giovedì 19 luglio 2012

L'Italia dichiari la bancarotta

A sinistra c'è il cafè Le metro, a destra il Ronsard. Uno di fronte all'altro, con la stessa veranda affacciata sul viale e lo spazio interno percorso dalla luce dei paralumi e dai riflessi degli specchi. In mezzo scorre Boulevard Saint Germain: 30 metri di asfalto antracite, bollente e polveroso, la colonna vertebrale della rive gauche parigina.
«Una volta, i giornalisti li ricevevo dall'altra parte: il proprietario del caffè abita al primo piano, proprio sotto il mio appartamento, peccato che mia moglie ci abbia litigato». Il teorico della decrescita, Serge Latouche, si presenta al tavolino del Ronsard con un affare di condominio e la fatica di attraversare la strada.


A dispetto delle lunghe gambe e dello sguardo da marinaio, l'economista 72enne sembra desideroso di restringere il mondo. Anche quello che lo circonda, fatto di caffé dove si dibatte di politica e flilosofia, da cui sono passati sia Adam Smith sia Karl Marx.
LA NECESSITÀ DI UNA DECRESCITA. Latouche ha cominciato a parlare di globalizzazione quando la parola non era nemmeno nei dizionari, ma da poco era stato pubblicato il rapporto dell'associazione non governativa Club di Roma sui limiti dello sviluppo e la fine del petrolio.
Ha riletto i liberali classici e il padre del comunismo e ne ha concluso che né il capitalismo concorrenziale teorizzato dai primi, né l'economicismo statalista di Marx sarebbero stati capaci di dar vita a una società in equilibrio con l'ecosistema.
Entrambi, anzi, avrebbero portato al collasso. Così ha messo in discussione il concetto di sviluppo come progresso, teorizzando la necessità di un dopo-sviluppo, della decrescita: l'uscita dal dominio dell'economia e una rifondazione culturale, fondata sulla limitazione dei bisogni.

mercoledì 11 luglio 2012

Le ferite di Genova


11 luglio 2012

Nick Davies, The Guardian, Gran Bretagna

I ragazzi stranieri che erano alla Diaz e a Bolzaneto raccontano le violenze della polizia. L’inchiesta del Guardian sulla notte in cui ogni diritto civile venne sospeso.

Mancava poco a mezzanotte quando il primo poliziotto colpì Mark Covell con una manganellata sulla spalla sinistra. Covell cercò di urlare in italiano che era un giornalista, ma in pochi secondi si trovò circondato dagli agenti in tenuta antisommossa che lo tempestarono di colpi. Per un po’ riuscì a restare in piedi, poi una bastonata sulle ginocchia lo fece crollare sul selciato.

Mentre giaceva con la faccia a terra nel buio, contuso e spaventato, si rese conto che i poliziotti si stavano radunando per attaccare l’edificio della scuola Diaz, dove 93 ragazzi si erano sistemati per passare la notte. Mark sperò che rompessero subito la catena del cancello, così forse l’avrebbero lasciato in pace. Avrebbe potuto alzarsi e raggiungere la redazione di Indymedia dall’altra parte della strada, dove aveva passato gli ultimi tre giorni scrivendo articoli sul G8 e sulle violenze della polizia.

mercoledì 27 giugno 2012

I quattro più importanti “luoghi comuni” sul futuro dell'Europa


Quattro economisti italiani smontano i quattro più importanti “luoghi comuni” che riempiono le pagine dei giornali, nei giorni precedenti al vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, nel quale si deciderà il futuro dell’Europa. Tesi economiche ripetute come un mantra, eppure false sul piano teorico ed empirico. Quattro economisti “critici” ci spiegano perché le tesi fondamentali dell’economia neoliberista non sono la soluzione, ma il problema. 
1. Per salvare l’euro serve un’Europa politica basata sull’austerity? NO.

di Sergio Cesaratto

Assolutamente no se per Europa politica si intende ciò che ha più volte ripetuto Angela Merkel. L’Europa che ella prefigura è assai inquietante: una definitiva espropriazione della libertà democratica dei cittadini sulle decisioni in materia di bilancio, accentrate a Bruxelles. In cambio la Germania propone un “fondo di redenzione” in cui i Paesi metterebbero in comune il debito eccedente il fatidico 60 per cento del Pil, impegnandosi a restituirlo in una ventina d’anni. Null’altro che un rafforzamento del cosiddetto fiscal compact già imposto da Berlino: due decenni di austerità assicurata in una Europa divisa fra ricchi e poveri. È questa una prospettiva inaccettabile e disastrosa. Più Europa servirebbe, invece, se l’obiettivo fosse quello di assicurare la crescita delle aree più svantaggiate. Qualsiasi soluzione deve rispondere al problema alla base della crisi: la moneta unica ha aggravato i differenziali di competitività fra le economie europee deboli e forti.

