lunedì 28 marzo 2011

Parapolitica, massacri, narcotraffico, annientamento degli oppositori: questa è stata la Colombia di Uribe


Quanto ampiamente denunciato da anni da decine di organizzazioni colombiane ed internazionali di difesa dei diritti umani, viene oggi alla luce inequivocabilmente: la cosiddetta legge di “Giustizia e Pace” voluta dal narco ex-presidente Uribe nel 2005, che prevedeva una presunta graduale smobilitazione dei paramilitari delle AUC, si è rivelata essere una mossa funzionale alla propaganda di regime, con tre obiettivi: sbandierare fasulli risultati nel quadro di una presunta “politica di pace”, il riciclaggio di oltre 10 miliardi di dollari accumulati col terrore dal narcoparamilitarismo e la riconversione organizzativa delle AUC, che oggi si denominano “Aquile Nere”, “Rastrojos”, ecc., e che Santos chiama eufemisticamente “Bacrim” (Bande Criminali). Anche il regime ha dovuto ammettere l’esistenza di 21 "nuovi" gruppi paramilitari composti da almeno 4000 unità.
Da un cablo pubblicato da Wikileaks, emergono inoltre le dichiarazioni dei paramilitari (appartenenti alla "cupola" delle AUC) Carlos Mario Jiménez, alias 'Macaco', Freddy Rendón, alias 'El Alemán', e Rodrigo Tovar, alias 'Jorge 40', che confermano l’esistenza di un previo accordo con il narcogoverno di Uribe.

Il nuovo ordine mondiale si regge sul crimine organizzato

Negli ultimi dodici anni, dall'aggressione della NATO all'ex-Yugoslavia, non è la prima volta che siamo testimoni di un intervento internazionale che ha come obbiettivo uno stato sovrano, sotto l'egida nelle Nazioni Unite e con le parole d'ordine 'democrazia' e 'diritti umani'. Il controllo del caos non è una strategia recente e le leggi internazionali sono oramai defunte da lungo tempo. Nel marzo del 1999, la NATO bombardò Belgrado, Pristina e altre città della ex-Jugoslavia, il paese che per primo ha sperimentato i test del nuovo corso degli eventi durante gli anni '90.

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