lunedì 28 novembre 2011

Il saccheggio permanente dell'Africa


Nel disegno a lungo termine dell'elite dominante l'intera Africa è destinata al saccheggio permanente delle sue riserve di materie prime e all'esportazione forzata dei prodotti alimentari per il consumo di tipo occidentale. Questo disegno è talmente trasversale che tutti gli attori dello scontro geopolitico, pur con la differenza di ruoli esibita finora, lo condividono: Usa, Francia e Cina stanno soltanto giocando più sul davanti della scena rispetto agli altri (Russia, Gran Bretagna e Germania anzitutto), ma tutti sono coinvolti nel piano, tutti hanno le loro mani sull'Africa.
Questo dovrebbero anzitutto comprendere tutti i popoli del continente. Quelli che si dovessero opporre a tale piano sanno già che dovranno affrontare una violenza peggiore rispetto a quella del primo colonialismo: il potere di corruzione delle menti dei dominati e il monopolio assoluto dei Megamedia da parte dell'elite conferisce a quest'ultima una capacità di devastazione inedita, incomparabilmente più terrificante rispetto a quella dei vecchi arnesi del colonialismo europeo.

venerdì 25 novembre 2011

Con Monti il Vaticano entra ufficialmente nel governo italiano


Casa fatta capo ha. Il governo “tecnico” di Mario Monti cosa fatta è.
Tuttavia, trattandosi di materia delicatissima conta molto sapere come, con chi e per che cosa.
Monti dice che il suo non è il governo dei “poteri forti”. Lo potrà dimostrare con i fatti.
A molti qualche dubbio rimane.
Anche se in Italia abbiamo una legge elettorale vergognosa, per risolvere la crisi si poteva adottare una procedura più consona con lo spirito della democrazia parlamentare.
Così come- bisogna rilevare- che la composizione del dicastero, forse, rassicura i “mercati” ma non troppo gli italiani.
I ministri saranno rigorosamente “tecnici”, ma appaiono, in gran parte, inquadrati in una visione oscillante tra la fedeltà al leader politico di riferimento, ai “mercati” appunto e al Vaticano che entra pesantemente nel governo italiano.

lunedì 14 novembre 2011

Monti è il “liquidatore” posto a capo del governo di un paese fallito


L’Italia e la Grecia stanno entrando in una nuova fase del loro “iter fallimentare”, silenziosamente avviato dalla BCE: la fase dell’espropriazione dei beni per ripagare i creditori. L’Italia perderà così le sue residue capacità strategiche, entrerà in una fase economica di crisi ancor più dura, e sarà retrocessa nelle gerarchie internazionali.

È un istituto giuridico comune, noto a tutti, quello del “fallimento”. Il debitore incapace di pagare i propri crediti incorre in alcune misure coercitive. V’è – ma non più in Italia – la “amministrazione controllata”: il Tribunale vigila sul debitore, tramite un apposito commissario, affinché prenda le misure atte a ripagare i creditori (ossia ad essere “solvente”). Laddove si giudichi impossibile pagare i debiti – cioè si verifichi lo stato di insolvenza – il debitore dichiara fallimento: i beni pignorabili gli sono espropriati a forza e vengono distribuiti tra i creditori.

Morire per il debito?


Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel Deat si chiedeva se valesse la pena “morire per Danzica”. Parafrasando le sue parole, oggi gl’Italiani dovrebbero domandarsi se valga la pena “morire per il debito”. Perché la sorte che si profila per il nostro paese è tutt’altro che rosea. A meno di prendere scelte coraggiose che possono cambiare il corso della nostra storia…

Il recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane ha portato, per riprendere la formulazione ripetuta da molti commentatori, ad un commissariamentodel nostro paese da parte di potentati esteri. La Banca Centrale Europea (BCE),d’accordo con USA, Francia e Germania, ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite.

domenica 13 novembre 2011

Prove di golpe tecnocratico


L’art. 1 della Costituzione italiana recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. 
Parole sacrosante. Ma la sovranità popolare è di fatto negata o limitata da una sorta di assolutismo mediatico, una strisciante dittatura ideologica generata dalla televisione. Una tirannide che Pasolini aveva raccontato come il vero fascismo, cioè la peggior forma di oppressione totalitaria.
Il potere di persuasione occulta della televisione è immenso, subdolo e penetrante, è un dispositivo ideologico assolutamente pervasivo e totalizzante, funzionale ad un disegno di autoconservazione e rafforzamento dell’ordine vigente. Oggi, più che in passato, si rivela in tutta la sua sconcertante verità un principio sacro al ministro della propaganda hitleriana, Joseph Goebbels, il quale sosteneva (non a torto) che una menzogna ripetuta ossessivamente, prima o poi viene recepita dalla gente come un dogma incontestabile.