lunedì 28 maggio 2012

Alle radici della crisi, seguendo i derivati


Il prolungarsi della crisi economico-finanziaria fa affiorare molte informazioni su cosa è realmente successo a nostra insaputa negli ultimi venti anni di globalizzazione finanziaria. Siamo quindi molto vicini alla verità ed il fatto positivo è che ci stiamo avvicinando ad essa facendo a meno di quegli "esperti" economisti che, come di recente ha denunciato efficacemente Le Monde Diplomatique, sono molto spesso a libro paga proprio di quei centri della speculazione sui quali vengono loro richiesti pareri obiettivi (1).
Questa verità fattuale è essenziale per il futuro: infatti, chiunque pensasse di poter cambiare le cose senza conoscerle, si troverebbe immediatamente a servire gli stessi master of the universe, i padroni dell'universo, di cui abbiamo spesso parlato.
Come nel caso dei mutui subprime americani, abbiamo pensato di seguire la pista degli ormai famosi "derivati", vale a dire quei titoli finanziari il cui valore si basa e quindi "deriva" da un qualsiasi cosiddetto "sottostante", che può essere qualsiasi cosa abbia un valore: un bene materiale o una materia prima, un titolo finanziario, una valuta o persino un altro derivato.
Con quello che abbiamo trovato, possiamo porre alcune semplici ma fondamentali domande e cercare delle risposte.

martedì 22 maggio 2012

Andamento del Pil europeo




A guardare il grafico del Pil e della produzione industriale italiana, sembrano come due sposini: sempre mano nella mano, nella buona e nella cattiva sorte. Quest'ultimo semba essere il nostro caso in questo momento: le cose non stanno andando bene, soprattutto se ci confrontiamo col resto dell'Europa.

Strategie di controllo delle probabilità statistiche

E' un mondo a parte. Animato da servizi, aziende, gruppi, esperti, organizzazioni, istituti e think tank che si muovono nell'ombra. Tutti impegnati in attività di spionaggio che spesso sfuggono al controllo governativo Usa e le cui dimensioni sono difficilmente stimabili anche dagli esperti di sicurezza. L'influente periodico online Salon.com scrive che il fenomeno ricorda il maccartismo al tempo della Guerra fredda e i complotti organizzati dal Cointelpro (un braccio illegale dell'FBI) negli anni Sessanta contro chi si opponeva alla guerra in Vietnam. 

La situazione è di una tale gravità che anche il Washington Post, giornale dell'establishment conservativo e terzo quotidiano statunitense, ne ha denunciato i pericoli dedicandogli un'inchiesta ad hoc. "La crescita smisurata e sregolata del Security and Surveillance Industrial complex (il complesso industriale di sorveglianza e sicurezza statunitense, un neologismo che la stampa ha coniato ispirandosi a quello creato da Eisenhower per definire il nascente military-industrial complex agli albori della Cold War, ndr), non ha precedenti nella storia del paese e dovrebbe invitare a riflettere sull'impatto che avrà sul futuro del paese", spiega Joel Skousen, esperto di sicurezza di World Affair Briefs

domenica 20 maggio 2012

Attentato Brindisi: ancora una volta, viene voglia di recitare quel famoso passo di Pasolini che inizia con un “Io so...”


Adesso certamente arriverà qualcuno, probabilmente uno "storico competente", a dire che era perfettamente prevedibile, anche se siamo rimasti tutti sgomenti, perplessi, colti di sorpresa, con la sensazione di aver preso un pugno nello stomaco. Emozioni forti, certo, accompagnate da quella solita fastidiosa abitudine dell'ostentare la morte e la violenza, attraverso sequenze evitabili di foto pubblicate in rete. Il fatto, quello saliente, è che una studentessa di 16 anni dava per scontata l'esistenza di un domani, di un futuro. Non era contemplata la fatalità dell'andare a scuola una mattina per poi non tornare.
Le perplessità però sono troppe. Per carità, è un dato storico costante nel tempo che in Italia ci si lascia prendere la mano dall'emotività. E' successo troppe volte, puntualmente, che sia stato preso un granchio, sempre sulla scia dei facili giudizi e del prendere per scontate delle cose. Da Portella delle Ginestre fino alla gambizzazione dell'AD di Ansaldo Nucleare di pochi giorni fa.

giovedì 17 maggio 2012

Si è tornati alla corsa agli sportelli delle banche più o meno come nel 29


Da Atene a Madrid sempre più cittadini vanno in banca per prelevare i risparmi. Dalla Grecia circa 700 milioni di Euro al giorno finiscono in Svizzera. Con tanto contante in circolazione c'è un rischio concreto rappresentato dalle organizzazioni criminali.
La notizia del giorno è che si è tornati alla corsa agli sportelli delle banche più o meno come nel 29, nei paesi più colpiti dalla crisi, la Grecia innanzitutto. Adesso anche in Spagna i cittadini corrono agli sportelli delle loro banche a ritirare i risparmi, in un solo giorno a Madrid pare che siano stati ritirati un miliardo di Euro dai correntisti, in Grecia c'è uno stillicidio che viaggia a ritmi di 700 milioni di Euro al giorno e di questi soldi pare che 280 miliardi abbiano già trovato riparo, guarda caso in Svizzera, dove sicuramente saranno andati a fare compagnia a 150 miliardi che i cittadini italiani hanno già portato nelle banche elvetiche da tempo.

giovedì 10 maggio 2012

Le probabilità di un futuro dignitoso non sono molte


Storia di una economia americana in declino

Il movimento “Occupy” è stato qualcosa di estremamente emozionante. Senza precedenti, veramente. Non c'è mai stato niente di simile che mi venga in mente. Se tutti i contatti e le associazioni che ha stabilito riusciranno a sopravvivere anche durante il lungo periodo oscuro che ci aspetta – perché la vittoria non arriverà presto - potrebbe rivelarsi un vero momento significativo nella storia americana.

