mercoledì 26 gennaio 2011

L’ÉLITE DELLA POTENTE GLOBOCRAZIA CHE COMANDA IL MONDO

L’agenda per il sistema centralizzato di controllo globale è pubblica

Si è spesso parlato della spinta verso un sistema centralizzato di controllo del governo mondiale come di una “cospirazione pubblica”. Gruppi come Bilderberg, la Commissione Trilaterale e il Council on Foreign Relations sono i perni di questa agenda, stabiliscono le misure prese dai politici e dai brokers del potere che questi gruppi hanno di fatto comprato. 

Un articolo piuttosto eccentrico apparso da poco sull’Economist fa riferimento a questa struttura di potere non come a una teoria della cospirazione, ma semplicemente confermando che ‘l’élite cosmopolita” si ritrova effettivamente in quei meeting in club esclusivi per forgiare il mondo nel quale la “superclasse” desidera abitare. 

Ovviamente, l’Economist è il posto ideale dove ostentare una cospirazione, dato che il suo editore è un abituale frequentatore della conferenza annuale del gruppo Bilderberg, un’ammissione che l’articolo rivendica con orgoglio nei primi paragrafi. 

In modo ironico, l’articolo descrive Bilderberg come “una cospirazione del male tesa a dominare il mondo” e poi finisce con l’affermare che sì, il gruppo effettivamente domina gli eventi nel mondo.

La fase più difficile della rivoluzione tunisina

A più di un mese dall’inizio della rivolta in Tunisia, un governo provvisorio ha assunto il potere per gestire la transizione, dopo che il presidente Ben Ali è fuggito dal paese.
Ma a giudizio di molti osservatori, è proprio adesso che si apre la fase più difficile della rivoluzione tunisina, quella che potrebbe portare ad un vero cambiamento, o alla restaurazione del vecchio regime dietro la facciata di riforme puramente “cosmetiche”.
La sfida di sradicare il Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD) – il partito di governo che ha rappresentato l’anima del regime – dalle istituzioni e dalla società tunisine potrebbe rivelarsi più difficile dell’impresa di cacciare il dittatore.
Poco dopo l’annuncio della formazione del nuovo governo, il 17 gennaio, migliaia di manifestanti hanno espresso la loro rabbia e la loro delusione nei confronti di un esecutivo in cui i ministeri più importanti sono stati monopolizzati dagli esponenti del vecchio regime, mentre all’opposizione ufficiale sono state lasciate solo le briciole, e nessun posto è stato offerto all’opposizione non ufficiale – che in realtà è considerata da molti la più rappresentativa nel paese.

Tunisi spaventa Washington

A poco meno di due settimane dalla fuga del deposto presidente Zine el-Abidine Ben Ali, il popolo tunisino continua a manifestare contro un governo provvisorio che, nonostante alcuni provvedimenti di facciata, continua ad essere dominato da esponenti del vecchio regime. In una situazione di pieno fermento nel paese nord-africano, a Washington e a Parigi, così come tra le élites locali, si teme un’ulteriore escalation delle proteste popolari e delle rivendicazioni sociali e civili. Uno scenario che rischia di diffondere il contagio della rivolta in tutto il mondo arabo e che potrebbe non limitarsi al solo rovesciamento dei regimi autoritari per sostituirli con governi più presentabili ma ugualmente al servizio degli interessi occidentali.
A dare sostegno ai manifestati che da giorni chiedono le dimissioni del primo ministro ad interim e già braccio destro di Ben Ali, Mohammed Ghannouchi, giovani, lavoratori e disoccupati continuano a giungere a Tunisi dalle aree interne più disagiate del paese. Mentre nei giorni scorsi le forze di polizia erano sembrate concedere una tregua ai tunisini scesi in piazza, confidando in un rapido dissolversi delle contestazioni una volta insediato un nuovo governo, questo atteggiamento ha lasciato spazio ancora una volta alla repressione, indicando la volontà di rimanere al potere da parte degli uomini che già facevano parte della cerchia dell’ex presidente e che stanno cercando di incanalare la rivoluzione verso una transizione pacifica e indolore.

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori