lunedì 3 gennaio 2011

Attacchi ai cristiani, dopo l’Egitto il Sudan?

La strage in Egitto potrebbe essere la “prova generale” per un’altra carneficina di cristiani già annunciata: in Sudan, dopo il referendum sulla secessione Nord-Sud fissato per questo 9 gennaio. L’attenzione della Casa Bianca per la tragedia egiziana è rafforzata da questo scenario.
“Il Sudan sarà la più grande emergenza per la nostra politica estera nel 2011”. Questa dichiarazione di P.J.Crowley, il portavoce del Dipartimento di Stato, suonò strana quando fu pronunciata a metà dicembre, nel bel mezzo del ciclone WikiLeaks. Oggi sorprende di meno, alla luce del ruolo di Al Qaeda che secondo Washington è regista dell’attacco sanguinoso contro i cristiani d’Egitto.
Al confine meridionale con l’Egitto, il Sudan è atteso come un test ad alto rischio per Barack Obama, per la sua politica africana, e per la coerenza con i valori umanitari che ha spesso proclamato.
In campagna elettorale il presidente additò il mancato intervento americano in Ruanda come una concausa di quel genocidio nel 1994 (800.000 morti), un’accusa che grava sul bilancio di Bill Clinton. L’Amministrazione Bush da parte sua fu inerte davanti al genocidio del Darfur (2 milioni di profughi), perpetrato da Omar Hassan al Bashir e che è valso al dittatore sudanese l’incriminazione per crimini di guerra.

Nel 2011 in Palestina si muore così

Molti sanno già cos'è il muro di separazione che Israele sta costruendo in Palestina, in spregio a qualsiasi norma del diritto internazionale, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, dei diritti dell'uomo: una barriera in cemento armato, con torrette di guardia, check-point e fasce di rispetto, integrata in un sistema elettronico di sorveglianza, della lunghezza di 723 km (più del doppio dell'originaria linea armistiziale del 1949, la cosiddetta Green Line, che divideva lo Stato ebraico dalla Cisgiordania), che oggi già sottrae circa il 10% del territorio della Cisgiordania ai Palestinesi.
Secondo le Nazioni Unite, circa 35.000 palestinesi appartenenti a 35 comunità locali si troveranno chiusi fra la barriera e la Green Line; lo stesso accade alla maggior parte dei 250.000 palestinesi che risiedono a Gerusalemme est, mentre le comunità palestinesi di Kafr Aqab e Shu'fat Camp sono invece separati dal muro da Gerusalemme est; 28 comunità palestinesi, le aree di Biddya e Biddu e la città di Qalqilya, comprendenti circa 125.000 abitanti, si troveranno circondati su tre lati dalla barriera e altri 26.000, in 8 comunità nelle enclave di Az Zawiya e Bir Nabala, si troveranno circondati su quattro lati, ovvero sia completamente isolati dal muro e potranno restare collegati alle altre comunità della Cisgiordania solo mediante tunnel o apposite vie obbligate di collegamento.

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