venerdì 2 dicembre 2011

Vladimir Vladimirovic Putin, noto anche come VVP



Vladimir Vladimirovic Putin, noto anche come VVP (acronimo che in russo sta anche per Prodotto interno lordo) ha vinto per 614 a 0 la nomination ufficiale del suo partito per le elezioni presidenziali di marzo. Il tutto è avvenuto con una sontuosa cerimonia, un meeting dei 614 delegati di Russia Unita, che poi hanno votato la nomination, e dei rappresentanti del Fronte del Popolo: in tutto più di diecimila persone, radunate nel palazzo dello sport di Luzhniki,  in deliquio davanti alla prestazione del leader.
Per l’occasione Putin non si è risparmiato, pronunciando un discorso che ha affrontato a 360 gradi i problemi del paese, molto duro con le opposizioni liberali e polemico con gli americani che le appoggiano “buttando via i propri soldi, che farebbero meglio a usare per ripagare i debiti” invece di immischiarsi nelle elezioni altrui. Il discorso di investitura ha puntato molto su quello che bisogna correggere – e che VVP promette di correggere durante il suo mandato presidenziale – e cioè la corruzione imperante e le ingiustizie sociali. Nel pronunciare queste parole ha picchiato il pugno sul tavolo (provocando una salva di applausi e canti) ma non ha però detto come farà ad apportare i miglioramenti promessi.

Lo sfondo politico del discorso è complicato, con i sondaggi che predicono un sostanzioso calo dei consensi per Russia Unita nelle elezioni parlamentari di domenica prossima. RU aveva avuto il 64 % dei voti nelle elezioni del 2007, ora le previsioni variano da un minimo del 41 a un massimo del 57 per cento secondo i diversi istituti demoscopici: sempre una maggioranza nettissima rispetto agli altri partiti autorizzati a competere (solo due dei quali, comunisti e liberaldemocratici, sono sicuri di passare lo sbarramento del 7%) ma comunque un evidente segno di difficoltà.
Il rating elettorale di Putin, nei sondaggi, è assai più alto di quello del partito, attestandosi intorno al 70 per cento; ma molto più modesta è invece la percentuale – dice l’ultimo rilevamento, della settimana scorsa – dei russi che si dicono soddisfatti del suo operato: solo 43 su cento si fidano di quello che dice.

di Astrit Dakli

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