martedì 3 gennaio 2012

La battaglia di Natuzzi contro il "meid in Itali" e a favore del "made in Italy" autentico


Non perdetevi il video di Youtube sotto allegato: contienel'estratto di una recente puntata di Report conl'intervista-denuncia di Pasquale Natuzzi, fondatore delGruppo Natuzzi, azienda quotata alla borsa di New York e leader nel settore del mobile imbottito.

La denuncia di Natuzzi si sposa perfettamente con le battaglie dei nostri amici di Impresecheresistono, che da lungo tempo trovano sostegno nei nostri Blog: per le nostre imprese nazionali che devono rispettare tutte una serie precisa (ed onerosa...) di regole, d'imposizioni fiscali e di standard lavorativi è impossibile competere con le imprese "emergenti" che utilizzano molto spesso metodi lavorativi disumani e schiavistici, che godono della più totale deregulation e che spesso lavorano in nero o quasi.


Il lato oscuro della Globalizzazione ci porta spesso a mettere sotto ai riflettori casi "lontani"...
Vi ricordate la storia della Foxconn ovvero della fabbrica cinese dei suicidi? (che produceva componenti per Apple, Nokia, Dell, Intel, HP, Sony etc etc)
Le condizioni di lavoro erano talmente "amene" che gli operai cinesi preferivano buttarsi dalla finestra (ufficialmente hanno "spiccato il volo" in 13).
Ebbene: Scandalo! Riflettori puntati, media occidentali che si stracciano le vesti ed urlano vergogna!
Dunque, per "compensare" i suicidi alla Foxconn, hanno pensato bene di aumentare gli stipendi del 20-30% e di raddoppiare il salario minimo.
Ma, non appena i riflettori si sono spenti, poco alla volta sono stati "delocalizzati" tutti gli operai in altre fabbriche remote&lontane, in un esemplare caso di de-localizzazione selvaggia tutta interna al "Continente Cina".

La denuncia di Pasquale Natuzzi mette in luce un caso di "Globalizzazione" (se così possiamo chiamarla) e di concorrezza sleale in un contesto molto più vicino a noi: la Provincia di Forlì, proprio a due passi dalla sede di svolgimento del recenteBlogeconomy Day 2 ovvero l'evento che riunisce i principali Blogger economici italiani.

Sito RAI Report da cui è possibile scaricare il PDF dell'intervista: "Una poltrona per due"

La concorrenza sleale nel settore del mobile imbottito inizia a Forlì a partire dal 2007, quando sul territorio emerge il fenomeno dei lavoratori irregolari cinesi che producono ingenti quantità di divani e poltrone a prezzi fuori mercato in capannoni fatiscenti. 
Le aziende artigiane locali non riescono più a competere con questa nuova concorrenza sleale perdendo le commesse con clienti della grande distribuzione italiani ed esteri. 
Dai rari controlli delle forze dell'ordine viene dimostrato che i cinesi riescono fornire prodotti a prezzi dimezzati perché sfruttano i propri connazionali, talvolta clandestini, costringendoli a lavorare in nero e a cottimo e segregandoli nei dormitori attigui ai capannoni. Il sistema va a vantaggio di molte grandi marche che aumentano così i margini, penalizzando sia gli artigiani che non scendono a compromessi sia i consumatori che acquistano un prodotto con etichetta made-in-italy senza ricevere alcuna garanzia di qualità e rispetto dell’etica.
Natuzzi affronta la crisi di mercato sottolineando l’importanza del rispetto delle regole e denunciando la concorrenza sleale....
....
La battaglia di Natuzzi contro il "meid in Itali" e a favore del "made in Italy" autentico, contro la finta pelle impropriamente definita “ecopelle”, i terzisti oscuri e a favore degli italiani che rispettano il lavoro le leggi e le persone, è volta a sottolineare e risolvere un problema che impatta negativamente sia sulla società che sull'economia del nostro paese.....

Quando parliamo di Globalizzazione e di Delocalizzazione "selvaggia", dobbiamo tenere conto anche di queste realtà che si sviluppano proprio sotto al nostro naso.

1 commento:

  1. Il sigor Natuzzi ha pienamente ragione, ma non dovrebbe essere da solo a fare questa battaglia. Le istituzioni sono sorde e cieche e sicuramente non faranno nulla a tal proposito. Noi invece qualcosa possiamo farla, come? Boicottando quelle grandi marche iperpubblicizzate in Tv. Non fatevi comprare da slogan accattivanti e prezzi bassissimi. Avete provato mai ad analizzare il prezzo di un qualsias...i prodotto in vendita? Io si, ho preso un divano pubblicizzato nelle settimane scorse in vendita a € 299,00. Cominciamo subito con il togliergli l'iva, rimangono € 247,11, poi va tolto circa il 40% ri ricarica che serve per mantenere i costi generali di un'azienda, si arriva a € 148,00.
    In un divano occorrono dai 7 ai 13 mt. di tessuto a seconda del modello, mettiamo che su questo occorrano solo 7 mt., un tessuto di qualità medio-bassa ( non eccezionale ) si può acquistare in grosse quantità a c.a € 4,00 al mt. e si arriva a 120 euro, gli altri materiali: legno e gomma di bassa qualità possono incidere x c.a 80/90€. Rimangono, a voler esagerare, € 40,00. Volendo essere precisi vanno considerati anche i costi di imballo e trasporto, ma lasciamo tutte le 40 euro per pagarci il costo della manodopera. Secondo voi quanto tempo ci vuole per: sezionare il legno, tagliare la gomma e incollarla alla struttura, assemblare il tutto, tagliare il tessuto e cucire le fodere, rivestire, imballare e caricare sul camion? Se ci rimangono 40 euro ed un'ora di manodopera costa, all'azienda quando il dipendente è regolare, circa € 15,00, questi superoperai devono sfornare un divano finito in meno di 3 ore totali. Questo è assolutamente IMPOSSIBILE!!!! Quindi c'è qualcosa che non torna. C'è un'altra considerazione da fare, se la grande marca, come sappiamo non produce ma acquista dai terzisti, paga questo divano € 148,00 + iva al suo fornitore e a quest'ultimo gli costa esattamente quanto lo rivende, dove è il suo guadagno? Ci sono teorie interessanti, quella che mi colpisce di più è quella sull'Iva. Pare che questi laboratori gestiti dagli occhi a mandorla non versino regolarmente l'iva allo stato e la trattengono fino a quando l'agenzia delle entrate ne esige il pagamento, a questo punto l'azienda chiude e riapre con una nuova ragione sociale e partita iva. Con questo giochino, che sicuramente hanno imparato dai nostri cari connazionali Italiani, si tengono in tasca il 20% pulito. Pio la guardia di finanza fa i bliz a Cortina! Giusto, ma vada prima da questi signori.

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