OPERAZIONE-MONTI: E’ QUESTA LA GIUSTA VIA?


Più passano i giorni, le ore, più insorgono nell’opinione pubblica dubbi e contrarietà rispetto all’ipotesi di un governo “tecnico” affidato alla guida del prof. Mario Monti.
Il Paese è smarrito, preoccupato, diviso, ma non si può profittare della situazione per calcare la mano.
Il governo Berlusconi ha fallito ed è giusto che si dimetta.
Al suo posto sarebbe opportuno, in via eccezionale e provvisoria, varare un governo di unione nazionale espressione delle forze parlamentari disponibili.
Se proprio si vuole con qualche ministro “tecnico”.
Nell’impossibilità, non resta che sciogliere le Camere e andare alle elezioni anticipate. Altre strade non sappiamo dove potrebbero portare.
Il Parlamento, anche se eletto con questa indegna legge elettorale, è la sede sovrana, perché legittimata dalla Costituzione e dal voto popolare, ad assumere le misure necessarie per fronteggiare e risolvere la crisi.
La soluzione del “tecnico” è la più ambigua.
-Primo: perché si sa, per esperienza e per dottrina, che non esiste il tecnico puro, indipendente, super partes.

Il berlusconismo come involuzione della specie italiana


È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l'apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha "smontato" lo Stato.


È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l'Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l'applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.

Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all'addio di Berlusconi che sino all'altro ieri si era comportato da genio dell'impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all'annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia "il folgorante destino di chi tramonta".

sabato 12 novembre 2011

Esplosione in arsenale militare in Iran, 17 morti


Un'immagine della colonna di fumo provocata dall'esplosione
17 i morti per le gravi esplosioni - almeno due secondo alcuni media locali - avvenute oggi in un arsenale delle Guardie rivoluzionarie a poche decine di chilometri da Teheran. Lo riferisce la tv di stato, aggiungendo che i feriti sono 16.
Il portavoce dei Pasdaran, Ramezan Sharif - che usa la parola "martiri" per indicare le vittime dell'esplosione - ha detto ancora che indagini sono in corso per accertare i motivi dell'incidente, avvenuto mentre veniva trasportato del materiale esplosivo.

mercoledì 9 novembre 2011

Berlusconi, il fallimento totale di un’illusione collettiva


Siccome non è così folle pensare che Silvio Berlusconi – diciassette anni son pochi – una volta caduto e una volta convocate nuove elezioni (adesso o nel 2013, chissà) possa ricandidarsi, evocando come sempre l'avvento dei cosacchi, la fine delle libertà, l'aumento delle tasse, il regime dei giudici e le solite idiozie buone a raggirare chi non sa ancora accedere a Internet, va fatto il punto sulla sua azione di governo in questi tre anni e passa. 

Mettiamo subito le mani avanti: noi incalliti elettori di sinistra possiamo solo tirare un sospiro di sollievo se il programma della coalizione di centrodestra presentato nel 2008 è rimasto carta straccia, buona per asciugare dopo aver spruzzato il Vetril. Ma il punto non è questo. In ballo, come sempre, c'è la credibilità di un uomo e di un'intera classe dirigente. Che Berlusconi fosse un venditore di tappeti da tv locale sull'orlo del fallimento (ti vende l'arazzo e poi scappa con i soldi) i più avveduti l'avevano capito ben prima che scendesse in politica. Ma quando hai quella potenza mediatica, e quella potenza economica, e hai fatto di tutto in quasi 20 anni per tagliare i fondi all'istruzione perché solo nell'ignoranza altrui puoi sguazzare, capita che metà Paese possa ancora credere che tu sia San Francesco, giusto con qualche veste in più.

lunedì 7 novembre 2011

Olanda e lavoro: "Un altro mondo, insomma…"