Il fatto è che il movimento “ Occupy” non ha precedenti con cui essere confrontato. Dopo tutto, questa è un'epoca senza precedenti ed è stato così dal 1970, anno che segnò un importante punto di svolta nella storia americana. Per secoli, dalla nascita del paese, c’era stata una società in continuo sviluppo, anche se non sempre in modo molto piacevole. Ma questa è un'altra storia: normalmente il progresso portava verso la ricchezza, l'industrializzazione, lo sviluppo e la speranza. C'era un'aspettativa abbastanza regolare che si potesse continuare così. Questo era vero anche nei periodi più neri. 

Sono solo abbastanza vecchio da ricordare la Grande Depressione. Dopo i primi anni, nella seconda parte degli anni ‘30 - anche se la situazione era oggettivamente molto più dura di quanto lo sia oggi - comunque, lo spirito era ben diverso. C'era la sensazione che "ne stiamo per uscire," anche tra i disoccupati, tra cui un sacco di miei parenti, una sensazione che "andrà meglio".

domenica 6 maggio 2012

Chi insegna da tre anni non deve fare l'esame di ammissione per il tirocinio dei professori


ROMA - «Saranno ammessi in aula», a fine anno, al primo corso di tirocinio per conseguire l'abilitazione, i docenti con almeno tre anni di servizio, come previsto anche da una direttiva europea. Lo dice al Corriere della Sera il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. «Non dovranno sostenere alcuna prova preselettiva, non ci saranno selezioni di ingresso per loro, perché sono persone che nella realtà il tirocinio l'hanno già fatto. Finito il corso, come tutti gli altri tirocinanti, dovranno superare la prova finale. E con questo sistemiamo una delicata questione che si è creata dopo la chiusura delle vecchie scuole di specializzazione».

Così Profumo risponde a migliaia di giovani professori in ansia e spiega come vuole risolvere la faccenda del «buco» che si è creato da quattro anni a questa parte, cioè da quando le scuole di specializzazione sono state chiuse in attesa di un qualcosa che fino ad oggi non era mai arrivato e che adesso c'è: il tirocinio formativo attivo.

venerdì 4 maggio 2012

Assurdo Euro




Il divertente e tragico grafico qui sotto misura il tasso di “dispersione” dei paesi che fanno parte di unioni monetarie: ossia di quanto sono divergenti l’uno dall’altro, il che fornisce il grado di assurdità di una forzata unione monetaria.

mercoledì 25 aprile 2012

Il Signoraggio è una macchina infernale


"Signore e signori, uomini liberi e donne coraggiose, il motivo per cui sono qui oggi è lo stesso che mi ha spinto a ideare questo quadro riassuntivo sul signoraggio: il bisogno di spiegare a me stesso i dubbi (che da sempre mi accompagnano) sulla descrizione della realtà fornita dai nostri sistemi di dis-informazione di massa e, se possibile, dare un contributo originale (anche piccolo) alla ricerca storica, svolto per tanti anni da uno stuolo di persone di grande levatura, per raccogliere il loro testimone e farlo andare più avanti.
Non essendo né uno storico né avendo un’istruzione classica, mi sono agganciato ai temi economici che hanno, però, proprio negli ultimi anni ed ancor maggiormente in questo inizio 2012, un significato ed una risonanza di stretta attualità e che potrebbero influenzare negativamente il nostro futuro, per molti anni, se non saranno diffuse conoscenze vere a riguardo dei fenomeni sia macroscopici sia personali che legano ciascuno di noi al destino delle nostre nazioni.

Io voglio uscire dall'Euro. E voi?


La Bce ci sta strozzando. Questa banca centrale anomala è l’unica autorizzata a stampare l’euro, ma regala miliardi alle banche – anche italiane – per farle diventarevacche grasse. Gli istituti di credito incassano fiumi di denaro che non prestano alle imprese e alle famiglie,  ma li spendono per comprare titoli di Stato e lucrare sui tassi di interesse. A me pare una truffa. Abbiamo un cappio al collo che si stringe e i banchieri ne possiedono la corda. Volete farvi strozzare?

 Quando un’azienda fallisce, chi ha investito accetta il rischio di perdere i propri soldi. Il debito italiano è principalmente nelle mani delle banche e ogni anno paghiamo 100 miliardi di interessi. Il blogger Claudio Messora in questo postdescrive bene l’attività degli “speciali del debito“. E dunque: perché dobbiamo pagare noi? Perché rinunciare al nostro futuro? Perché dobbiamo assistere ai suicidi di imprenditori e lavoratori ridotti alla fame?

lunedì 9 aprile 2012

Mario Monti, Primo Ministro di Francia

Il 20 Marzo di quest’anno, “012, l’autorevolissimo quotidiano economico e finanziario francese Les Echos, ha pubblicato un molto insolito articolo di fantapolitica, che simula un editoriale pubblicato a un anno più tardi, nel Marzo dell’anno prossimo. E che ipotizza una “soluzione Monti” per risolvere i gravissimi problemi della Francia.

Rivolto al pubblico francese, tale articolo ha soprattutto carattere polemico e di scherno nei confronti della classe politica raccolta intorno a Sarkozy. Esso però interessa anche i lettori Italiani – e per questo ne pubblichiamo qui di seguito la traduzione – perché getta ancora un po’ di luce sull’enorme consenso internazionale raccolto dal Senatore Mario Monti; consenso, ha giustamente scritto Lucia Annunziata, addirittura eccessivo, e che induce a riflettere sulla complessità del sistema di potere nel nostro paese.


Un italiano all’Hotel Matignon!

