domenica 9 gennaio 2011

Khodorkovsky, uno dei mafiosi beneficiari della Russia degli anni 90

Non mi straccio le vesti sul caso Khodorkovsky, e chi lo considera un martire delle libertà è vittima di una disinformazione clamorosa. E di una Babele politico-mediatica che finisce col rendere tutti più ignoranti. Sakineh, Battisti, Khodorkovsky: che differenza c’è? Credo di saper riconoscere un mafioso, e posso affermare che Khodorkovsky è stato un mafioso tra i più pericolosi. Che invece di pentirsi, restituire il bottino nascosto nei paradisi fiscali e chiedere perdono alle sue vittime, finanzia campagne di pubbliche relazioni che hanno raggiunto il surreale, accostandolo a Sacharov, Gandhi, e tra un po’ anche a Gesù Cristo. Quando si tratta, al massimo, di un oligarca sconfitto in una guerra di potere, e imprigionato con procedure discutibili.
Non mi straccio le vesti anche perché ho conosciuto la Russia degli anni 90: uno stato della mafia i cui massimi architetti e beneficiari sono stati proprio Khodorkovsky e i suoi compari oligarchi. Uno stato edificato con l’amorevole assistenza della finanza occidentale, che ha colto l’occasione della caduta del comunismo per costruirci sopra una montagna di soldi. Sono state infatti le banche europee ed americane che hanno ricettato i soldi della mafia russa contribuendo a portare un grande paese sull’ orlo del disfacimento. Ma la festa è finita con l’arrivo di Putin, ed è questa la soluzione dell’ “enigma” del 70% dei suoi consensi attuali. E della sua impopolarità presso il grande business anglo-americano ed i loro giornali, innamoratisi all’ improvviso di Khodorkovsky.

Tunisia, esplode la rivolta dei diplomati-disoccupati

In Tunisia, il termine è stato a lungo un tabù. In un paese che avevano investito molto in educazione, parlano di "disoccupazione dei laureati" suonava come una ammissione di fallimento. Ma la realtà è in arrivo per le autorità: il suicidio di un giovane venditore ambulante ha innescato una rivolta inedita, e da metà dicembre, i tunisini sono in strada. Soprattutto i giovani, spinti alla disperazione dalla disoccupazione e dall'ingiustizia sociale. Mohamed Bouazizi, scapolo di 26 anni, si era dato fuoco dopo che le autorità avevano confiscato la frutta e la verdura che vendeva per sopravvivere.

Il 5% di crescita media annuale dell'economia tunisina nasconde, negli ultimi anni, una situazione economica molto difficile per i giovani del paese: secondo uno studio ufficiale effettuato dal Ministero tunisino del Lavoro in collaborazione con la Banca Mondiale, se il tasso di disoccupazione complessivo è pari al 14% nel 2008, quello dei giovani tra i 18 e 29 anni è quasi tre volte quello degli adulti.

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