lunedì 17 gennaio 2011

Hezbollah si ritira dal governo. Il Libano sprofonda nella crisi

La minaccia era nell'aria da tempo, ieri, 12 gennaio, Hezbollah è passato dalle parole ai fatti. I ministri del Partito di Dio e i loro alleati si ritirano dal governo di unità nazionale libanese e mettono di fatto in crisi l'esecutivo. L'annuncio è arrivato mentre il premier Saad Hariri si trovava in visita alla Casa Bianca, oggi sarà ricevuto a Parigi da Nicolas Sarkozy.
La crisi è scoppiata al rifiuto di Saad Hariri di disconoscere il Tribunale speciale per il Libano sulla morte di suo padre, Rafic Hariri, e dopo che era stato impedito al Consiglio dei ministri l'esame di un dossier relativo a presunti falsi testimoni utilizzati dal Tribunale. Undici ministri, sciiti e cristiani, hanno massicciamente rassegnato le dimissioni determinando l'automatica caduta del governo.
Questi sviluppi sono seguiti ad una serie di incontri "maratona" a New York e Washington a cui hanno partecipato il re saudita Abdallah, i presidenti Barack Obama e Nicolas Sarkozy, la segretario di Stato Hillary Clinton e lo stesso Saad Hariri. 
A Beirut, quasi unanimemente stampa e commentatori politici ritengono che Washington abbia posto il veto ai tentativi siriano-sauditi che puntavano a trovare un accordo inter-libanese per far uscire il paese dalla crisi, disinnescando la bomba a tempo del Tribunale internazionale che da mesi sembra in procinto di incriminare i vertici di Hezbollah per l'omicidio di Rafic Hariri avvenuto nel febbraio 2005. Per gli Stati Uniti, al contrario, proprio l'azione del Tribunale è un fortissimo strumento di pressione contro Hezbollah ed i suoi sponsor, la Siria e l'Iran.

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