Come previsto, dopo le elezioni legislative del 4 dicembre e in vista di quelle presidenziali del 4 marzo sono arrivati i primi spostamenti di pedine sulla scacchiera tra Cremlino e Casa Bianca. Da un lato lo scontato ritorno di Vladimir Putin alla presidenza e dall’altro il risultato scadente per Russia unita, il partito del potere alla Duma, hanno condotto ai primi traslochi. Il primo ministro, in procinto di rioccupare le stanze del Cremlino che il delfino Dmitrij Medvedev ha scelto di lasciar libere, ha già avviato il suo personale spoil system partendo forse dall’alfiere più importante.
Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino e inventore della «democrazia sovrana» che è alla base del potere di Putin, è stato trasferito al governo, con il ruolo di vicepremier. Un passaggio a una posizione non molto ben definita (dovrebbe occuparsi dei processi di modernizzazione) che ha fatto sorgere qualche dubbio di interpretazione anche tra i più acuti osservatori. Surkov è stato infatti per 12 anni il vicecapo dell’amministrazione presidenziale, la macchina da guerra che sta alle spalle del capo dello Stato, il vero apparato del comando. Il 15 dicembre era diventato il numero uno, sostituendo Sergei Naryshkin, passato a presiedere la Duma. Ora il nuovo cambiamento.
