domenica 20 febbraio 2011

Oro, Argento e il loro funzionamento..."la rima c'è, ma qualcosa ai banchieri sta andando storto"

E’ nato prima l’uovo o la gallina?
Tradotto: è il mercato del metallo fisico che influenza il prezzo del metallo di carta (futures, opzioni, forward e altri derivati) o viceversa?
Questa è la domanda fondamentale. La risposta è: dipende dalla credibilità delle forze in campo!
Fino all’esplodere della crisi finanziaria, investitori, consumatori, governanti, tutti noi (persino io che sono notoriamente arrogante e saccente) vivevamo in una sorta di “bolla ipocrita“. Un bolla in cui tutti sapevano ( o potevano saperlo ) che la gigantesca quantità di contratti derivati su qualsiasi classe di investimento o di evento naturale non poteva essere in nessuna maniera coperta dalle risorse disponibili. Per rimanere sulla questione argento, a seconda di come la si contici sono da 5 a 10 anni di produzione venduti allo scoperto (e senza copertura fisica) proprio in questo momento.

Navi iraniane nel Mediterraneo?

E' giallo sulle due navi iraniane che potrebbero essere transitate dal canale di Suez dirette nel Mediterraneo. Israele già da due giorni ha lanciato l'allarme predispondendo anche pattugliamenti, mentre le autorità egiziane spiegano che il transito non è avvenuto. Le due navi da guerra iraniane, la fregata Alvand, e la nave appoggio Kharg, non solo non sono transitate nel Canale di Suez, ma non sono neppure arrivate nell'area di attesa dove tutte le navi attendono in fila di ricevere l'ordine di passare ha detto alla tv di stato egiziana il direttore dell'ufficio traffico del Canale, ingegner Mohamed el Manakhly.

Il sangue che sta scorrendo non salverà Gheddafi

I violenti scontri di questa settimana tra le forze di sicurezza libiche e i manifestanti, che hanno ucciso ormai oltre 100 persone e ne hanno ferite moltissime altre a partire da martedì scorso, assomigliano molto a un’altra rivolta araba. Per alcuni osservatori, il navigato leader di questo paese ricco di petrolio, Muammar Gheddafi, improvvisamente appare vulnerabile proprio come lo furono il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali e quello egiziano Hosni Mubarak durante i moti che alla fine li hanno spodestati.
Ma rovesciare il più longevo dittatore della regione dopo 41 anni di potere richiederà una dimostrazione di forza ben più grande di quella che i manifestanti sono stati finora in grado di mostrare. In questo sforzo, essi potrebbero avere pochi alleati su cui contare: non i militari del paese, molti dei quali sono fedeli a Gheddafi, e neanche i leader occidentali, che hanno molto da perdere da una grande sollevazione in Libia.

L'ondata rivoluzionaria è arrivata a toccare le coste del Bahrein

L'ondata rivoluzionaria che sta attraversando i paesi nordafricani e mediorientali è arrivata a toccare le coste del Bahrein. Nel piccolo arcipelago del Golfo Persico, il malcontento popolare dura da anni. Ma è stato soprattutto l'esempio egiziano a sdoganare la possibilità di una vera rivolta. La maggioranza sciita, che costituisce il 70% della popolazione, ha deciso così di iniziare a far davvero la voce grossa contro il regime sunnita che da quarant'anni governa il Paese.
Gli scontri sono iniziati lunedì scorso, nei villaggi intorno a Manama, la capitale. I manifestanti chiedono riforme che trasformino il Bahrein da monarchia assoluta in monarchia costituzionale. Vogliono anche le dimissioni del premier, sheikh Khalifa bin Salman al Khalifa, che oltre a guidare il Paese dal 1971 (anno dell'indipendenza dalla Gran Bretagna), è anche lo zio del re, sheikh Hamad bin Isa Al-Khalifa. Dalla rivoluzione egiziana, i contestatori hanno ripreso il principale slogan ("Il popolo vuole il crollo del regime") e la più visibile fra le modalità di protesta: l'occupazione del cuore della capitale. Centinaia di persone si sono accampate così in piazza della Perla, la piazza Tahir del Bahrein.

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