martedì 31 gennaio 2012

L'identikit del Presidente russo


Il presidente della Federazione Russa è il capo dello Stato e la più alta carica del governo. Dalla riforma attuata da Medvedev nel 2008, è eletto ogni sei anni a suffragio universale diretto. Il potere esecutivo è diviso tra presidente e primo ministro (che è il capo del governo).

La carica è stata istituita nel 1991, in seguito al risultato del referendum del 17 marzo di quell'anno. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, solo tre persone sono state elette presidente: Boris Eltsin, eletto nel 1991 e nel 1996; Vladimir Putin, eletto nel 2000 e nel 2004; Dmitrij Medvedev, eletto nel 2008.

I requisiti dei candidati sono elencati nella Costituzione: possesso della cittadinanza russa, età minima di 35 anni, residenza in Russia da almeno dieci anni alla data delle elezioni. Attualmente il presidente è rieleggibile consecutivamente per un massimo di due mandati.

LA GUERRA LIBICA E LA DESTABILIZZAZIONE DELL’AFRICA SUB SAHARIANA


Mentre la Libia vive una fragile situazione postbellica, caratterizzata dal predominio delle milizie e dall’incapacità del Consiglio Nazionale Transitorio di imporre la propria autorità sulle diverse regioni del paese, le ripercussioni del conflitto conclusosi con l’uccisione di Gheddafi circa tre mesi fa si stanno avvertendo da tempo nell’Africa sub-sahariana.
La Libia postbellica trabocca di armi, e ciò sta favorendo un traffico che potrebbe interessare l’intera regione. Nel frattempo, molti miliziani e mercenari africani che avevano combattuto al soldo del colonnello libico hanno abbandonato la Libia, molto spesso facendo ritorno nei loro paesi d’origine con il rischio di destabilizzarne la già precaria situazione di sicurezza.
In particolare, centinaia di miliziani tuareg che avevano combattuto al fianco delle truppe leali a Gheddafi hanno fatto ritorno in Mali, cominciando ad alimentare una ribellione che ha interessato dapprima le città del nord, ed ora si sta espandendo verso sud.
I Tuareg sono una comunità nomade di circa un milione e mezzo di persone, sparpagliata fra Algeria, Libia, Burkina Faso, Mali e Niger. Questi ultimi due paesi conobbero già in passato rivolte tuareg. Negli anni ’60 e ’90 del secolo scorso, ed a più riprese nel primo decennio del nuovo secolo, i Tuareg hanno combattuto per il riconoscimento della propria indipendenza e della propria identità. Gheddafi li sostenne, e se ne guadagnò le simpatie.

domenica 29 gennaio 2012

Mark Maybury, lo scienziato della Air Force degli Stati Uniti scrutatore dell’animo delle persone


Gli importanti scienziati della Air Force degli Stati Uniti di solito spendono il loro tempo cercando di capire come costruire satelliti migliori o produrre jet che possano volare ad una velocità folle. Questo rende il dr. Mark Maybury, attualmente direttore delle ricerche, un caso un po' isolato. Costui vorrebbe costruire un apparato di sensori per scrutare attentamente all’interno dell’animo delle persone - e prevedere i conflitti prima che si scatenino.

Maybury ha battezzato questo suo allucinante progetto “Social Radar”. E il confronto con i sensori tradizionali non è casuale, egli rivela a “Danger Room”.
Maybury, che funge da capo consulente scientifico dei vertici dell’Air Force, afferma:
“L’Air Force e la Marina degli Stati Uniti, in questo e in altri paesi, hanno una storia di sviluppo di sonar per vedere attraverso l’acqua, radar per vedere attraverso l’aria, e IR [raggi infrarossi] per vedere nel buio della notte. Bene, ora vogliamo anche vedere all’interno dei cuori e delle menti delle persone. Ma il “Radar Sociale” non sarà l’unico sistema sensorio a scoprire le ansie segrete. Saranno più sensori virtuali, combinando una vasta gamma di tecnologie e discipline, che verranno impiegati per misurare il polso di una società e valutare la sua salute futura.
Questo fa parte di un più ampio sforzo da parte del Pentagono per dominare gli elementi sociali e culturali dei conflitti - uno sforzo che perfino molti al ministero della Difesa credono sia profondamente incrinato.
Primo passo: il mio Twitter fornisce già indicazioni su emozioni e turbamenti.”

Si scrive Libia, si legge Siria (e Iran)



Gli scontri di questi giorni spingono a ripensare alla campagna di Libia. Damasco e Teheran non vogliono ripetere gli errori del Colonnello. Ironia del destino, l'afflato democratico occidentale sta favorendo la dittatura cinese.

Tre mesi dopo la morte di Gheddafi, in Libia si continua a sparare: sostenitori del defunto raìs avrebbero ripreso il controllo della città di Bani Walid, mentre altrove le diverse bande di ribelli che hanno sconfitto il Colonnello con il decisivo aiuto della Nato si contendono pezzi di potere. Il Consiglio nazionale transitorio rimane precario. Nel paese, attualmente privo di un Esercito nazionale, ci sarebbero circa 150 mila uomini armati e 300 milizie che si occupano anche di gestire le carceri dove sono rinchiusi circa 8500 libici, sottoposti alle torture raccontate in questi giorni dai media. Comprensibilmente, Bernard-Henri Levy preferisce occuparsi di Kafka; nel resto del mondo invece si guarda con interesse ai fatti libici, non tanto per empatia col futuro di Tripoli, quanto per trarne insegnamenti utili su altri due fronti, che pure hanno caratteristiche e importanza strategica molto diversi: Siria e Iran.

