domenica 2 ottobre 2011

Netanyahu fa sul serio sull'Iran?



Fare conto sul Rebbe di Lubavitch e i suoi insegnamenti in un discorso ostentatamente a favore di uno stato palestinese è come fare affidamento su un razzista che sostiene con fervore la schiavitù in un discorso ostentatamente a favore della sua abolizione, mentre rende l'abolizione dipendente da condizioni che non saranno mai soddisfatte.


Benjamin Netanyahu ha promesso di dire la verità alle Nazioni Unite, e la verità è stata di certo rivelata. Il Primo Ministro ha scelto in questo discorso di citare ossequiosamente i suoi incontri con un'unica persona: il Rebbe di Lubavitch, che riteneva di essere il messia.

Né la fonte, né la citazione provocatoria sono state frutto di una coincidenza. Netanyahu aveva una conoscenza intima del Rabbino Re Messia, e anche delle vedute che esprimeva dalla sua altezza. I seguaci del rebbe hanno appoggiato la campagna vittoriosa di Netanyahu nelle elezioni del 1996, che giunsero dopo le dimostrazioni piene di incitamento e l'assassinio di Yitzhak Rabin, con lo slogan "Netanyahu è un bene per gli Ebrei". E domenica l'entourage del Primo Ministro è stato chiamato a genuflettersi alla corte del rebbe.

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