venerdì 13 gennaio 2012

Contro l’Iran, il Mossad ha rafforzato le infiltrazioni attraverso i curdi iracheni


Una guerra nell'ombra. Anticipando il ritiro militare americano dall'Iraq, il Mossad israeliano ha rafforzato la sua presenza, negli ultimi mesi, nelle province curde limitrofe all'Iran, nel nord del paese, secondo quanto ci ha riferito una fonte francese ben informata sul Medio Oriente.
In Iraq i servizi di informazione francesi sono stati messi al corrente di questo rafforzamento della presenza di agenti israeliani nel Kurdistan.
Difficile dire se Mustafà Ahmadi Roshan, ingegnere nucleare iraniano, sia stato ucciso dall'esplosione di una bomba, lo scorso mercoledì mattina [11 gennaio 2012, n.d.r.] nei pressi dell'Università a Teheran est, proprio grazie alle informazioni fornite da questi agenti curdi pro-israeliani infiltrati in Iran.
Tuttavia il modus operandi dell'attentato ne ricorda altri, ovviamente mai rivendicati da Israele, ma che secondo gli specialisti recherebbero il marchio del Mossad. In questo modo lo Stato ebraico reste fedele alla sua tradizione che consiste nell'eliminare i suoi nemici prima che possano minacciare la sua sicurezza.


Le autorità iraniane non hanno del resto tardato ad indicare Israele. Lo Stato ebraico è «responsabile di questo attentato, la metodologia ricorda quella utilizzata negli altri attentati contro gli scienziati iraniani» ha dichiarato un alto funzionario di Teheran. Ahmadi Roshan è stato ucciso dall'esplosione di una bomba magnetica posta sotto un'auto a bordo della quale si trovava in compagnia di altri due passeggeri mentre il veicolo si dirigeva verso l'università Allameh Tabatabai. Un motociclista avrebbe incollato l'ordigno esplosivo alla Peugeot 405 di Roshan. L'uomo lavorava presso il sito nucleare di Natanz, nello specifico a un progetto di membrane polimeriche utilizzate per la separazione del gas. Natanz è il principale sito di arricchimento dell'uranio in Iran.
La collaborazione tra il Mossad e i servizi segreti curdi iracheni non è una novità. Era molto forte già sotto lo Shah, prima di conoscere un rallentamento con l'avvento della Repubblica islamica d'Iran nel 1979. Ma approfittando dell'invasione americana dell'Iraq nel 2003, le spie israeliane hanno di nuovo infiltrato le regioni curde del nord dell'Iraq con l'avallo delle autorità locali, in particolare di Massud Barzani, il capo della regione curda autonoma.
Sul posto gli agenti del Mossad e militari israeliani a riposo addestrano, con discrezione, le forze di sicurezza curde. Ma negli ultimi anni, con la minaccia nucleare iraniana sempre più pressante, lo Stato ebraico si è soprattutto servito del Kurdistan come base per il reclutamento di oppositori curdi iraniani che vi si erano rifugiati per poi inviarli in missione in Iran, dall'altra parte della frontiera.
L'attentato di Teheran giunge in un momento di forte tensione tra Iran e Occidente. L'Unione europea si appresta a sanzionare il petrolio iraniano con l'appoggio degli Stati Uniti che, a loro volta, hanno deciso di inasprire le misure contro Teheran. La Repubblica islamica ha risposto minacciando la chiusura dello strategico stretto di Hormuz, attraverso cui transita un terzo del petrolio mondiale.

di Georges Malbrunot
Traduzione a cura di Simone Santini

Fonte: L'Orient indiscret, Georges Malbrunot, Figaro Blog
Comparso su Clarissa.it

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