Siria, verità imperialista


Dopo essersi di nuovo convocata per decidere il destino della Siria, la Lega Araba ha deciso di prorogare la sua "missione di monitoraggio" in Siria [*]. Comunque, alcune nazioni della Lega Araba sotto il controllo diplomatico degli Stati Uniti stanno chiedendo a grande voce il sangue. Questi paesi – veri burattini della politica estera statunitense – vogliono dichiarare la supervisione della Lega stessa "un fallimento", così che un intervento militare - nella forma di una zona con divieto di volo – possa essere usato per il cambio di regime. 

Gli Stati Uniti sembrano usare una strategia in Siria che si è perfezionata nel corso degli anni, dopo con il recente successo in Libia: piccoli gruppi paramilitari leali agli interessi degli USA che pretendono di parlare per la popolazione natìa; questi militanti attaccano poi il governo che gli Stati Uniti vorrebbero veder rovesciato, - bombardamenti dei terroristi inclusi - e quando il governo attaccato si difende, gli Stati Uniti lamenteranno un "genocidio" o gli "assassinii di massa", auspicando l’intervento militare straniero.

sabato 28 gennaio 2012

Intanto la Chiesa indaga sulla Madonna di Medjugorje


Vorrei tranquillizzare tutti coloro che credono alle apparizioni della Madonna di Medjugorje, e sono preoccupati per la valutazione che darà in merito la commissione d'indagine presieduta dal cardinale Ruini, e istituita da Benedetto XVI. State tranquilli.  Ci vuole tempo, molto tempo, lasciate che gli esaminatori studino, analizzino, indaghino,  interroghino. La Chiesa è cauta, prudentissima in queste cose. Il fatto è, però, che quando arriva il momento di pronunciarsi, è troppo tardi, e poiché non può deludere milioni di fedeli, che del resto continuerebbero imperterriti a venerare la loro Madonna, è costretta a dichiarare che il miracolo è veramente avvenuto.  Potrebbe fare altrimenti? Eppure, senza bisogno di aspettare, studiare indagare analizzare, sarebbe bastato riflettere, una trentina d'anni fa, su qualche pensiero profondo della nostra cara Madonna di Medjugorje, per capire che le apparizioni erano solo il frutto della fantasia di sei adolescenti.

venerdì 27 gennaio 2012

Michel Martone insegna come laurearsi prima dei ventotto anni


Quel raccomandato del viceministro del Lavoro avrebbe potuto guardare la trave del suo percorso professionale prima di aprire bocca e dire che chi si laurea a 28 anni è uno sfigato 1. Michel Martone, 38 anni, è un tipico prodotto dell'accademia familistica italiana. Intanto il babbo, che di recente, recuperato tempo libero grazie al pensionamento forzato da parte del Csm, ha aperto un blog 2 per difendersi dalle accuse che gli sono grandinate. Ecco, papà è Antonio Martone, giudice di peso a cui a fine carriera è stato negato il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Cassazione (gli spettava per anzianità). Già membro della Fondazione Craxi, è stato presidente dell'Authority scioperi e della Commissione anti-fannulloni per volontà di Renato Brunetta, è stato un assiduo dello studio legale Previti e partecipò alla cena a casa Verdini il 23 settembre 2009  -  in uno straordinario palazzo d'arte ai piedi del Campidoglio romano  -  dove la P3 (lui non fu mai accusato di farne parte, fu però sentito dal sostituto procuratore Capaldo sul tema) cercò di acchittare il Lodo Mondadori favorevolmente a Silvio Berlusconi.

La Cina nell'anno del Dragone


L’economia cinese sembra subire una brusca battuta d’arresto. Ma è davvero così? Per capirlo dobbiamo sforzarci di ragionare “alla maniera asiatica”: ci affacceremo ad un mondo nuovo da cui, se saremo capaci, potremo trarne vantaggi enormi. L’anno del drago è un banco di prova anche per noi.
1. Coinvolge milioni di persone la festività più importante di tutto l’estremo oriente: è il capodanno cinese, che quest’anno prende il via il 23 gennaio e, per 15 giorni, vedrà il susseguirsi di festeggiamenti fino al giorno della festa delle lanterne. È tradizione in questo periodo spostarsi per raggiungere i propri villaggi d’origine ed i familiari. Il “protagonista” delle feste del 2012 sarà il drago, simbolo per eccellenza della cultura cinese e segno zodiacale a cui è associato il nuovo anno, coincidenza questa che aumenterà notevolmente gli spostamenti (e le nascite). Un calcolo per difetto, già parla di 3 miliardi di viaggi in programma in questi giorni.

giovedì 26 gennaio 2012

L’economia dell’America Latina e la crisi


Sia il Fondo monetario internazionale (Fmi) sia la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) fanno capo all’Onu, ma hanno approcci differenti, non solo perchè uno è un organismo globale e l’altro regionale. In particolare, mentre il Fondo è stato spesso accusato di voler imporre quelle ricette rigoriste sbrigativamente designate come “neo-liberali”, dall’altra parte col termine “cepalismo” è stato spesso indicato un atteggiamento di incoraggiamento al keynesianesimo selvaggio intellettualmente opposto, ma altrettanto unilaterale e potenzialmente deleterio.

