giovedì 23 febbraio 2012

Il nucleare iraniano dall'angolo visuale del Cremlino


A meno che non venga data un’ultima possibilità alla diplomazia, le due cose che preoccupano maggiormente i leader russi (una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, e un Iran in possesso di armi nucleari) potrebbero divenire realtà molto presto.

Quando i russi guardano all’Iran, vedono un paese che è stato loro vicino e rivale da sempre. All’epoca dell’avanzata dell’impero russo, esso lottò per il Caucaso settentrionale e meridionale contro lo Scià. Pietro il Grande si annetté, per un breve periodo, tutta la costa iraniana del Mar Caspio e stanziò le sue forze poco a nord di Teheran.

Nel XX secolo, la Russia e la Gran Bretagna divisero l’Iran in zone di influenza. I russi ottennero il nord e procedettero ad occupare l’Iran per due volte, durante ciascuna delle guerre mondiali. Quando Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill si incontrarono con Josef Stalin a Teheran nel 1943, furono protetti dall’Armata Rossa.
Non è mai corso buon sangue tra i due paesi. Per gli iraniani, la Russia era troppo potente e minacciosa. I russi, dal canto loro, ricordano anch’essi un trauma legato alla propria ambasciata a causa degli iraniani nel 1829. Ogni scolaro russo conosce il destino di Alexandr Griboedov, ambasciatore dello zar in Persia, che fu assassinato con l’intero staff della sua ambasciata da una folla inferocita a Teheran. Griboedov fu un grande autore russo, e i bambini russi – e gli adulti – conoscono a memoria molti dei suoi versi.
Questa breve introduzione è fondamentale per capire il retroterra dei russi nel momento in cui affrontano la questione del programma nucleare iraniano, e perché essi hanno adottato un approccio di “stop and go” nel sostenere gli sforzi internazionali volti a contenerlo. Sebbene la Russia abbia appoggiato sanzioni limitate alle Nazioni Unite, si è scontrata con gli Stati Uniti e l’Europa relativamente alle sanzioni molto più severe che ora Washington e Bruxelles stanno imponendo unilateralmente. Mosca si oppone fermamente a qualsiasi uso della forza militare.
Ciro e Serse
I russi vedono il loro vicino come un impero storico – risalente ai tempi di Ciro e Serse – che ora cerca di riaffermarsi come potenza regionale nel Grande Medio Oriente. Essi vedono tutt’a un tratto una popolazione giovane e in aumento, già pari alla metà della popolazione russa, una nazione orgogliosa determinata a realizzare il suo pieno potenziale, e abili opportunisti sempre alla ricerca di un affare. Vedono anche fanatici implacabili guidati da qualche strana interpretazione della loro religione – e tremano ricordando Griboedov.
Se un paese del genere – riflettono molti russi – vuole acquisire armi nucleari, probabilmente lo farà. Bombardare gli impianti conosciuti frenerebbe il programma nucleare, ma assicurerebbe anche che l’Iran alla fine entri in possesso della bomba, per impedire eventuali attacchi analoghi in futuro. L’unico modo per impedire all’Iran di avere armi nucleari – ritengono i russi – è che la comunità internazionale metta a punto un accordo in base al quale l’Iran accetterebbe di limitarsi ad ottenere la sola capacità teorica di costruire armi nucleari, mentre le potenze mondiali accetterebbero di reintegrare l’Iran nella comunità internazionale facendo cadere le sanzioni, sbloccando i beni congelati e ammettendo l’Iran nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
I russi non sono rassegnati alla prospettiva che l’Iran entri in possesso di armi nucleari e perfezioni i suoi missili per farle giungere a destinazione. L’Iran, dopotutto, è un paese vicino, il che significa che anche i suoi sistemi missilistici a medio raggio potrebbero colpire la Russia in profondità. I diplomatici di Mosca hanno lavorato duramente, negli ultimi dieci anni, per spingere gli iraniani verso una sorta di compromesso con le potenze mondiali, e hanno sperato di ottenere benefici speciali in cambio del ruolo russo di mediatore nel processo. Finora il tentativo è fallito, ma la Russia non ha rinunciato del tutto.
