martedì 15 febbraio 2011

Avevano una “proprietà privata” che chiamavano Egitto


Nell’Egitto di Mubarak, appena un migliaio di famiglie controllava gran parte dell’economia nazionale; la rete clientelare del regime considerava l’Egitto come il proprio feudo.
Dietro l’ostinazione di Hosni Mubarak e gli assalti dei suoi tirapiedi contro i pacifici dimostranti di Piazza Tahrir vi era molto di più della semplice politica. Era anche una questione di soldi. Il rais e la sua cerchia per lungo tempo hanno trattato l’Egitto come il loro feudo, e le risorse egiziane come un bottino da spartirsi.
Con un indiscriminato programma di privatizzazione, Mubarak e i suoi si appropriarono di redditizie imprese statali e di vaste aree di terreno pubblico. Un ristretto gruppo di uomini d’affari si  impadronì delle attività pubbliche e acquisì il monopolio di settori di produzione strategici come quelli del ferro e dell’acciaio, del cemento e del legno. Mentre il capitalismo clientelare prosperava, industrie locali che un tempo rappresentavano la spina dorsale dell’economia andavano in rovina. Allo stesso tempo industrie del settore privato pericolose per l’ambiente, come quelle delle ceramiche, del marmo e dei fertilizzanti, si sono sviluppate senza una vera regolamentazione a spese della salute dei cittadini.

Elogio della ghigliottina

Stamane i telegiornali hanno mostrato la lussuosissima clinica
tedesca nella quale assai probabilmente si trasferirà  Mubarak dalla sua  "faraonica" villa di
Sharm El Sheikh. Si dice che abbia accumulato in trenta anni qualcosa come sessanta o settanta miliardi di euro che ha investito in immobili ed altre proprietà da ricconi in diversi paesi dell'Occidente. Soltanto la Svizzera ad oggi ha dichiarato il congelamento dei suoi depositi bancari. Annunzio non sappiamo se veritiero in tutto o in parte. La Svizzera da sempre è la cassaforte dei potenti del mondo e vorrà sicuramente continuare ad esserlo e per questo dubito fortemente di questo " tempestivo" annuncio. Si dice che diciannove aerei pieni di ogni ben di Dio siano decollati nei giorni scorsi dall'Egitto verso l'ospitale Arabia Saudita per mettere al sicuro gli immensi patrimoni accumulati dalla cricca di cortigiani che ha circondato il Faraone e la sua famiglia.
  Nei giorni scorsi, un altro tiranno, il Presidente tunisino Ben Alì è fuggito con le casseforti piene di tutti i tesori di Ali Babà dopo la rocambolesca messa in scena dell'aereo atterrato in Sardegna per depistare possibili "giustizieri". Naturalmente non c'era nessun giustiziere ma l'episodio la dice lunga sulla cattiva coscienza e sugli incubi dei tiranni!

L'EGITTO SI E' VERAMENTE LIBERATO?

Rete controg8
per la globalizzazione die diritti

Mercoledì 16 febbraio dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova, 455° ora in silenzio per la pace.

Due settimane fa eravamo qui a manifestare insieme a tanti nostri fratelli Egiziani per chiedere anche noi, come in piazza Tahrir, che il feroce tiranno  gen. Hosni Mubaraq se ne andasse. Dopo diciotto giorni, 103 morti, 3000 feriti e 50 mila arrestati, in gran parte non acora liberati , quel signore ha tolto il disturbo. Ne siamo tutti felici, ma è davvero cosi'? 
Oggi ci raccontano che :
1)    ha vinto il popolo del web, quello che è riuscito a comunicare a tutto il mondo, nonostante l'oscuramento voluto dal tiranno,
2)    è una grande vittoria per la diplomazia occidentale, soprattutto degli Stati Uniti e in particolare del Presidente Obama, che aveva tenuto uno "storico" discorso proprio ad Al-Kahira

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