(Carta di Laura Canali tratta da Limes Qs 1/2007 "Brasile la stella del Sud")
Qui però non parleremo di Fmi e Cepal come dispensatori di ricette, ma come erogatori di dati. Quelli del Fondo per il 2012 prevedono un rallentamento mondiale, che in Europa diventerà vera e propria recessione. A livello planetario si parla di un +3,3% di crescita del pil quest’anno e di un +4% nel 2013, contro il +4% e +4,5% delle stime precedenti. Per la zona euro si prospetta invece una contrazione dello 0,5% nel 2012, destinata a convertirsi in uno striminzito +0,6% nel 2013. Per l’Italia, addirittura un -2,2% quest’anno e un -0,6% il prossimo. Per la Germania i dati saranno invece del +0,3% e del +1,5%; per la Francia del +0,2% e del +1%; per la Spagna del -1,7% e del -0,3%. Mosci anche gli Stati Uniti: +1,8% nel 2012, + 2,2% nel 2013.

Insomma, aria di Quaresima. I dati della Cepal, invece, sono di festa. Il +3,7%, pur inferiore al +4,3% del 2011 e al +5,9% del 2010, conferma infatti per la regione una media superiore a quella mondiale. In realtà il Sudamerica sarebbe al +4,6%; il livello medio è abbassato dal +4,1% della meno brillante America centrale e dal +0,7% della stagnante area caraibica; vi sono singoli paesi la cui crescita oltrepassa ormai le medie asiatiche.

mercoledì 25 gennaio 2012

Londra e Parigi decidono che sarà Roma a pagare l'embargo al petrolio iraniano


Londra e Parigi decidono, Roma paga. È successo con la Libia, succede di nuovo con l'Iran. Il via libera alle nuove sanzioni europee contro la Repubblica islamica, deciso ieri a Bruxelles dai ministri degli Esteri dei 27 è una vera e propria mazzata per l'Italia che rischia di veder schizzare alle stelle il costo dell'energia e fare i conti con una benzina da due euro al litro.
La sfida all'Iran è scattata simbolicamente domenica con il passaggio nello stretto di Hormuz della porterei americana Abraham Lincoln seguita da una flotta comprendente la fregata inglese Argyll e una nave da guerra francese. Poche ore dopo Bruxelles ha approvato l'embargo totale sul greggio iraniano e le durissime limitazioni alle attività della banca centrale di Teheran. Il nostro ministro Giulio Terzi rassicura tutti negando «un impatto importante sull'economia globale e sulle forniture», ma i conti sono presto fatti. «Le 10mila tonnellate di petrolio iraniano che arrivano ogni anno in Italia rappresentano - spiega a Il Giornale Pietro De Simone, direttore dell'Unione petrolifera italiana - il 13 per cento delle nostre importazioni». Con una quota così rilevante, la quarta a livello mondiale dopo Cina India e Giappone, uscirne indenni è quasi impossibile. Soprattutto dopo le non indifferenti rinunce imposteci dalla crisi libica e da quella siriana. Anche la gradualità nell'entrata in vigore delle sanzioni, effettive solo dopo il 30 giugno per i contratti esistenti, è un modesto palliativo. «Quello iraniano è un greggio pesante adatto alla produzione di bitumi, la Ies di Mantova, l'Api, la Erg e la Saras e gli altri nostri maggiori importatori - spiega ancora De Simone - faranno molta difficoltà ad acquistarlo altrove».

L'esercitazione congiunta USA-ISRAELE Austere Challenge 2012


I rapporti militari fra Usa e Israele sono al centro dei più recenti incontri di alti esponenti delle forze armate Usa con i loro interlocutori militari in Israele: incontri che fanno seguito alle numerose prese di posizione, anche ufficiali, di autorevoli membri dell'amministrazione Obama nel corso del mese di dicembre, relative alla possibilità di un attacco contro l'Iran.
Una questione che, senza particolare attenzione da parte della stampa occidentale, ha tenuto impegnati militari israeliani e statunitensi, è l'esercitazione congiunta Austere Challenge 2012, inizialmente programmata per il prossimo mese di aprile: una esercitazione senza precedenti per dimensioni e per tipo di tecnologie militari che dovrebbero essere testate.

Il rischio di un conflitto armato tra una coalizione a guida Stati Uniti - Israele e l’Iran


Gli alleati europei farebbero bene a ricordarle che la libertà non si esporta sulle punte delle baionette, perché purtroppo pare che l’America se lo sia dimenticato fin da tempi di George W. Bush. Infatti, il rischio di un conflitto armato tra una coalizione a guida Stati Uniti - Israele e l’Iran è - da due mesi a questa parte - per gli analisti militari israeliani, «pericolosamente vicino». L’anno nuovo si è inaugurato con un massiccio dispiegamento di truppe in Medio Oriente. Novemila soldati statunitensi hanno raggiunto Israele per partecipare a quella che viene raccontata come la più grande esercitazione bellica congiunta di difesa aerea della storia israeliana.
Le manovre, indicate con “Austere Challenge 12”, sono previste entro le prossime settimane. Il loro scopo, come informa Michael Chussudovsky, economista e analista di spicco di “Global Research”, «è quello di testare i molteplici sistemi di difesa aerea israeliani e statunitensi, in particolare il sistema Arrow (concepito per intercettare missili balistici a corto e breve raggio), che Israele nello specifico ha sviluppato con il concorso degli Stati Uniti per intercettare i missili iraniani».