Me ne sono andata per sfinimento e rabbia, dopo aver cercato invano -per cinque anni- un’opportunità in Italia, una strada che mi permettesse di esprimere appieno i miei talenti e fornire il mio contributo alla società. Dopo cinque anni di precariato e frustrazioni, in cui ho visto continuamente calpestate meritocrazia e lungimiranza, a favore di un sistema gerontocratico e miope, me ne sono andata“: è drammaticamente attuale, pur nella sua semplicità, la denuncia di Elisabetta Scalari, 31 anni, analista e sviluppatrice di mercato per una multinazionale a Maastricht, in Olanda.

Crisi e petrolio: "a lezione di venezuelano"


Dal 14 febbraio 2011 il Venezuela è ufficialmente il paese con la maggiore riserva petrolifera accertata del mondo, con 296,5 miliardi di barili. Quel giorno sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del Venezuela, (n. 39.615) i risultati delle indagini condotti, per anni, da un gruppo di società internazionali chiamate ad accertare le effettive riserve petrolifere del Venezuela.

Per decenni le grandi multinazionali del petrolio, dell’oro e degli altri settori hanno operato in Venezuela come se le risorse fossero di loro proprietà, pagando allo stato cifre irrisorie. Tutto ciò è stato possibile perchè i governi di turno che si sono succeduti in Venezuela fin dall’inizio del XX secolo, con poche eccezioni, erano dei burattini nelle mani delle stesse multinazionali, ovvero governi imposti dalle stesse multinazionali; questi governi in cambio del potere, che esercitavano spesso in maniera dittatoriale riservavano alle multinazionali il diritto di sfruttamento delle risorse del paese. 
Questi governi, quando non erano delle dittature, ma assumevano la parvenza di una democracia, come nel caso del quarantennio della IV Republica (1961-1998)erano nei fatti delle dittature ed agivano indisturbati come spietate dittature, in cui era presente ogni sorta di violazione umana (stragi, persecuzioni, sparizioni, torture, arresti indiscriminati ed assassinato degli avversari politci erano all’ordine del giorno) grazie all’appoggio che ricevevano dagli Stati Uniti e dalle altre potenze interessate alle risorse del Venezuela.

sabato 5 novembre 2011

Genova, si è consumato l'annunciato disastro


Da mezzanotte alle 13 sono piovuti sulla città 300 millimetri d'acqua, un terzo della quantità che cade in un anno. Esondati i torrenti Fereggiano, Bisagno e Sturla. Alle 9 la situazione era ancora sotto controllo. Il sindaco: "Il fiume era stato messo in sicurezza. Mai vista una cosa così in tutta la vita. Uno Tsunami". L'allarme non è cessato: vietato l'uso delle auto.

giovedì 3 novembre 2011

Israele-Iran: ieri il test, domani forse l’attacco


Mercoledì Israele ha sperimento un missile balistico a lungo raggio, capace di raggiungere l'Iran, o meglio i suoi impianti nucleari. Se ne parla da talmente tanto tempo che sembrava fosse diventata quasi una possibilità remota. Eppure questa dimostrazione riapre le porte alla cosiddetta “opzione militare” contro Teheran.
Se i funzionari della Difesa hanno preferito mantenere il riserbo sull’accaduto, il ministro Ehud Barak si è invece pubblicamente complimentato con il suoi uomini per “il successo tecnologico” dell’impresa.
E la stampa israeliana già specula sulle reali intenzioni del primo ministro Benjamin Netanyahu e dello stesso Barak: i due starebbero lavorando dietro le quinte per cercare di costruire un sostegno ministeriale a un attacco militare contro il programma nucleare iraniano.
E la tempistica sembra coincidere con questa interpretazione: a giorni arriverà l'ultimo rapporto redatto dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica, un documento che potrebbero giocare a favore dei piani di Tel Aviv.

martedì 1 novembre 2011

Le potenze nucleari del mondo si stanno avviando verso una nuova era di armi atomiche



Nonostante la retorica sul disarmo (sbandierata un po' da tutti in occasione del rinnovo dei trattati internazionali), la crisi economica globale e i conseguenti tagli ai bilanci statali, le potenze nucleari del mondo si stanno avviando verso una nuova era di armi atomiche.

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