Il 20 marzo 2013 é stato il giorno più pazzesco della Quinta Repubblica.

Naturalmente, siamo ancora con la testa frastornata dai mercati finanziari scatenati contro le obbligazioni francesi, dal diktat di Angela Merkel, dalla mazzata di Jose Manuel Barroso. Ma per comprendere ciò che è accaduto ieri, basta in realtà ritornare ad un anno fà, anche se gli avvenimenti di allora sembrano ormai molto, molto lontani.

domenica 25 marzo 2012

Monti che cosa ha da dire sui "Derivati"?



Lo Stato Italiano ha pagato a Morgan Stanley lo 0,15 per cento del proprio Pil per chiudere un contratto derivato che era stato sottoscritto nel 1994 dal ministero del Tesoro, quando il direttore generale era Mario Draghi. Di questa esorbitante spesa sappiamo poco o nulla, la risposta del governo all’interrogazione parlamentare presentata dall’Idv chiarisce un po' il quadro agli addetti ai lavori, ma insinua il ragionevole dubbio che i conti dello Stato siano “corretti” da 160 miliardi di contratti derivati.


La composizione complessiva del portafoglio di derivati della Repubblica italiana è uno dei segreti meglio custoditi della storia d’Italia, nessun governo di nessun colore politico ha negli ultimi venti anni comunicato al Parlamento o anche alla sola Commissione bilancio l’esatta esposizione finanziaria del ministero delle Finanze e le perdite o i guadagni relativi.

sabato 17 marzo 2012

Nei sogni islandesi non c'è l'euro



L’Islanda è pronta a rinunciare all’ingresso nell’Unione europea e all’adozione dell’euro. L’instabilità politico-finanziaria dell’Eurozona, le continue pressioni di Gran Bretagna e Olanda affinché il Paese dell’Europa settentrionale restituisca i denari ai creditori britannici e olandesi del fallimento del fondo Icesave stanno spingendo il popolo islandese a soluzioni alternative come quella del dollaro canadese. Il primo ministro islandese Johanna Siguardardottir (nella foto) dal canto suo ha sottolineato che il piccolo Paese nordico si trova di fronte una scelta tra l’utilizzo del dollaro canadese e quello dell’euro convinta che “la situazione non può rimanere così com’è”. “La scelta è tra la perdita della sovranità islandese in fatto di politica monetaria con l’adozione unilaterale della moneta di un altro Paese o diventare un membro dell’Ue”, ha dichiarato Siguardardottir durante un discorso alla convenzione del Partito dell’Alleanza socialdemocratica nella capitale islandese.

martedì 13 marzo 2012

Il Fiscal Compact per arginare la politica

Fiscal compact può essere tradotto come “compattezza fiscale”, un'espressione che si contrappone a “dispersione fiscale”. La compattezza si manifesta nell'impossibilità che i debiti pubblici dei paesi dell'euro possano andare ciascuno per proprio conto creando una crisi comune, che è quel che è avvenuto negli ultimi tempi. La compattezza fiscale di oggi è diversa da quella degli accordi di Maastricht di venti anni fa, e anche le sue implicazioni politiche sono diverse.

Con il fiscal compact di oggi i debiti pubblici dell'Eurozona debbono convergere diventando simili come percentuale del pil (il 60%). Ciò avviene impedendo che possa formarsi del nuovo debito – ossia i bilanci pubblici debbono essere in pareggio - mentre la crescita dell'economia riduce nel tempo il peso del debito pubblico. Se così andasse, i paesi dell'Eurozona, mantenendo un deficit nullo, avrebbero un debito in rapporto al pil che nel tempo arriverebbe al 60%.

lunedì 12 marzo 2012

Siria, orrore a Homs


Trovati in due quartieri della roccaforte anti-Assad 47 corpi senza vita: 26 bambini e 21 donne, uccisi dalle forze fedeli al presidente. In rete le immagini dei resti straziati. L'agenzia di Stato Sana: "Civili uccisi da gang di terroristi". Il Cns chiede al Consiglio di sicurezza Onu di riunirsi d'urgenza. A New York vertice del "quartetto" per il Medio Oriente: bilaterali Usa-Russia sulla situazione siriana.


HOMS - Orrore a Homs, la città assurta a simbolo e roccaforte dell'opposizione al regime del presidente siriano Bashar Al Assad: gli attivisti danno la notizia del ritrovamento di 47 cadaveri in due quartieri della città, appartenenti a donne e bambini. Tutti sgozzati, sarebbero vittime di una vera e propria esecuzione di massa ad opera delle forze fedeli al presidente. I Comitati di coordinamento locale degli attivisti siriani anti-regime affermano di aver finora identificato i corpi di 12 vittime.
Nella versione fornita dall'agenzia di Stato Sana, si tratterebbe di un certo numero di "civili sequestrati, uccisi e corpi mutilati da gang terroriste". L'orrore corre anche sul web: pubblicati in rete alcuni video amatoriali con le immagini dei corpi straziati. Intanto, Al Arabiya riporta dell'esplosione di un'autobomba a Deraa, sud della Siria, nei pressi di una scuola nel quartiere centrale di Mahatta: morta una ragazza, feriti altri 25 studenti.

