domenica 13 novembre 2011

Prove di golpe tecnocratico


L’art. 1 della Costituzione italiana recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. 
Parole sacrosante. Ma la sovranità popolare è di fatto negata o limitata da una sorta di assolutismo mediatico, una strisciante dittatura ideologica generata dalla televisione. Una tirannide che Pasolini aveva raccontato come il vero fascismo, cioè la peggior forma di oppressione totalitaria.
Il potere di persuasione occulta della televisione è immenso, subdolo e penetrante, è un dispositivo ideologico assolutamente pervasivo e totalizzante, funzionale ad un disegno di autoconservazione e rafforzamento dell’ordine vigente. Oggi, più che in passato, si rivela in tutta la sua sconcertante verità un principio sacro al ministro della propaganda hitleriana, Joseph Goebbels, il quale sosteneva (non a torto) che una menzogna ripetuta ossessivamente, prima o poi viene recepita dalla gente come un dogma incontestabile.

OPERAZIONE-MONTI: E’ QUESTA LA GIUSTA VIA?


Più passano i giorni, le ore, più insorgono nell’opinione pubblica dubbi e contrarietà rispetto all’ipotesi di un governo “tecnico” affidato alla guida del prof. Mario Monti.
Il Paese è smarrito, preoccupato, diviso, ma non si può profittare della situazione per calcare la mano.
Il governo Berlusconi ha fallito ed è giusto che si dimetta.
Al suo posto sarebbe opportuno, in via eccezionale e provvisoria, varare un governo di unione nazionale espressione delle forze parlamentari disponibili.
Se proprio si vuole con qualche ministro “tecnico”.
Nell’impossibilità, non resta che sciogliere le Camere e andare alle elezioni anticipate. Altre strade non sappiamo dove potrebbero portare.
Il Parlamento, anche se eletto con questa indegna legge elettorale, è la sede sovrana, perché legittimata dalla Costituzione e dal voto popolare, ad assumere le misure necessarie per fronteggiare e risolvere la crisi.
La soluzione del “tecnico” è la più ambigua.
-Primo: perché si sa, per esperienza e per dottrina, che non esiste il tecnico puro, indipendente, super partes.

Il berlusconismo come involuzione della specie italiana


È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l'apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha "smontato" lo Stato.


È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l'Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l'applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.

Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all'addio di Berlusconi che sino all'altro ieri si era comportato da genio dell'impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all'annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia "il folgorante destino di chi tramonta".

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