martedì 31 gennaio 2012

LA GUERRA LIBICA E LA DESTABILIZZAZIONE DELL’AFRICA SUB SAHARIANA


Mentre la Libia vive una fragile situazione postbellica, caratterizzata dal predominio delle milizie e dall’incapacità del Consiglio Nazionale Transitorio di imporre la propria autorità sulle diverse regioni del paese, le ripercussioni del conflitto conclusosi con l’uccisione di Gheddafi circa tre mesi fa si stanno avvertendo da tempo nell’Africa sub-sahariana.
La Libia postbellica trabocca di armi, e ciò sta favorendo un traffico che potrebbe interessare l’intera regione. Nel frattempo, molti miliziani e mercenari africani che avevano combattuto al soldo del colonnello libico hanno abbandonato la Libia, molto spesso facendo ritorno nei loro paesi d’origine con il rischio di destabilizzarne la già precaria situazione di sicurezza.
In particolare, centinaia di miliziani tuareg che avevano combattuto al fianco delle truppe leali a Gheddafi hanno fatto ritorno in Mali, cominciando ad alimentare una ribellione che ha interessato dapprima le città del nord, ed ora si sta espandendo verso sud.
I Tuareg sono una comunità nomade di circa un milione e mezzo di persone, sparpagliata fra Algeria, Libia, Burkina Faso, Mali e Niger. Questi ultimi due paesi conobbero già in passato rivolte tuareg. Negli anni ’60 e ’90 del secolo scorso, ed a più riprese nel primo decennio del nuovo secolo, i Tuareg hanno combattuto per il riconoscimento della propria indipendenza e della propria identità. Gheddafi li sostenne, e se ne guadagnò le simpatie.

A partire dagli anni ’70, decine di migliaia di Tuareg si stanziarono nel sud della Libia, e furono in parte integrati nelle forze di sicurezza dell’ex leader libico.
Il ritorno in Mali di questi miliziani pesantemente armati sta trasformando drammaticamente in realtà uno scenario che diversi analisti avevano paventato durante il conflitto libico.
I ribelli, che si sono dati il nome di Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA), hanno iniziato le ostilità il 16 gennaio scorso, interrompendo una fragile tregua che durava dal 2009. L’Azawad, considerata la culla dei Tuareg, si estende dal confine occidentale a quello settentrionale del Mali.
L’ampiamente prevista ribellione tuareg non rappresenta però l’unica minaccia alla fragile stabilità dei poverissimi paesi del Sahara e del Sahel, già duramente provati dal consistente afflusso di profughi provenienti dalla Libia.
Nella regione è infatti da tempo attiva l’organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e si teme che il traffico di armi provenienti dalla Libia possa contribuire a dotare i suoi membri di armi sofisticate.
Un rapporto dell’ONU pubblicato giovedì scorso conferma che, non solo al-Qaeda, ma anche Boko Haram – il gruppo islamico che ha già ucciso oltre 750 persone fra il 2011 e l’inizio di quest’anno in Nigeria – potrebbero essere entrati in possesso di grandi quantitativi di armi libiche.
Boko Haram, del resto, non interessa solo la Nigeria, ma preoccupa anche paesi come il Niger. Secondo alcuni, il gruppo avrebbe crescenti legami con AQIM.
L’afflusso di armi, profughi e miliziani rischia di rappresentare un mix esplosivo per i paesi del Sahara e del Sahel: la povertà, la disponibilità di materiale bellico e la porosità dei confini, difficilmente sorvegliabili a causa della vastità di questa regione desertica, rendono tale regione di fatto incontrollabile.
La composizione etnica ed i legami tribali assumono un’importanza spesso superiore al controllo che può essere esercitato da governi fragili, corrotti e con pochi mezzi. I Tuareg, ad esempio, hanno una grande influenza in tutta l’area, la quale per le ragioni appena citate è spesso infestata da milizie e trafficanti di droga.
L’enorme povertà e la scarsa disponibilità di mezzi da parte dei governi facilita infatti l’infiltrazione di bande criminali, che contribuiscono a indebolire le traballanti istituzioni ufficiali. Il traffico di droga, in gran parte proveniente dal Sudamerica, è aumentato drammaticamente nell’Africa occidentale. A ciò si aggiunge il rischio concreto che si creino legami fra bande criminali, trafficanti di droga e di armi, e gruppi terroristici.
Molti osservatori, in Nord Africa e nel continente africano in generale, temono che le ripercussioni che la guerra libica sta avendo nella regione del Sahara e del Sahel, e l’ulteriore deterioramento delle sue già precarie condizioni di sicurezza, possano di conseguenza rafforzare la penetrazione militare americana ed occidentale, grazie ad accordi con i governi locali, ed eventualmente provocare nuovi conflitti e nuovi interventi stranieri nel continente, già teatro di una crescente competizione internazionale per lo sfruttamento delle sue enormi risorse naturali.

di Redazione - medarabnews
Fonte: medarabnews

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