Mosca, di conseguenza, viene spesso raffigurata come un alleato dell’Iran. Eppure il concetto suona strano alla maggior parte russi, e probabilmente anche alla maggior parte degli iraniani. È vero, la Russia ha venduto armi al regime di Teheran, ma i commercianti di armi russi hanno imparato a guardare al loro lavoro come all’attività a scopo di lucro per eccellenza. L’Iran, dal canto suo, potrebbe preferire altri partner per incrementare la propria forza militare, ma non ha molta scelta. Un paio d’anni fa, la Russia cancellò la consegna di un sistema di difesa aerea nel tentativo di pressare l’Iran. Gli iraniani non presero la cosa con divertimento.
Il reattore di Bushehr
La Russia sta anche proseguendo la sua cooperazione energetica nucleare con l’Iran. Il reattore di Bushehr, il primo in Iran, è stato finalmente completato. I russi considerano l’energia nucleare come uno dei pochi campi in cui sono competitivi a livello mondiale. Essi guardano all’Iran come a un mercato promettente che sarebbero restii a cedere ai propri rivali. I funzionari russi, però, hanno imposto una condizione: l’Iran avrebbe dovuto restituire tutto il combustibile esausto alla Russia per il riprocessamento, prevenendo così il suo possibile utilizzo in un programma di armi nucleari.
Il punto in cui le valutazioni di Mosca differiscono da quelle di Washington riguarda l’entità della minaccia iraniana, sia in termini di capacità che  di intenzioni. I russi tendono ad essere più cauti nella loro valutazione dei progressi iraniani nello sviluppo del loro programma nucleare e di quello missilistico, spesso sottolineando gli esagerati allarmi americani in passato. I frequenti riferimenti russi alla “mancanza di prove concrete” riguardo alla natura militare del programma nucleare iraniano hanno probabilmente lo scopo di tenere aperta la porta al dialogo.
Riguardo alle intenzioni della leadership di Teheran, i russi sono ambivalenti. Per un certo numero di anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’Iran si è rivelato un partner molto utile per la Russia, in particolare astenendosi dall’espandere la sua rivoluzione verso i nuovi Stati musulmani dell’ex Unione Sovietica e rifiutandosi di condannare la guerra russa in Cecenia. L’Iran ha anche aiutato la Russia ad aderire all’Organizzazione della Conferenza Islamica in qualità di osservatore, e negli anni ’90 ha contribuito a porre fine alla guerra civile in Tagikistan , dove si parla una variante del persiano.
Questo aspetto pragmatico della politica iraniana, associato in passato a figure del calibro degli ex presidenti Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e Mohammed Khatami, è stato offuscato più di recente dalla molto meno confortante miscela di oscuri avvertimenti e retorica messianica dell’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad . Né il primo ministro russo Vladimir Putin né il presidente Dmitri Medvedev sono riusciti a ottenere molto da lui.
Nel frattempo, la Guida suprema dell’Iran, l’inaccessibile Ayatollah Ali Khamenei, e il sempre più potente Corpo della Guardia Rivoluzionaria, rimangono totalmente fuori dalla portata dei funzionari di Mosca. Gli osservatori russi dell’Iran che analizzano l’evoluzione del regime politico di Teheran si aspettano che tale regime cambierà in modo piuttosto marcato nel prossimo futuro, ma non hanno alcun indizio riguardo al periodo di tempo necessario o alla direzione del cambiamento.
I russi stanno a guardare con cautela, mentre la tensione attorno all’Iran continua a crescere. Essi ritengono che le sanzioni al di là di quelle già autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU indeboliranno i pragmatici a Teheran e rafforzeranno gli ideologi. La Russia ritiene che le sanzioni ancora più rigide imposte dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei non solo non otterranno quello che l’Occidente vuole – fermare il programma nucleare iraniano, o far rivoltare il popolo iraniano contro il proprio governo – ma non riusciranno neanche a scongiurare un attacco aereo israeliano. Un attacco del genere inevitabilmente trascinerebbe gli Stati Uniti nella mischia. Ciò vuol dire che, a meno che non venga data un’ultima possibilità alla diplomazia, le due cose che preoccupano maggiormente i leader russi – una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, e un Iran in possesso di armi nucleari – potrebbero divenire realtà molto presto.

di Dmitri Trenin
Dmitri Trenin è direttore del Carnegie Moscow Center; ha prestato servizio nell’esercito russo fino al 1993; dal 1993 al 1997 è stato senior research fellow presso l’Institute of Europe di Mosca.
Traduzione di Roberto Iannuzzi

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