Per gli Usa, il Vaticano è un paese “vulnerabile al riciclaggio di denaro”


Come la Romania e il Vietnam. Per gli Usa, il Vaticano è un paese “vulnerabile al riciclaggio di denaro”. Una decisione storica, quella presa dal Dipartimento di Stato americano, e che sicuramente farà discutere parecchio. In sostanza, nel rapporto annuale sulla strategia per il controllo del narcotraffico (l’International narcotics control strategy), la Santa Sede risulta essere nella categoria dei paesi con ‘giurisdizioni preoccupanti’. In questa poco nobile lista, oltre al Vaticano, compaiono anche Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen. Certo, non è ancora lista nera, quella bollata come ‘estremo allarme’ (Afghanistan, Australia, Brasile, Isole Cayman, Cina, Giappone, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Uruguay e Zimbawe), ma poco ci manca.

Libia, la forza distruttiva delle rivalità tribali


Le rivalità e le animosità tribali continuano a essere una potente forza distruttiva che potrebbe dividere il paese, e vi sono poche speranze che le cose possano cambiare prima delle elezioni parlamentari di giugno.

Se mai una tempesta perfetta si è rovesciata sui leader arabi, è successo nel 2011. Ma il conflitto riguardo a come gestire i problemi politici della Libia si è fatto ancora più fosco martedì scorso, quando alcuni leader tribali e comandanti di milizie hanno dichiarato la loro intenzione di creare una regione semi-autonoma nella parte orientale del paese – vale a dire nella Cirenaica, meglio conosciuta in arabo come Barqa.
Divisa, la Libia è destinata a disintegrarsi in entità politiche economicamente irrilevanti, eventualmente con la notevole eccezione della Cirenaica. Barqa è la parte del paese che ha le maggiori riserve di petrolio e gas naturale. E’ anche una ricca regione agricola, soprattutto la zona montuosa costiera che riceve il più alto tasso di precipitazioni nel paese. E la Cirenaica è stata la culla della rivoluzione, il centro della rivolta che ha portato al rovesciamento del regime del defunto leader libico Muammar Gheddafi.

domenica 11 marzo 2012

Non è strano che tutta l’Europa venga messa in ginocchio da un paese tanto minuscolo e insignificante come la Grecia?



Oggi parleremo nuovamente di un argomento dibattuto fino alla nausea: la crisi Greca. Se riuscirete a sopportare la lettura di questo ultimo articolo potreste finalmente capire una volta per tutte il nocciolo della questione, che in fondo è molto semplice: tutto ciò su cui si discute da mesi ha poco e nulla a che vedere con il debito greco in quanto tale. La questione riguarda invece la sopravvivenza di un sistema corrotto basato sul debito e su un potere statale che non conosce più limiti.

sabato 10 marzo 2012

Senegal, un Paese in declino tra Sall e Wade


Il prossimo 25 marzo in Senegal avrà luogo il ballottaggio per la nomina del nuovo presidente della  repubblica. Si contendono il posto il vecchio presidente Abdoulaye Wade, al suo terzo mandato se risulterà  vincitore, e l’ex primo ministro Macky Sall. Wade ha ottenuto al primo turno il 34,8%, mentre Sall il 25,5%.
Le elezioni sono state precedute da violenti scontri, con almeno 6 morti, contro la ricandidatura del presidente in carica che aveva promesso di non ricandidarsi più dopo il suo secondo mandato (pure quello al centro di contrasti per brogli), mentre, successivamente, alla veneranda età di 86 anni ha deciso di continuare a rimanere sulla poltrona di presidente della repubblica.

sabato 3 marzo 2012

Gli USA e la “non storia” delle genti del Vietnam


Se il tenente generale dell’Esercito ed ex sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, William G. Boykin, se ne fosse rimasto a fare il pensionato, sarebbe ricordato come un militare che è stato presente sui teatri di guerra più importanti degli ultimi quarant’anni, oppure come il comandante di quell’US Army Special Operations Command che scatena i Rangers.  Invece egli rischia di passare alla storia come un predicatore con le stellette, figura non nuova nell’US Army, ma certamente rarissima con un curriculum come il suo. E’ dal 2007, anno in cui è andato in pensione, che il tenente generale Boykin è professore con il preciso compito di insegnare agli studenti dell’Hampden-Sydney College in Virginia, «a pensare in modo critico e a comunicare in modo efficace».

venerdì 24 febbraio 2012

Girare con un razzo terra aria per Roma


Procurarsi un'arma, nella Capitale, è piuttosto facile. E neppure troppo costoso. Arrivano dai balcani e vengono "depositate" in magazzini a ore. Poi vanno al dettaglio: 1700 euro per una semiautomatica "pulita". Molto meno se ha già sparato. Ma si trovano anche mitragliette e bombe a mano. Forte allarme in città.

"C'è un razzo terra aria che gira per Roma. Fino a una settimana fa stava in un magazzino a Civitavecchia, adesso starà già nelle mani di chi l'ha fatto arrivare. Costa 40mila euro, mica poco. Cosa ne faranno? E io che ne so? Forse un attentato. Degli affari degli altri non mi impiccio mai". Butta fuori il fumo dalla bocca guardando due bimbi che litigano per un giro sull'altalena in un parco giochi di periferia. Nel traffico clandestino di armi ha lavorato a lungo "lo Slavo", un pregiudicato di lungo corso . Ora ha mollato, "preferisco altri traffici  -  ride strofinando il polpastrello dell'indice contro il pollice - più redditizi". Non c'è quartiere in cui lui non riesca a trovare un'arma e, assicura, chiunque può trovarle con facilità, basta essere dell'ambiente. Lui sa dove bussare per averle a poco prezzo, i quartieri in cui le affittano, gli arsenali scelti dalla mala per nasconderle. "Vi serve una carabina, una 9 per 21 e una bomba a mano? 5000 euro e sono vostre. Se basta invece una semiautomatica pulita, che non ha mai sparato neanche un colpo,  per 1.700 euro ve la porto anche sotto casa lucida lucida. Ci vediamo qui martedì, portate i soldi. Nessuna telefonata e non fate mai il mio nome al cellulare".

giovedì 23 febbraio 2012

Il nucleare iraniano dall'angolo visuale del Cremlino


A meno che non venga data un’ultima possibilità alla diplomazia, le due cose che preoccupano maggiormente i leader russi (una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, e un Iran in possesso di armi nucleari) potrebbero divenire realtà molto presto.

