giovedì 3 novembre 2011

Israele-Iran: ieri il test, domani forse l’attacco


Mercoledì Israele ha sperimento un missile balistico a lungo raggio, capace di raggiungere l'Iran, o meglio i suoi impianti nucleari. Se ne parla da talmente tanto tempo che sembrava fosse diventata quasi una possibilità remota. Eppure questa dimostrazione riapre le porte alla cosiddetta “opzione militare” contro Teheran.
Se i funzionari della Difesa hanno preferito mantenere il riserbo sull’accaduto, il ministro Ehud Barak si è invece pubblicamente complimentato con il suoi uomini per “il successo tecnologico” dell’impresa.
E la stampa israeliana già specula sulle reali intenzioni del primo ministro Benjamin Netanyahu e dello stesso Barak: i due starebbero lavorando dietro le quinte per cercare di costruire un sostegno ministeriale a un attacco militare contro il programma nucleare iraniano.
E la tempistica sembra coincidere con questa interpretazione: a giorni arriverà l'ultimo rapporto redatto dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica, un documento che potrebbero giocare a favore dei piani di Tel Aviv.

Al di là delle speculazioni, in Israele questo dibattito sta conquistando via via sempre più spazio, dentro e fuori dai palazzi del potere: “Un Iran nucleare porrebbe costituire una minaccia terribile per il Medio Oriente e per il mondo intero. E, naturalmente, si tratta di una grave minaccia anche per noi”, ha affermato Netanyahu, nel suo discorso di apertura della seduta settimanale della Knesset (Parlamento israeliano, ndr).
In un passo successivo, anche se con riferimento al lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, il premier ha inoltre aggiunto che la sicurezza non può essere garantita solo dalla difesa del territorio, ma anche e soprattutto dalle capacità offensive di un paese, che “il fondamento stesso della strategia della deterrenza".
Da parte sua l'opinione pubblica israeliana continua invece a essere divisa sull'opportunità di un attacco all'Iran, come conferma un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano Haaretz.
Stando alle risposte degli intervistati, la maggioranza della popolazione - il 41% - si dice favorevole all'opzione militare contro un 39% di contrari e un 20% (da non sottovalutare) di indecisi.
I numeri cambiano se si resta invece sull'ideale più che sul pratico: il 52% di israeliani ammette di fidarsi del giudizio espresso dal premier sulla questione iraniana, considerando che Netanyahu ha più volte paragonato la minaccia rappresentata dal regime di Teheran a quella posta agli ebrei dalla Germania hitleriana del 1939. 

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