Verso la Bancarotta. Per colpa di chi?



Ecco la tabella con le ultime proiezioni (ottimistiche credetemi) del Fondo Monetario Internazionale sulla (de)crescita del PIL mondiale e paese per paese. Indovinate chi farà più schifo di tutti? Indovinate perchè? (no, non è esattamente colpa degli sporchi evasori fiscali, nooo neppure degli speKulatori. nooooo neanche dei camionisti).

lunedì 23 gennaio 2012

Dalla Transnistria una sorpresa per il Cremlino


Yevgeny Shevchuk è il nuovo leader della Transnistria. A presentarsi alle urne in questo territorio la cui indipendenza non è riconosciuta internazionalmente sono stati oltre 200.000 cittadini, che dopo vent'anni di autoritarismo hanno bocciato Igor Smirnov, scaricato dalla Russia a causa di brogli finanziari.

Dalle urne della Transnistria è arrivata una sorpresa per il Cremlino. Nel ballottaggio del 25 dicembre 2011, la Russia ha continuato a sostenere Anatolij Kaminski, che ha però ottenuto solo il 19,7% dei voti. Ha prevalso invece Evgenij Shevchuk, ex presidente del parlamento della Transnistria, visto da molti come il rappresentante di una nuova generazione che vuole meno corruzione e maggiore stabilità economica, apertura e libertà. In ogni caso, almeno formalmente, Mosca ha accolto con favore il cambio alla presidenza. Negli ultimi tempi Smirnov, arrivato terzo al primo turno di votazioni , era sempre di più percepito come un ostacolo alla risoluzione del conflitto.

domenica 22 gennaio 2012

Nelle banche offshore l'elite globale nasconde 18.000 miliardi di dollari


Nei giorni scorsi, il fatto che Mitt Romney ha milioni di dollari parcheggiati nelle Isole Cayman, ha fatto notizia in tutto il mondo. Ma quando si tratta di banche off-shore, quello che Mitt Romney sta facendo è insignificante. La verità è che l'elite globale nasconte una quantità quasi incredibile di denaro nelle banche offshore. Secondo una scioccante ricerca fatta dal Fondo monetario internazionale, l'elite globale possiede un totale di 18.000 miliardi di dollari nelle banche offshore. E questa cifra non tiene conto neppure dei soldi che hanno in Svizzera.

Questa è una quantità impressionante di denaro. Tenete presente che il PIL degli Stati Uniti nel 2010 era solo di 14.580 miliardi di dollari. Allora perché l'elite mondiale si da tanto da fare a nascondere i soldi nelle banche offshore? Beh, ci sono due ragioni principali. Una è la privacy e l'altra è la bassa imposizione fiscale. La privacy è un grosso problema per quelli che sono coinvolti in imprese illegali come il traffico di droga, ma il  motivo principale per cui le persone spostano i soldi nelle banche offshore è per evitare le tasse.

Stati Uniti, nel deserto del Nevada impianti di celle solari abbinati con impianti per immagazzinare l’energia prodotta


Negli Stati Uniti si stanno diffondendo grandi impianti di celle solari abbinati con impianti per immagazzinare l’energia prodotta. SolarReserve sta costruendo una centrale nel deserto del Nevada e BrightSource ne sta progettando tre dello stesso tipo in California.

La lezione della General Motors


La General Motors è tornata a riconquistare il primato mondiale nella produzione di auto. Ha tolto alla Toyota uno scettro che i giapponesi le avevano sottratto nel 2008 e avevano mantenuto per tre anni consecutivi. Gm si è ripresa il primato con una vendita complessiva di 9.025.942 vetture nel 2011, in aumento del 7,6% sul 2010. Grazie al brillante risultato della Volkswagen (+14% di vendita a quota 8,156 milioni) sono i tedeschi a piazzarsi secondi mentre la Toyota è scivolata in terza posizione. La riscossa della Gm è importante per diverse ragioni. Anzitutto ricordiamoci con quale enfasi era stato commentato nel mondo intero lo storico sorpasso di Toyota su Gm quattro anni fa: era stato considerato come la fine di un’èra, la sanzione di un declino irreversibile non soltanto per una singola azienda ma per l’intero capitalismo americano. Un tornante, una svolta, un episodio-chiave per illustrare la fine di un’egemonia, l’inizio di un “secolo asiatico”. Inoltre la caduta della Gm era stata contrassegnata dal Chapter 11, cioè la procedura di bancarotta, l’inizio di un’amministrazione controllata da parte del liquidatore.

sabato 21 gennaio 2012

Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch: gli interessi della speculazione dietro gli oracoli della finanza mondiale


Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch continuano ad abbassare la valutazione del debito dei Paesi in crisi, mettendo a rischio non solo stabilità dell’Eurozona ma la sua stessa esistenza.
L’ultimo assalto è avvenuto perché gli Stati europei avevano osato pensare a una partecipazione volontaria delle istituzioni finanziarie private (banche, assicurazioni, fondi di gestione, eccetera) al salvataggio della Grecia, il cui fallimento è dato quasi per certo. Una soluzione alla quale le tre Parche del rating hanno imposto il loro veto con un’ecatombe di declassamenti (qui i rapporti esplicativi), alimentando così il clima di nervosismo dei mercati finanziari.

