venerdì 25 marzo 2011

Siria: Le proteste di Daraa hanno fatto scattare l'allarme a Damasco

Oggi è il Venerdì della Dignità. Nemmeno la Siria è risultata immune alla ventata rivoluzionaria. È ancora presto per prevedere quale scenario si aprirà sulla Siria per effetto del germoglio di libertà che sta gonfiando il petto a decine di migliaia di siriani. Qualcuno la chiamerà la rivoluzione dei bambini, visto che da loro - o attraverso loro - è partita la prima scintilla.
I primi movimenti si sono registrati a Damasco sul finire della settimana scorsa, di venerdì, come spesso è accaduto nel resto del mondo arabo, ma gli effetti più devastanti per il presidente Bashar al-Assad e il regime baathista- al governo da quasi cinquant'anni - si stanno verificando nella città di Daraa, cento chilometri più a sud.
Le richieste della gente di Daraa, roccaforte proprio del partito Baath, sono simili a quelle cui siamo ormai abituati ad ascoltare da gennaio scorso quando, per primi nell'universo arabo, i tunisini marciavano pacificamente per chiedere la fine del regime di Ben Ali, la fine delle ingiustizie e lo stop alla corruzione, il virus più pericolo per la salute di uno stato. In quest'inizio di rivoluzione, annunciata sulla rete Internet, il governo di Damasco si trova ad affrontare un fenomeno totalmente nuovo in un paese in cui vigono Leggi di Emergenza,fortemente repressive, dal 1963. E in nome di quelle leggi le forze di sicurezza siriane agiscono per soffocare la protesta.

Nella Striscia di Gaza sale la tensione e ritorna a scorrere sangue

Nella striscia di Gaza nelle ultime ore sono stati uccisi otto Palestinesi, di cui almeno quattro civili (fra i quali due bambini), ed alcune decine di civili sono rimasti feriti a seguito di interventi delle forze armate israeliane, mentre a Gerusalemme un attentato terroristico, il primo dopo molti anni, ha provocato oltre 20 feriti. Questi nuovi episodi fanno seguito ad una escalation iniziata esattamente una settimana fa, quando aerei israeliani hanno attaccato una sede di Hamas presso le rovine del villaggio di Netzarim, sempre nella striscia di Gaza, uccidendo due militanti del movimento palestinese.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rinviato un viaggio a Mosca programmato per oggi, mentre il vice-primo ministro Silvan Shalom ha dichiarato alla radio israeliana che il paese deve prendere in seria considerazione l'ipotesi di una seconda operazione Cast Lead ("Piombo fuso"), il nome dell'attacco che lo Stato ebraico attuò nel dicembre 2008 contro la Striscia di Gaza. Shalom ha aggiunto: "Dico questo nonostante il fatto che so bene che un evento del genere potrebbe portare la regione ad una situazione ancora più esplosiva".
Il governo israeliano ha anche espresso sospetti che il nuovo attentato sia attribuibile a fazioni filo-iraniane del movimento di resistenza palestinese, in tal modo collegando questi avvenimenti alla nota questione della minaccia rappresentata dall'Iran.

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