domenica 22 gennaio 2012

La lezione della General Motors


La General Motors è tornata a riconquistare il primato mondiale nella produzione di auto. Ha tolto alla Toyota uno scettro che i giapponesi le avevano sottratto nel 2008 e avevano mantenuto per tre anni consecutivi. Gm si è ripresa il primato con una vendita complessiva di 9.025.942 vetture nel 2011, in aumento del 7,6% sul 2010. Grazie al brillante risultato della Volkswagen (+14% di vendita a quota 8,156 milioni) sono i tedeschi a piazzarsi secondi mentre la Toyota è scivolata in terza posizione. La riscossa della Gm è importante per diverse ragioni. Anzitutto ricordiamoci con quale enfasi era stato commentato nel mondo intero lo storico sorpasso di Toyota su Gm quattro anni fa: era stato considerato come la fine di un’èra, la sanzione di un declino irreversibile non soltanto per una singola azienda ma per l’intero capitalismo americano. Un tornante, una svolta, un episodio-chiave per illustrare la fine di un’egemonia, l’inizio di un “secolo asiatico”. Inoltre la caduta della Gm era stata contrassegnata dal Chapter 11, cioè la procedura di bancarotta, l’inizio di un’amministrazione controllata da parte del liquidatore.
Ora il ritorno di Gm in testa al plotone delle grandi case mondiali è ricco di insegnamenti. Il primo è che nell’economia di mercato ci sono raramente dei verdetti definitivi. Non dico che sia vero il detto evangelico “i primi saranno ultimi”, però abbondano le storie di resurrezioni, o al contrario di ex-star cadute nella polvere. Alcuni settori industriali, l’auto fra questi, sono così ciclici che l’alternarsi di successi e disatri è quasi inevitabile. La lezione successiva è una conseguenza: evitiamo il culto della personalità. Da Lee Iacocca (Chrysler anni 80) a Sergio Marchionne, è lungo l’elenco dei manager considerati dei “guru”, dei supermen invincibili: fino a quando le loro fortune si sono capovolte. Una terza lezione riguarda la politica industriale. Obama fu criticato ferocemente per aver fatto dell’assistenzialismo quando intervenne nel corso della procedura Chapter 11, per rifinanziare la Gm con robuste iniezioni di capitali pubblici. La riscossa di Gm è la conseguenza di un intervento di politica industriale riuscito. Forse per questo oggi il sorpasso a rovescia sulla Toyota non è celebrato negli Stati Uniti: in piena campagna elettorale, con una destra scatenata nel denunciare i disastri del “socialismo” di Obama, è imbarazzante dover analizzare un caso di statalismo che ha funzionato.



di Federico Rampini

1 commento:

  1. Bisogna tenere conto dell'effetto tsunami sulle perdite della Toyota

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