mercoledì 16 febbraio 2011

Ucraina, Paese spaccato, diviso tra est e ovest

L’Unione Sovietica è crollata vent’anni fa, ma c’é ancora qualcuno che la rimpiange. Almeno in Ucraina, Paese spaccato, diviso tra est e ovest, bloccato ancora dopo due decenni dall’indipendenza da Mosca, arrivata dopo il golpe di agosto nel 1991, tra un passato che non passa e un futuro incerto. Al primo giro di boa di presidenza di Victor Yanukovich, eletto all’inizio di febbraio del 2010, Kiev mostra ancora di non aver trovato la sua strada, in bilico tra la voglia di lasciarsi alle spalle un pesante fardello e incapace di intraprendere un cammino indipendente.

Egitto, la rivoluzione modello


Dopo 30 anni incontrastati al potere e 18 giorni di resistenza, Mubarak lascia. Dopo la rivolta tunisina cosa significa questa vittoria del popolo egiziano per il mondo arabo?
E' una vittoria molto importante perché è avvenuta rapidamente e senza grossi spargimenti di sangue. Gli egiziani sono molto fieri di questo. A noi giornalisti europei dicono spesso: “Vedete ? Abbiamo vinto e lo abbiamo fatto pacificamente. Le uniche nostre armi sono stati gli slogan e la determinazione”. Ci sono stati certo circa 300 morti uccisi nella calca o a causa della repressione poliziesca ma è una perdita minima rispetto ai milioni di persone che hanno inondato la piazza per oltre venti giorni. Da questo punto di vista non c'è stata alcuna violenza da parte della popolazione, ecco perché questa rivoluzione servirà da modello ad altre realtà, soprattutto nel mondo arabo. 

Com'è la situazione adesso nelle strade del Cairo? 
La piazza Tahrir è stata riaperta alla circolazione anche se migliaia di persone continuano a manifestare ed a stazionare al centro della piazza. Anche la principale radio dei manifestanti, Radio Resistenza, continua a diffondere i suoi programmi da quella che è diventata il simbolo della rivoluzione egiziana.

Afghanistan: il generale David Petraeus torna a casa

Sta per lasciare l’Afghanistan il generale David Petraeus, comandante capo di tutte le forze Usa e Nato su quel fronte. Dopo soli otto mesi, è già in partenza colui che Barack Obama mandò a gestire le sorti della guerra, per risolvere una grave crisi dopo la cacciata di Stanley McChrystal. Vero artefice della dottrina del “surge” (forte aumento delle truppe sul terreno) in Iraq, Petraeus è stato chiamato ad applicare lo stesso approccio in quella che è diventata a tutti gli effetti la guerra di Obama. La sua partenza, che è certa entro la fine dell’anno ma potrebbe anche avvenire prima, cade in una fase delicata, sia sul piano strategico per l’incerto andamento dell’offensiva, sia per ragioni di politica interna. Proprio nel luglio di quest’anno Obama ha promesso all’America di cominciare a riportare a casa una parte delle truppe. Ma quella promessa è sempre stata oggetto di tensioni con il Pentagono e con i comandi Usa al fronte, convinti che non bisogna dare all’avversario delle certezze sull’inizio del ritiro. Inoltre la tensioni è ai massimi tra Washington e il Pakistan, dopo l’arresto di un “Rambo” americano che ha ucciso a bruciapelo due pachistani nel pieno centro di Lahore. Dotato di passaporto diplomatico, l’americano è probabilmente un uomo dei servizi e il Dipartimento di Stato esige la sua liberazione.

Primo focolare di rivolta in Libia

TRIPOLI - La polizia libica ha disperso con la forza i manifestanti che la scorsa notte hanno tenuto un sit-in contro il governo a Bengasi. Quattordici persone sono rimaste ferite. Si tratta di tre manifestanti e dieci agenti, nessuno dei quali in condizioni serie: non si sa chi sia la quattordicesima persona che ha subito lesioni. Oggi centinaia di sostenitori del leader libico Muammar Gheddafi hanno manifestato in diverse città del paese.  

Ieri, i familiari dei detenuti rimasti uccisi nel 1996 in una sparatoria nella prigione di Abu Slim, a Tripoli, si sono radunati davanti a un commissariato di Bengasi per chiedere la liberazione del loro coordinatore, l'avvocato Fethi Tarbel, stando a quanto riportato oggi dal quotidiano Al-Manara. Secondo Human Rights Watch, furono almeno 1.200 I prigionieri uccisi dalle forze dell'ordine, in circostanze ancora poco chiare. Da anni le famiglie, di cui la maggior parte è originaria di Bengasi, non smettono di chiedere giustizia.

In una società di uguali la ricchezza è ugualmente distribuita, giusto? Sbagliato, e di grosso

Introduzione
E' circa un paio di mesi che osservo con una certa perplessità il ''dibattito'' che si è sviluppato sulla distribuzione della ricchezza in Italia. La ragione della perplessità, e la ragione per cui ho messo la parola dibattito tra virgolette, è che la discussione sembra procedere mantenendo una rigorosa e completa ignoranza sia dei principali fatti empirici sia di osservazioni teoriche abbastanza elementari. Ho quindi deciso di scrivere questo post che non ha alcuna pretesa di dire cose nuove o particolarmente intelligenti ma semplicemente di ricordare alcune cose abbastanza scontate ma che nessuno sembra essersi preso la briga di menzionare.
La discussione, per quel che posso dire, partì con un bizzarro episodio di scoperta tardiva di un dato contenuto nella indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia, ossia il fatto che il 10% delle famiglie possedesse il 45% della ricchezza.

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