sabato 22 gennaio 2011

Russia, energia da vendere

Ormai tutti conoscono a menadito le abili strategie di Putin, grazie alle quali il leader post - o sarebbe meglio dire neo - sovietico riesce a serrare con forza sempre maggiore le proprie mani sul sistema energetico europeo: conosciamo quanto è successo e continua a succedere in ambito gas, e sappiamo anche cosa succede in tema di energia nucleare.
Un ambito invece sul quale siamo meno informati è quello della “Russia petrolifera”: a parte le notizie di qualche ingente crack risalente a diversi anni fa - e trascurando gli atti estremi di noti petrolieri celebri per le loro fesserie nel jet-set internazionale - conosciamo ben poco delle idee geostrategiche del Cremlino per conquistare la cara, vecchia, scricchiolante Europa occidentale.
Ebbene, stavolta abbiamo sotto i nostri occhil’ultimo atto della crociata energetica moscovita, che sta avendo luogo proprio nel settore petrolifero: la Rosneft, “compagnia di bandiera” dell’oro nero russo, ha siglato un accordo con la società anti-ecologica per eccellenza, la British Petroleum (in arte BP) in tema di diritti di trivellazione e soprattutto di quote societarie all’interno della grande compagnia britannica. Cerchiamo di andare per ordine onde chiarire statiche e dinamiche di questi nuovi assetti.

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