Che le agenzie di rating siano venute meno ai loro compiti di fornire un’informazione corretta è ormai un sospetto molto diffuso. Benché il rating sia un servizio importante fornito agli investitori, in realtà nel tempo è diventato un meccanismo poco trasparente e monopolizzato dalle tre grandi società che oggi si accaparrano il 95% del mercato. Il settore è oggi uno dei più segreti e sconosciuti al mondo, ma anche uno dei più redditizi, se pensiamo che negli ultimi tempi i profitti delle agenzie si sono spinti fino al 50% del loro giro d’affari (1,3 miliardi di euro per S&P’s nel 2010).

Il tedesco Kim Schmitz, fondatore di Megaupload, se la caverà questa volta?


Non dovrebbe essere un compleanno particolarmente allegro quello che Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload arrestato ieri per ordine dell'Fbi 1, trascorrerà domani in un carcere della Nuova Zelanda. Eppure, a neanche 38 anni, questo imprenditore, ex hacker, campione di rally e più volte latitante, può ben dire di aver superato indenne guai anche peggiori. E chi lo conosce è pronto a scommettere che, nonostante le accuse gravissime che potrebbero costargli oltre 50 anni di carcere, questo tedesco taglia XXXL con poco gusto ma molto fiuto per il denaro facile è pronto a cadere in piedi anche questa volta.

Dall'insider trading alla pirateria, passando per il furto di dati e la bancarotta, Kim Schmitz, in arte Kimble, in arte Kim Dotcom, ha una lunga consuetudine con le aule di giustizia. Eppure, gran parte della sua giovane vita spericolata, non è trascorsa in cella, ma in ville da sogno, tra auto di lusso e belle donne, maneggiando fiumi di denaro guadagnato in maniera dubbia o inventato di sana pianta alla bisogna.

venerdì 20 gennaio 2012

Il Pentagono pianifica un conflitto armato contro l'Iran in difesa del sistema dei petrodollari


Standard & Poor's - certamente presa di mira in passato dall’ex presidente francese Val駻y Giscard d'Estaing quando parlò di "laboratori" che destabilizzano l'economia europea - perpetua una strategia di diversione degradando il credito nota dei nove paesi dell'Eurozona tra cui Francia, Italia, Portogallo, Austria e Spagna. L'agenzia finanziaria Standard & Poor's, criticata da un decennio per la sua incapacità di prevedere il collasso di Enron, di Lehman Brothers e più recentemente di MF Global, ha provocato uno shock psicologico in Francia a cento giorni dall'elezione presidenziale, e gli effetti di questa "degradazione" vengono amplificati da una certa drammatizzazione mediatica. 

Se si aderisce alla lettura degli avvenimenti fatta da Val駻y Giscard d'Estaing, dal ricercatore Emmanuel Todd o dalla presidentessa del MEDEF Laurence Parisot, la guerra psicologica condotta contro l'Europa dai "laboratori" anglosassoni e dalle loro staffette mediatiche e speculative è salita di intensità, con l’eurozona che viene presa di mira nel suo insieme. Tuttavia, dall'altro lato dell'oceano Atlantico, gli Stati Uniti – che nonostante le difficoltà strutturali sono ancora il primo potere mondiale sul piano finanziario, militare, culturale ed economico – devono farsi carico di un indebitamento nazionale superiore ai 15 trilioni di dollari, per un debito totale che rasenta i 56 trilioni, secondo i dati officiali del conteggio nazionale dell'indebitamento degli Stati Uniti.
Visto questo debito gargantuesco, possiamo affermare con sicurezza che, nell'ipotesi in cui il sistema dei petrodollari dovesse crollare a causa della diversificazione monetaria negli scambi commerciali e petroliferi internazionali, gli Stati Uniti, in quanto stato federale, fallirebbero e si troverebbero de facto in categoria D ("In default"), qualunque sia la posizione delle agenzie di rating. In questo contesto, i generali del Pentagono, che rappresentano l'onnipotente complesso militare-finanziario-energetico degli Stati Uniti, non possono accettare la politica di abbandono del dollaro come moneta di scambio per il petrolio che è condotta dall'Iran, dato che costituisce una minaccia vitale contro il sistema dei petrodollari.
Di conseguenza, tutto porta a credere che i generali del Comitato dei capi di Stato Maggiore inter-armi del Pentagono (JCS) vadano a pianificare un conflitto armato contro l'Iran, come indicano le ultime dichiarazioni del generale Dempsey - che dirige il JCS - e di Leon Panetta, il segretario alla Difesa all'origine del recente inasprimento dialettico nei confronti dell'Iran (dopo l'offensiva economica, psicologica e strategica attuale).

giovedì 19 gennaio 2012

Inghilterra: trent’anni di Thatcher e New Labour hanno devastato il paese che per oltre un secolo è stato l’officina del mondo


L’industria a pezzi. La società allo sbando. La violenza sempre più diffusa. Trent’anni di Thatcher e New Labour hanno devastato il paese che per oltre un secolo è stato l’officina del mondo. La Gran Bretagna raccontata da un grande giornalista inglese.

Una domenica pomeriggio di un mese solitamente noioso come agosto, nel 2011, i cellulari di Enfield, nella zona nord di Londra, ricevono un messaggio: “Cominciate ora. Prendete borse, carrelli, macchine, camioncini, martelli, tutto”. I destinatari sono invitati a non farlo sapere agli “infami”: l’obiettivo è “rubare tutto”. Poche ore prima, nel vicino quartiere di Tottenham, si era conclusa una notte di rabbia e rivolta. La polizia aveva ucciso, apparentemente senza motivo, Mark Duggan, padre di tre figli, scatenando la reazione dell’intera comunità. Dopo quella domenica sono cominciati i saccheggi di alcuni tra i simboli più riconoscibili della vita quotidiana in Gran Bretagna: negozi di grandi catene, job centres, agenzie immobiliari e di scommesse. Alcuni negozi sono stati dati alle fiamme.

