mercoledì 15 giugno 2011

Haiti è un paese morto da decenni

Un anno e mezzo dopo il sisma che l'ha rasa al suolo ad Haiti la ricostruzione non è ancora ripartita. Milioni di dollari sono stati stanziati ma per gli haitiani l'incubo continua.

Un controverso rapporto dell'Usaid di qualche settimana fa mette in discussione i numerirelativi al sisma che sconvolse il Paese nel gennaio 2010. Numeri che sono in netto contrasto con quelli che il mondo ha avuto modo di conoscere fino a oggi.
Secondo Usaid, infatti, il numero di morti causati dal sisma sarebbe molto inferiore ai200/250mila dichiarati dal governo Preval(in carica durante i concitati momenti post sisma) e si attesterebbe fra i 60 e gli 80 mila . Non solo. Sarebbero solo poche migliaia, sempre secondo Usaid, le persone che attualmente vivrebbero nelle tendopoli allestite dalla comunità internazionale. Poco più di 630 mila quelle dichiarate dall'attuale amministrazione. Ma perchè una battaglia sui numeri? Forse, come sostengono a Port au Prince per speculare sugli aiuti umanitari arrivati subito dopo il sisma.

Suicidio di un Paese

Sarebbe interessante discutere i motivi del brain drain, non i risultati! Sono Ingegnere, laureato all’Università tecnica di Monaco di Baviera e con un MBA, in Inghilterra. Sto vivendo gli ostacoli, vedo ogni giorno le differenze fra l’Italia e i Paesi dove ho lavorato prima (US, UK, Germania). Come mai non esiste una meritocrazia qui, e perché non vengono supportate le migliori idee, ma le idee dei capi, in un Paese così intelletualmente ricco? Perché -in Italia- ognuno lotta per sé e la sua tribù, e non per l’azienda… o magari per il Paese ? Usando il titolo di un film forte: “Italy is no country for pensioners, women and young people”. Ma chi ha l’interesse che l’Italia rimanga come è oggi?
Ho trovato questo commento di Oliver, ingegnere tedesco, nonché uno dei pochi coraggiosi stranieri qualificati a scegliere il nostro Paese, all’interno di una discussione che avevo lanciato tempo fa sul social network LinkedIn.

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