Quando i russi guardano all’Iran, vedono un paese che è stato loro vicino e rivale da sempre. All’epoca dell’avanzata dell’impero russo, esso lottò per il Caucaso settentrionale e meridionale contro lo Scià. Pietro il Grande si annetté, per un breve periodo, tutta la costa iraniana del Mar Caspio e stanziò le sue forze poco a nord di Teheran.

mercoledì 22 febbraio 2012

Nel celebre «tunnel» della Gelmini i neutrini rallentano e smettono di essere più veloci della luce


Nonostante fossero già diventati proverbiali (e avessero gettato l'ex ministro Gelmini nella bufera, per l'ormai celebre «tunnel»), i neutrini non sarebbero più veloci della luce.Le misure rilevate nel settembre scorso - che mettevano in discussione la teoria della relatività di Einstein - sarebbero dovute a un'anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per misurare la velocità dei neutrini.
GLI ERRORI Secondo Science Magazine, che ha sentito fonti vicine all'esperimento, il dato che i neutrini fossero più veloci di 60 nanosecondi rispetto alla luce è dovuto a una «cattiva connessione» fra un cavo a fibre ottiche che collega un computer con il ricevitore Gps utilizzato per misurare il tempo di percorrenza di neutrini. Un secondo errore invece era legato alla cattiva calibrazione dell’orologio di riferimento per calcolare il tempo del viaggio della particella.

martedì 21 febbraio 2012

Eva Carneiro, è lei il medico più bello del calcio internazionale


    1. Eva Carneiro è uno dei medici della squadra inglese, con cui lavora dal 2009.In precedenza è stato il medico della nazionale inglese di calcio femminile.

venerdì 17 febbraio 2012

Gentili signori del Festival di Sanremo



Uomini eleganti che dicono parolacce, una bella donna che mostra l'inguine perfettamente depilato con simbolica farfallina colorata tatuata.

Strage si Alcamo: Giuseppe Gulotta aveva 18 anni


Giuseppe Gulotta aveva 18 anni quando venne prelevato e portato nella caserma dei carabinieri di Alcamo come sospettato dell'omicidio di due militari dell'Arma. Venne picchiato e seviziato per ore finché non confessò quello che non aveva fatto. Poi ritrattò invano. Il processo nel '90 con la condanna a vita. Nel 2007, con il pentimento di uno dei carabinieri che parteciparono all'interrogatorio, il nuovo processo e, oggi, la sentenza: "Non è colpevole. Lo Stato deve restituirgli libertà e dignità".

Dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere, Giuseppe Gulotta, adesso cinquantenne, ha ottenuto giustizia e dignità. Alle ore 17,35 di oggi la Corte d'Appello di Reggio Calabria dove si è celebrato il processo di revisione, ha pronunciato la sentenza. Giuseppe Gulotta è innocente, e da oggi non è più un ergastolano, non è l'assassino che il 26 gennaio del 1976 avrebbe ucciso, assieme ad altri complici, due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, in un attentato alla caserma di Alcamo Marina, un paese al confine tra le province di Palermo e Trapani.

lunedì 13 febbraio 2012

Ha effettivamente senso continuare a considerare la crescita come il principale obiettivo sociale?


La macroeconomia sembra spesso considerare una crescita economica rapida e stabile come lo scopo principale di tutte le politiche, un messaggio che viene ribadito nei dibattiti politici, nelle sale di consiglio delle banche centrali e nei titoli di prima pagina dei quotidiani. Ma ha effettivamente senso continuare a considerare la crescita come il principale obiettivo sociale, proprio come presuppongono implicitamente i manuali di economia?

Diverse critiche nei confronti delle statistiche economiche standard sostengono l'importanza di considerare misure di welfare più allargate a livello nazionale, tra cui l'aspettativa di vita, l'alfabetizzazione etc. Queste valutazioni sono state espresse anche dall'United Nations Human Development Report e, più recentemente, dalla Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress sponsorizzata dai francesi e presieduta dagli economisti Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi.

La cura greca della troika crea recessione e gonfia il debito


Per il vecchio continente è di nuovo recessione, che potrebbe sfociare in grave depressione. In queste condizioni, intestardirsi in politiche deflattive è suicida. La "riforma" europea carica tutto il peso dell'aggiustamento sui Paesi in deficit e non impone nulla a quelli in surplus. In più, le risorse messe in campo nulla possono contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati.