La sera successiva, il lunedì, i saccheggi e le sommosse hanno cominciato a somigliare a una rivolta politica e la polizia ha perso il controllo di interi quartieri della città, travolta da un’ondata di fuoco e rabbia. Ci sono volute tre ore prima che gli agenti riuscissero a placare i tumulti a Pembury Estate, nella zona orientale di Londra.

Domnica Cemortan, la giovane moldava della Costa Concordia


La 25enne moldava era con il comandante e gli ufficiali. Lavora per la compagnia. Era in vacanza sulla Concordia, ha raccontato intervistata da Jurnal tv. Il comandante sospeso dal servizio. I subacquei della Marina militare apriranno altri tre nuovi varchi a 18 metri di profondità sul ponte quattro, quello immerso, nella zona di abbandono della nave. Vento e correnti potrebbero rafforzarsi nel pomeriggio. Indentificate due vittime, sono francesi.


ISOLA DEL GIGLIO - Dopo la giornata di stop riprendono le ricerche dei dispersi a bordo della Nave Concordia. I dati registrati dagli strumenti sottomarini hanno infatti consentito di stabilire che allo stato è possibile operare in sicurezza. E' una corsa contro il tempo perché le condizioni meteo sono in peggioramento e, in caso di inabissamento del relitto, si rischia un disastro ambientale. Sono state intanto identificate due vittime, tra i corpi ritrovati nel relitto: si tratta di due cittadini francesi, i signori Jeanne Gannard e Pierre Gregoire. 

I pm stanno cercando la giovane donna straniera che diversi testimoni hanno detto di aver visto sulla plancia insieme al comandante Schettino e agli altri ufficiali al momento dell'impatto, che non sarebbe stata registrata nelle liste dei passeggeri. E' Domnica Cemortan, ha 25 anni, e alla televisione moldava Jurnal tvche l'ha intervistata dopo il naufragio, ha confermato di essere stata con il comandante.

America Latina, strategie politiche 2012



Non sono molti gli appuntamenti elettorali in America Latina per il 2012, ma almeno due sono di peso. Prima di ciò che accadrà occorre però ricordare quel che è accaduto in Giamaica. Tecnicamente non sarebbe America Latina, dal momento che si tratta di un paese anglofono.

mercoledì 18 gennaio 2012

Nave Costa: negli Stati Uniti tutti indignati da 'capitan codardo'



L'America segue ossessivamente la tragedia della Costa Concordia: tra l'orrore e la condanna, le principali tv statunitensi continuano a trasmettere le immagini della nave inclinata di fronte all'isola del Giglio, ad aggiornare sullo stato delle ricerche e ad offrire al pubblico ludibrio le trascrizioni delle conversazioni di quello che è stato ribattezzato 'Capitan codardo'.

martedì 17 gennaio 2012

L'ammutinamento della Concordia contro l'ultima "sfida marinara" del comandante


 Il naufragio della "Concordia" restituisce altri segreti. E le parole del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, lo confermano. "Al di là della posizione del comandante, stiamo valutando le eventuali responsabilità dell'intera catena decisionale", dice. 
 
È un'affermazione volutamente anodina, ma sufficientemente chiara. Che annuncia nuovi avvisi di garanzia, almeno tre, e dissimula le domande intorno a cui ruota l'inchiesta. Chi ha assunto davvero le sciagurate decisioni della notte di venerdì 13? Il solo Francesco Schettino?

domenica 15 gennaio 2012

“Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”


Sembra di impazzire, non si può più mantenere un lessico professionale, viene da urlare, Cristo! C’è il mondo intero che sta gridando all’Europa: “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”. E’ il mondo che conta, quello degli esperti, Cristo! Ok, guardate, finché sono i Barnard e i pochi altri in rete a dire quelle cose, ok, non siamo famosi, non siamo alla BCE o a Barclays Capital o alla City. Ma quando è tutta la costa est degli Stati Uniti finanziari che affacciati all’oceano urlano all’Europa “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”; quando è Standard & Poor’s (S&P) a gridare la stessa cosa, loro, quelli che ci hanno appena bocciati, loro Cristo! Quando è persino il front man dei mega speculatori, Charles Dallara dell’Institute of International Finance americano, a battere il pugno sul tavolo dei negoziati sulla Grecia dicendo “temiamo la loro impossibilità di onorare il debito denominato in una moneta straniera, cioè l’Euro, non il debito in sé!”.

Chris Kyle, il cecchino dell'esercito americano


L'esercito americano attribuisce a Chris Kyle l'uccisione di 160 esseri umani. A volte di più. "Il numero per me non è importante. Vorrei solo averne uccisi di più.". I bravi studenti desirano sempre dei riconoscimenti.

Il prossimo giovedì (12 Gennaio 2012) la libreria Barnes & Noble nel quartiere di Mira Mesa a San Diego, ha programmato una sessione di autografi con Chris Kyle. Kyle progetta di visitare una presunta "città amica" per promuovere, da autore e sicario legalizzato, il suo sincero racconto di un massacro chiamato "American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History." ["Cecchino americano: l'autobiografia del più letale cecchino nella storia dell'esercito americano"]. 

