C'era una rete che gestiva i concorsi universitari in tutta Italia, quelli finiti al centro del nuovo scandalo giudiziario. Numerose telefonate intercettate dalla finanza parlano di accordi presi da noti docenti, che perfezionavano i loro disegni in occasione di incontri in "circoli chiusi" e nell'ambito di congressi nazionali. E per la prima volta negli atti della guardia di finanza si parla del ruolo dell'Opus dei, i cui membri tenevano i fili della rete nella quale avvenivano gli scambi reciproci.
Mercoledì mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno eseguito perquisizioni a casa, negli studi legali e negli uffici universitari di 22 professori, portando via una gran quantità di carte necessarie a verificare l'ipotesi degli investigatori: e cioè l'esistenza di un'organizzazione dedita alla manipolazione dei concorsi universitari (in diritto pubblico comparato, costituzionale e canonico ed ecclesiastico). Per questo a carico dei 22 indagati si ipotizzano i reati di associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione, abuso d'ufficio e falso ideologico.