Un sondaggio del quotidiano greco Katimerini attribuisce al partito Nuova democrazia il 31% dei voti alle elezioni di marzo prossimo e al Pasok di Papandreu l'8%. In mezzo, con più del 30%, alcuni partiti di sinistra contrari alla soluzione per il rifinanziamento del debito greco votata ieri dal governo e che oggi si dice anche il Parlamento approverà. Così il partito che, guidato da Karamanlis, ha portato la Grecia al disastro economico, ha mentito per anni sulla entità del deficit pubblico, dichiarandolo al 6% e portandolo invece al 15%, ha gestito in maniera irresponsabile le spese per le Olimpiadi, è ancora di gran lunga preferito a tutti gli altri dal popolo greco.

Atene brucia dopo la condanna a morte


Mentre Atene brucia nel fuoco della protesta popolare, un parlamento incartapecorito, capeggiato da un banchiere di scuola statunitense approva il nuovo pacchetto lacrime e sangue imposto da Bruxelles e di fatto condanna la Grecia ad un futuro di miseria progressiva, che andrà ad innescarsi in senso peggiorativo sulla già drammatica situazione attuale.
Con 199 voti a favore e 79 contrari il parlamento greco, prono al diktat della mafia finanziaria europea, ha dispensato ai cittadini una bastonata senza pari che fra le altre cose comporterà una diminuzione del 20% del salario minimo garantito, una raffica di nuovi licenziamenti (che si sommeranno ai precedenti) un taglio delle pensioni, un ulteriore ridimensionamento del servizio sanitario e degli ospedali, oltre alla dismissione di sempre ulteriori quote del patrimonio statale….

domenica 12 febbraio 2012

La «legione» libica che combatte al fianco dei ribelli siriani ricorda i suoi «martiri»


WASHINGTON - La «legione» libica che combatte al fianco dei ribelli siriani ricorda i suoi
«martiri». Sulla stampa di Bengasi è infatti apparsa la notizia della morte di tre jihadisti partiti
dalla città nordafricana. I fratelli Talal e Ahmed Faitouri, insieme al loro amico Ahmed Aqouri,
sono caduti in uno scontro a fuoco a Homs. Chi li conosceva ha raccontato che avevano
lasciato la Libia in dicembre per entrare, via Libano, nel territorio siriano. Interessante la data.
Perché è proprio allora che il patto tra le due rivoluzioni entra in una nuova fase. In quei giorni,
il presidente del Consiglio nazionale siriano Burhan Ghalioun incontra a Tripoli i nuovi dirigenti.
E scatta il piano d'azione che porta i volontari in Siria. Quanti? Secondo alcuni 100-200
uomini, quasi 600 per altre fonti, sparpagliati tra Homs, Idlib e Rastan. Nessuno li ha fermati e
nessuno li fermerà. Come ha detto ieri il ministro degli Esteri libico Ashour Bin Kayal: «È
impossibile controllare il desiderio del popolo». Damasco è ormai un avversario, tanto è vero
Tripoli ha decretato l'espulsione dei diplomatici siriani.

sabato 11 febbraio 2012

“Complotto di morte” contro Benedetto XVI


Un appunto consegnato un mese fa dal Cardinale Castrillon, a conoscenza del pontefice, riferisce quanto detto dal cardinale Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre scorso in alcuni colloqui in Cina: "I suoi interlocutori hanno pensato, con spavento, che sia in programma un attentato contro il Papa". C'è anche il nome di Scola come possibile successore. Lombardi, portavoce della Santa Sede: "Talmente incredibile che non si può commentare".

Mordkomplott. “Complotto di morte”. Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto che un Cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza la morte del Papa entro novembre del 2012.

Una morte che, per la sicurezza con la quale è stata pronosticata, lascia intendere agli interlocutori del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI.

venerdì 10 febbraio 2012

Le vie del gas finiscono in Russia



Sino a 20 anni fa le forniture energetiche dal fronte orientale erano targate Urss. Anche durante gli inverni rigidi della Guerra fredda, gas e petrolio arrivavano puntuali in Europa, andando talvolta a tappare le falle che si creavano dal Golfo. Mosca è dunque stata sempre un partner affidabile, sia per gli Stati satelliti sia per l’Occidente. Non senza una certa retorica, il più lungo oleodotto del mondo, che ancora oggi trasporta dalla Russia petrolio sino in Germania e Italia, era stato chiamato «Drushba» (amicizia): erano gli Anni 60 e nessuno avrebbe pensato che l’amicizia di allora si sarebbe trasformata qualche decennio più tardi in duello.

La Grecia è fallita, era ora


Non mi interessa cosa dicono i giornali, né mi impressionano i politici festanti per la nuova iniezione di austerity che ucciderà del tutto Atene in nome del rigore senza cervello. I numeri parlano chiaro, le parole si prestano invece a mille interpretazioni. Mentre i mercati festeggiavano l’accordo tra governo, partiti politici e troika, infatti, venivano diffusi i seguenti dati. A fronte del +8,9 per cento annualizzato di entrate fiscali che il piano di Fmi, Bce e Ue prevedeva per il mese di gennaio, il dato reale greco è stato del -7 per cento!
A dare la misura del disastro, ci sono le entrate relative all’Iva ellenica, la quale nonostante l’aumento delle aliquote ha portato nelle casse dello Stato 1,85 miliardi di euro contro i 2,29 miliardi dell’anno prima. Per forza, se riduci uno alla fame, come pensi che te le paghi le tasse!? O evade o non le paga, altrimenti mangia in sassi per strada!