La pagina dell'evento descrive quest'uomo come "il più affermato cecchino Navy SEAL nella storia d'America". Affermato, evidentemente, nel mondo dell'omicidio legalizzato.
Anziché essere processato per crimini contro l'umanità, siederà tra le famiglie locali vantandosi di quanti arabi abbia abbattuto mentre pensava a un’altra Coors Light.
Serve davvero un uomo coraggioso per uccidere a distanza? Il suo fucile ha un sensore che identifica il "DNA del terrorista" attraverso il mirino telescopico? Uno può solo sperare che questo coraggioso guerriero non esploda in una furia omicida nel caso che nessuno si dovesse presentare a questa sua festa dell'ego in programma.

L'OCCIDENTE SNOBBA ASTANA, IL SULTANATO DI NURSULTAN NAZARBAYEV


L’appuntamento elettorale di domenica 15 gennaio in Kazakistan è per il presidente Nursultan Nazarbayev particolarmente importante.
Dopo le manifestazioni e gli scontri dei mesi scorsi che hanno attirato l’attenzione internazionale anche sulla più vasta e ricca delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, si tratta ora di dare soprattutto all’esterno l’immagine di un Paese economicamente e politicamente solido, partner affidabile per l’Occidente quando si parla di gas e petrolio, e che sta seguendo un sincero cammino democratico a differenza degli altri vicini Stati, piccoli e grandi, dello spazio postsovietico, dal Turkmenistan all’Uzbekistan e ovviamente alla Russia.

Egitto, le pretese e le alleanze dei ‘MUBARAKIANI’


Se n’era già parlato nei mesi successivi alle varie ribellioni di Tahrir, le elezioni hanno evidenziato il fenomeno. I mubarakiani,gli aderenti e i sostenitori del sistema del raìs che non hanno nomi altisonanti alla Suleiman e Tantawi né costituiscono la canaglia pagata per picchiare come i cammellieri del 2 febbraio, insomma i componenti della massa grigia che formava la ragnatela del trascorso potere inseguono sogni di revanche accanto a quelli d’un ritorno ai facili arricchimenti. Lo strumento per attuarli, come in ogni epoca e angolo di mondo, resta la politica. Infatti costoro si sono in buon numero infilati da indipendenti nelle tante liste elettorali, oppure ne hanno create di proprie. Alcuni sono attivisti di medio cabotaggio, definiti dalla stampa egiziana “vecchi attrezzi” della stagione delNational Democratic Party, la formazione dell’ex presidente. Altri sono businessmen restati per anni nell’ombra a curare affari d’impresa o di commercio più o meno leciti, che comprendono la necessità di doversi riciclare per rilanciare i propri interessi.

Il mistero dei dispersi sulla Costa Concordia appena affondata al Giglio


Ci si chiede come mai non si sia ancora riusciti a venire a capo del mistero dei dispersisulla Costa Concordia appena affondata al Giglio. Possibile che una grande compagnia come la Costa non abbia liste chiare e pronte su passeggeri ed equipaggio? Possibile che la Capitaneria non riuscisse ad averle, che 24 ore dopo il disastro ancora non si sappia come stanno le cose?
Una risposta, francamente agghiacciante per le sue implicazioni, l'ha data un sopravvissuto a La7. Ha detto più o meno questo: "I marinai erano tutti stranieri. Non sapevano parlare né l'italiano né l'inglese, e soprattutto non avevano idea di come funzionassero le scialuppe. Gliel'ho dovuto spiegare io insieme ad altri. Erano più terrorizzati di noi". 

venerdì 13 gennaio 2012

Contro l’Iran, il Mossad ha rafforzato le infiltrazioni attraverso i curdi iracheni


Una guerra nell'ombra. Anticipando il ritiro militare americano dall'Iraq, il Mossad israeliano ha rafforzato la sua presenza, negli ultimi mesi, nelle province curde limitrofe all'Iran, nel nord del paese, secondo quanto ci ha riferito una fonte francese ben informata sul Medio Oriente.
In Iraq i servizi di informazione francesi sono stati messi al corrente di questo rafforzamento della presenza di agenti israeliani nel Kurdistan.
Difficile dire se Mustafà Ahmadi Roshan, ingegnere nucleare iraniano, sia stato ucciso dall'esplosione di una bomba, lo scorso mercoledì mattina [11 gennaio 2012, n.d.r.] nei pressi dell'Università a Teheran est, proprio grazie alle informazioni fornite da questi agenti curdi pro-israeliani infiltrati in Iran.
Tuttavia il modus operandi dell'attentato ne ricorda altri, ovviamente mai rivendicati da Israele, ma che secondo gli specialisti recherebbero il marchio del Mossad. In questo modo lo Stato ebraico reste fedele alla sua tradizione che consiste nell'eliminare i suoi nemici prima che possano minacciare la sua sicurezza.

giovedì 12 gennaio 2012

Africa, la crescita economica della terra di conquista cinese



Una crescita media del 2% all’anno nel reddito pro capite, prolungata per un intero decennio: non è ancora un exploit a livelli “asiatici”, ma equivale al boom economico del Sudamerica. E’ la performance messa a segno dall’Africa, secondo uno studio pubblicato dal Dipartimento dell’agricoltura Usa. Non più solo il Sudafrica, ma vaste aree del continente nero aspirano ormai alla qualifica di “emergenti”. Uno dei loro motori di sviluppo sono gli investimenti cinesi.

mercoledì 11 gennaio 2012

Il popolo nigeriano è in rivolta per il prezzo della benzina


Da lunedì scorso la Nigeria è bloccata da uno sciopero generale indefinito, proclamato per protestare contro l’improvvisa cancellazione dei sussidi governativi al prezzo dei carburanti. In seguito alla decisione presa a inizio anno dal presidente Goodluck Jonathan, il costo della benzina per i nigeriani è più che raddoppiato da un giorno all’altro, scatenando manifestazioni e scontri in tutto il paese che hanno già causato alcuni decessi e centinaia di feriti, vittime della durissima reazione delle forze di sicurezza.

