giovedì 17 febbraio 2011

I reazionari non si fermano mai finché non mandano in rovina la rivoluzione

Le popolazioni di molte nazioni stanno manifestando contro i propri governi. Alcuni sostengono che i popoli in rivolta stanno preparando una imminente rivoluzione mondiale. Sia la stampa conservatrice che quella progressista sono in subbuglio. Ma è molto più facile portare a termine una rivoluzione che costruire e mantenere un governo umano e funzionante. Le forze reazionarie non riposano mai e sono riuscite a cancellare la maggior parte delle rivoluzioni popolari durante la storia. I rivoluzionari devono riconoscere che il loro primo obiettivo è quello di difendere i governi appena formati da ingerenze reazionarie, perché appena esse si avvicinano alle porte non si fermano finché non mandano in rovina la rivoluzione.

Il doppio senso è intenzionale [revolting significa in rivolta ma anche rivoltato,disgustato, ndt]. Qualunque persona con un briciolo di umanità, sensibile e con onestà intellettuale non può che sentirsi disgustata quando viene a conoscenza delle condizioni inumane in cui vivono le popolazioni nella maggior parte dei paesi e del peggioramento delle condizioni di vita dei popoli nei cosiddetti paesi sviluppati.

LA CRISI DELLO STATO ARABO LA CORRUZIONE COME SISTEMA DI SCAMBIO




LA CRISI DELLO STATO ARABO POSTCOLONIALE

La crisi dello Stato arabo moderno è figlia dell’ideologia del panarabismo e del modello nazionalista, anche nella sua versione “socialista”.
Nella prima fase (durante e immediatamente dopo la lotta per l’indipendenza) queste ideologie si rivelarono una leva potente per la mobilitazione popolare anticoloniale e per l’avvio do un processo di ricostruzione degli Stati nazionali e di riforma del sistema economico e sociale in senso progressista.
Nella seconda fase (corrispondente agli ultimi decenni del ‘900) il mondo arabo, umiliato dalla sconfitta nella “guerra dei sei giorni” (1967) si accorge che la costruzione nazionalistica non regge alla prova dei fatti, sia sul piano militare sia su quello dell’emancipazione economica e civile.

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