lunedì 19 settembre 2011

LETTONIA, DOVE VA L'EX TIGRE BALTICA?


Era una delle tigri baltiche, insieme con Estonia e Lituania. Passati i primi dieci anni dopo il crollo del comunismo ed entrata nell’Unione Europea, la Lettonia aveva sfoderato una stabilità politica e un’economia forte tanto da far sembrare le grandi nazioni continentali giganti con i piedi d’argilla. Ora nella piccola repubblica di due milioni di abitanti le cose sono però cambiate: la crisi economica si è abbattuta già nel 2009 con enorme violenza, il pil è crollato del 18 per cento, e la politica, nonostante qualche accenno di ripresa, non ha trovato davvero le misure necessarie per far fronte alle nubi che ancora oggi si stagliano all’orizzonte. E se dalle elezioni anticipate di sabato il Paese si aspettava un moto di slancio per ritornare a ruggire, ci vorrà ancora qualche tempo per raddrizzare il timone.
La situazione è complicata, tra il malcontento degli elettori per la diffusa corruzione e l’influenza degli oligarchi che condizionano pesantemente politica ed economia. Dalle urne è uscito vincitore il Centro dell’armonia, partito filorusso che ha ottenuto un grande risultato non solo nei numeri (30 per cento), andando oltre le più rosee previsioni dei sondaggi, ma anche e soprattutto per il significato.

Lehman Brothers, a tre anni dal fallimento del colosso finanziario, la crisi Usa continua

A tre anni dal fallimento del colosso finanziario, la crisi continua, ma almeno adesso sappiamo perché è scoppiata. Alla radice c’è un mancato aumento della produttività. Anzi, una divergenza di produttività tra i settori industriali americani.

SAN FRANCISCO -  Il terzo anniversario del collasso di Lehman Brothers presenta una situazione quasi identica a quella del secondo, con una differenza.

La situazione è talmente simile che potrei riprendereparola per parola quello che scrissi un anno fa. Cioè: “di fronte alle dimensioni della crisi economica si può dire di tutto: che gli stimoli non bastano, oppure - al contrario - che gli stimoli non servono. Si può dire di tutto perché ad oggi una soluzione alla crisi non è stata trovata. Dice Paul Krugman che la gestione della crisi ha raggiunto un punto morto perché lo stimolo era troppo grande per non suscitare attese spropositate e troppo piccolo per produrre effetti duraturi. Così oggi l’amministrazione Obama non ha la credibilità e il capitale politico per procedere ad un nuovo stimolo. E senza il nuovo stimolo, l’economia continuerà a languire. I repubblicani sostengono il contrario. Cioè che lo stimolo ha ulteriormente appesantito i conti pubblici e di fatto precluso la possibilità di attuazione dell’unica strategia possibile: il taglio delle tasse. Così, a due anni dal fallimento di Lehman Brothers, il cielo è sempre cupo sull’economia americana”.

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