Teheran, l'ombra di Israele sull'uccisione di uno scienziato nucleare



Lo studioso è morto in un attentato nei pressi dell'università 'Allameh Tatabai' della capitale. La vittima stava lavorando a un progetto per la produzione di membrane in polimeri per la separazione dei gas
Il luogo dell'attentato a Teheran (reuters)



TEHERAN - Un professore universitario iraniano è stato ucciso stamani in un attentato a Teheran. Mustafa Ahmadi Roshan lavorava al sito di arricchimento nucleare di Natanz. Una bomba è esplosa nei pressi della facoltà di Scienze Sociali presso l'Università 'Allameh Tatabai', situata nella parte nord-est della capitale iraniana. Secondo testimoni oculari, un motociclista ha piazzato una bomba accanto all'auto delle vittime.

Lo studioso, secondo l'agenzia di stampa semi-ufficiale 'Fars', era vice responsabile del dipartimento commerciale della strategica struttura, e si occupava di "un progetto per la produzione di membrane in polimeri per la separazione dei gas situata nella parte nord-est della capitale iraniana.

Quale la ricetta di tanta occupazione in Germania?



Nel 2011, in Germania il numero delle persone con un impiego ha fatto registrare un record. I liberali lo considerano un effetto del dinamismo dell’economia tedesca. In realtà, il paese porta avanti una politica sociale che finanzia il mantenimento dell’impiego e la riduzione delle ore di lavoro e che non deve nulla ad Angela Merkel. O a come lo Stato aiuti le imprese e il potere d’acquisto...



I dati pubblicati lunedì 2 gennaio dall’Ufficio federale di statistica tedesco si sono diffusi con la rapidità del fulmine. Se si crede ad un comunicato dell’Agenzia France Presse, il numero delle persone con un impiego in Germania ha registrato nel 2011 un record, oltrepassando per la prima volta la soglia di 41 milioni. In media, 41,04 milioni dei residenti in Germania, cioè uno su due, l’anno scorso lavoravano, un aumento di 535.000 unità o dell’1,3% in un anno.
Una prima spiegazione, un po’ breve, fornita da certi economisti: il mercato del lavoro tedesco ha approfittato della ripresa dinamica dell’economia del paese dopo la recessione del 2009 e si dimostra in piena forma. Conseguenza diretta, il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto della soglia del 7%, il livello più basso da più di venti anni. Tuttavia, la Germania, che ha conosciuto nel 2009 una crisi economica due volte più grave di quella francese e ha subito in pieno il crollo delle esportazioni, come ha potuto mantenere un tasso di disoccupazione a questo livello?

Italia, le imprese e la crisi


Nel dibattito sulla crisi è stata data troppa importanza agli aggregati economici (debito, Pil, tassi) e all’umore dei mercati finanziari, troppo poca agli attori dell’economia reale, dove risiede il motore o il freno della ripresa. Quali imprese sono state in grado di rispondere meglio alla crisi?

In un articolo sul quotidiano La Repubblica (Affari & Finanza) del 12 settembre scorso [2], il professor Penati si pone questa domanda e per rispondere presenta un’analisi molto dettagliata dei dati dal 2005 ad oggi delle imprese non finanziarie italiane quotate, abbracciando un arco di tempo, che include anni di crescita (2005-2007), anni di crisi profonda (2008-2009) e il periodo attuale post-crisi. Dopo disamina dei dati di bilancio delle quotate non finanziarie in maniera aggregata, separa l’analisi per dimensione e trae alcune considerazioni principali: 1) l’effetto della crisi è stato più traumatico per le piccole; 2) la redditività delle piccole (sia prima che dopo la crisi) è meno della metà in valore assoluto di quella delle grandi; 3) il costo del lavoro delle piccole è sceso come quota percentuale del fatturato così come per le grandi, ma resta più elevato e quindi determinante (leggi preoccupante) per la loro redditività; 4) le piccole hanno attraversato la crisi mantenendo una certa solidità finanziaria, ma per preservare questa solidità per il futuro devono crescere di dimensione, per guadagnare economie di scala.

lunedì 9 gennaio 2012

Uno sbalorditivo video che mostra come si costruisce un grattacielo di 30 piani in Cina. Risorse, territorio, energia, volatilizzati in appena 360 ore


Poi dice che si consumano risorse. Guardatevi, nel video qui sotto, a che ritmo vengono su i grattacieli in Cina: 30 piani in soli 15 giorni. Se tanto mi da tanto, quanti riescono a costruirne all'anno in ciascuna delle regioni? 

La cosa più incredibile è che poi molti di questi edifici rimangono disabitati. Si è parlato molto delle città fantasma in Cina

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