sabato 29 gennaio 2011

L'Albania, la rivolta e i due gruppi

L'opposizione in piazza a Tirana il 21 gennaio 2011 (foto Mimoza Dhima)


Quello che sta succedendo questi giorni in Albania ha diviso gli albanesi in due grandi gruppi. Del primo fanno parte quelli che pensano che ciò che sta avvenendo è il risultato di due pessime persone: Sali Berisha e Edi Rama. Per coloro che la vedono così – che sono per lo più militanti dei partiti in conflitto o loro sostenitori – il male sparirà quando uno di questi due uomini sarà definitivamente sconfitto. Esiste però anche un altro gruppo di non minore importanza, di cui fanno parte anche simpatizzanti e membri dei due partiti, di persone sempre più convinte che questi due uomini altro non sono che il volto di un male maggiore e che il Paese si salverà solo quando la nostra lotta contro il male che questi due uomini rappresentano li cancellerà dalla vita politica.

La rivolta egiziana, Hosni Mubarak e l'Impero degli Stati Uniti

Hosni Mubarak è un signore di 82 anni.
Le manifestazioni di questi giorni hanno dimostrato, poi, quanto il popolo egiziano lo ama.
Facendo queste due semplici considerazioni, ieri sera il presidente degli Stati Uniti ha fatto un discorso in cui ingiunge, con fare piuttosto autoritario, a Hosni Mubarak a fare delle “riforme” e a “dialogare” con il popolo.
Questo non vuol dire, mandare via Hosni Mubarak dopo 30 anni di fedele servizio; ma è una bella bacchettata a un impiegato che non ha saputo fare il suo mestiere.
Così, quando Hosni Mubarak se ne andrà, o in Arabia Saudita o direttamente in Paradiso, la colpa non sarà data agli Stati Uniti. Anche se il tono arrogante con cui il presidente di un paese che si trova a migliaia di chilometri di distanza dice a un altro come si deve comportare, non è detto che sortisca un buon effetto sugli egiziani.

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