venerdì 6 gennaio 2012

Siria destabilizzata dall'esterno?


Sorprendente l'articolo intitolato "Il rais siriano teme solo gli squadristi sunniti (nati in Iraq)" e pubblicato dal quotidiano "Il Foglio" il 27 dicembre. Sorprendente per svariati motivi. Prima di tutto per l'articolista, Pio Pompa, ex alto dirigente del Sismi (i vecchi servizi segreti militari) e assurto al disonore delle cronache qualche anno fa per l'oscura vicenda degli archivi segreti di Via Nazionale. Pompa, finito indagato con accuse pesanti, si è trasformato in analista di intelligence per il giornale diretto da Giuliano Ferrara, con ottimi risultati. I suoi articoli forniscono spesso spunti molto interessanti, altrove introvabili, soprattutto perché Pompa utilizza fonti dei servizi segreti che egli conosce, evidentemente, per motivi professionali della sua trascorsa carriera spionistica.
E così, per l'articolo sopra citato, Pompa fa riferimento ad un suo anonimo confidente dei servizi segreti libanesi che gli consente di scoperchiare alcuni notevoli retroscena circa gli attentati kamikaze di Damasco dello scorso 23 dicembre, che hanno causato decine di morti e centinaia di feriti, e sulla cui interpretazione si sono scontrate molteplici ipotesi.
Pompa rivela almeno tre elementi di straordinario interesse.
Il primo. L'attentato si può iscrivere in una logica di strategia della tensione. L'attacco, infatti, sarebbe stato effettivamente opera di gruppi radicali sunniti ma il regime ne era a conoscenza in anticipo e non avrebbe fatto nulla per evitarlo. Avvertito dai servizi iraniani, il presidente Bashar Assad avrebbe deciso, in accordo coi suoi più stretti collaboratori, con le autorità iraniane e con Hezbollah, di lasciare compiere l'attentato premurandosi solo di far sgombrare le strutture sotto attacco in modo che non risultassero vittime tra i membri dei servizi di sicurezza e dell'intelligence militare.
Il secondo. Assad teme un colpo di stato militare e gli attentati sarebbero tornati utili per un duplice scopo: avvalorare la tesi, presso le opinioni pubbliche mondiali e soprattutto presso gli inviati della Lega araba che giungevano a Damasco proprio in quei giorni, che la Siria si trova sotto attacco del terrorismo; ammonire certi ambienti militari propensi ad ipotesi golpiste dimostrando che l'establishment attualmente al potere è ancora ben saldo e pronto a tutto.
Il terzo. I "Consigli del risveglio" iracheni sarebbero gli autori dell'attentato di Damasco. Questi gruppi sunniti vennero creati, addestrati, armati dalle truppe di occupazione americane sotto la direzione del generale David Petraeus nell'ambito della strategia anti-insurrezionale che prevedeva di cooptare i sunniti per indirizzarli contro le infiltrazioni di Al Qaeda in Iraq. Sciolti i "Consigli" dal primo ministro (sciita) Nouri Al Maliki, sarebbero subentrati come sponsor di tali gruppi armati alcuni paesi arabi come Arabia Saudita, Qatar, Giordania, che li starebbero infiltrando massicciamente in Siria e Libano in vista di un possibile scontro su scala regionale tra sciiti e sunniti (in Siria per destabilizzare il regime egemonizzato dagli alauiti - una setta sciita - e in Libano contro Hezbollah; in entrambi i casi per contrastare gli alleati dell'Iran nell'area).
Oggettivamente molto arduo risulta capire quanto siano vere le rivelazioni della fonte libanese di Pio Pompa, se magari lo siano solo in parte e in quale parte. Alcune incongruenze sembrano palesi. Non corrisponde a verità, ad esempio, che negli attentati non siano morti uomini degli apparati di sicurezza. Una quindicina di loro compare tra le vittime, tra cui un colonnello. Abbastanza contraddittoria pare anche la ricostruzione secondo cui Assad avrebbe voluto ammonire certi settori militari sfruttando l'attentato ma al contempo preservando gli uomini che dovevano essere colpiti.
Impossibile stabilire, inoltre, se i responsabili degli attacchi siano individuabili nei gruppi paramilitari sunniti iracheni (l'uso delle autobombe e le metodologie operative farebbero effettivamente pensare a tecniche drammaticamente ultra sperimentate in Iraq durante questi anni). Quel che appare certo, più di tutto, è che ormai innumerevoli fonti, le più disparate, indicano come in Siria siano presenti (e in realtà dai primi momenti della rivolta) gruppi armati infiltrati dall'esterno con il chiaro intento di destabilizzare il paese e gettarlo nel caos fino a provocare una guerra civile. Ciò non esclude, ovviamente, che siano presenti anche legittime istanze della popolazione civile, almeno in alcune componenti, tese ad ottenere una maggiore democratizzazione della vita civile e sociale. Ma che, data la situazione sul terreno, rischiano di finire pesantemente strumentalizzate.

di Simone Santini

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