mercoledì 8 febbraio 2012

La Georgia è leader mondiale per uso di programmi per computer piratati


Secondo stime recenti il 93% del software utilizzato in Georgia è piratato. Quasi tutti ricorrono all'utilizzo di software illegale senza avere la percezione di violare la legge. Nei negozi di Tbilisi si comprano computer con preinstallato Windows e altri programmi senza licenza. Nei negozi di dischi si comprano tranquillamente CD e DVD non originali. Una situazione che nel breve periodo non sembra destinata a cambiare.
Secondo stime del 2010 della Business Software Alliance , l'unione che unisce le principali case produttrici di software mondiali, la Georgia è leader mondiale per uso di programmi per computer piratati. Secondo lo studio, il 93% del software utilizzato in Georgia sarebbe non originale. Al secondo posto nella classifica mondiale si trova lo Zimbabwe (91%), ma su questi livelli sono anche Armenia (89%) e Azerbaijan (88%). A due anni di distanza non sono ancora state pubblicate nuove stime, ma per quanto riguarda la Georgia non c'è da aspettarsi grandi cambiamenti: il numero di cittadini ligi alla legge e disposti a pagare cifre considerevoli per ciò che si può ottenere gratis probabilmente non è aumentato di molto.

Mossad-Cia sull'attacco all'Iran


Il capo del Mossad israeliano Tamir Pardo ha avuto negli ultimi giorni incontri segreti con funzionari statunitensi al più alto livello, in merito ad un eventuale attacco israeliano contro l'Iran.
La rivelazione è emersa durante un'audizione del comitato ristretto sui servizi segreti del Senato Usa, alla quale hanno preso parte il direttore della CIA David Petraeus, il DNI (direttore dell'intelligence nazionale), James Clapper, e la presidente del comitato, Dianne Feinstein.
Durante l'incontro, secondo le notizie riportate dal giornale israeliano Haaretz, la Feinstein ha chiesto a Clapper se Israele intenda o meno attaccare gli impianti nucleari iraniani, domanda a cui Clapper ha risposto chiedendo la prosecuzione della seduta a porte chiuse.

martedì 7 febbraio 2012

Le Forze Armate di Teheran lo sanno



Nelle ultime settimane i venti di guerra soffiano sull’Iran. Le Forze Armate di Teheran lo sanno e preparano contromisure che sono d’attacco. Rivolte al suo attaccante principale – Israele – che, del blocco occidentale intenzionato a usare la forza contro lo Stato degli Ayatollah, è la punta di diamante. Ma fra gli stessi israeliani il fronte non è compatto. Non tanto quello dell’opinione pubblica che, secondo recenti sondaggi, appoggerebbe solo al 40% un’azione armata pur rivolta contro i presunti centri di produzione dell’arma atomica.

sabato 4 febbraio 2012

Un cartello sui tassi d'interesse tra dodici colossi bancari


L'antitrust elvetico sta cercando di far luce sui presunti accordi tra alcuni dei maggiori istituti di credito mondiali per prestarsi denaro a vicenda a interessi inferiori a quelli di mercato. "Un'intesa su larga scala, che presuppone responsabilità ai massimi livelli".


LUGANO - Per quattro anni, tra il 2006 ed il 2010, un cartello di 12 banche avrebbe influenzato, traendone profitti illeciti, i tassi Libor e Tibor, quelli in base ai quali gli istituti di credito si prestano, reciprocamente, denaro, sui mercati di Londra e Tokyo. Lo ha scoperto, aprendo un'inchiesta in Svizzera, la Comco, la Commissione della Concorrenza, ovvero l'antitrust elvetico. Un'inchiesta che riguarda anche operazioni sul mercato dei derivati in quanto le banche, finite nel mirino della Comco, si sarebbero pure messe d'accordo sul prezzo d'acquisto e di vendita di questi prodotti, a condizioni vantaggiose per loro ma non per la clientela.

Questa nuova tegola sulla credibilità del sistema finanziario internazionale coinvolge, in modo trasversale, banche europee, statunitensi ed asiatiche. Alcune delle quali, tra l'altro, già pesantemente implicate nella vicenda dei subprime e, in taluni casi, salvate dal fallimento grazie a forti iniezioni di soldi pubblici. Parliamo di Ubs, Credit Suisse, Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank, Hsbc, Rabobank,  Société Générale, Citigroup, JP Morgan, Sumitomo Mitsui Banking Corporation,  Bank of Tokyo-Mitsubishi  e Mizuho Financial.

Egitto strategicamente in tensione


Far credere che la follìa ultras sia svincolata da qualsivoglia logica nella Premier League d’ogni latitudine è un boomerang che già sta colpendo chi l’ha orchestrato. Appare chiaro come la strage di Port Said (74 morti sugli spalti più 3 fuori nella coda di scontri di ieri) che ha visto supporter del team di casa Al-Masry scagliarsi con attrezzi e coltelli contro quelli del pur odiato Al-Ahly cairota sia innescata da una regìa esterna alle curve. Così la pensano anche taluni osservatori della violenza negli stadi. Nel parapiglia, che come in un remake dell’Heysel ha visto fra l’altro morire soffocate e schiacciate decine di persone, ci saranno pure stati ragazzotti della tifoseria locale infoiati da uno scontro fisico aiutato dalla passività delle Forze dell’Ordine ma difficilmente ci si accanisce a morte sul nemico di classifica in un momento di schiacciante vittoria. Tre a uno a proprio favore era il risultato finale della partita. E per quello che l’Egitto sta vivendo ormai da tredici mesi, la strage dello stadio si ricollega a precedenti episodi di violenza gratuita e pilotata contro inermi cittadini.

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