una serie di iniziative che serviranno ad impoverire ulteriormente il popolo lusitano, come altri popoli europei alle prese con la crisi, mettendo sul lastrico milioni di famiglie, e provocando solo fame e disoccupazione.


di Andrea Perrone
Fonte: Rinascita
Comparso su Voci Dalla Strada

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