lunedì 24 ottobre 2011

GHEDDAFI, ULTIMO ATTO

Perché Dio, il grande creatore dell’Universo, che scrive dritto anche se a volte usa righe storte, non ha ancora finito di scrivere l’ultimo capitolo su Manuel Noriega “. Con queste parole chiude una sua lettera allo scrittore Riccardo Orizio l’ex dittatore del Panama, Manuel Noriega, attualmente detenuto nella carceri panamensi, per ringraziarlo della richiesta di un’intervista da pubblicare nel libro “La parola del Diavolo”, un libro dedicato ai dittatori più sanguinari. L’ultimo capitolo su uno dei più longevi tiranni della storia contemporanea è invece stato scritto il 20 ottobre 2011. Muammar Gheddafi, dittatore assoluto della Libia negli ultimi 42 anni, è morto. Era arroccato nella città di Sirte dove aveva trovato rifugio dopo la caduta di Tripoli, protetto dai suoi ultimi fedelissimi. Ed il modo in cui è stato scritto il suo ultimo capitolo non è stato affatto bello. Prima picchiato e poi ucciso con un colpo alla testa, le immagini dell’ex padrone della Libia con il volto coperto di sangue fanno il giro del mondo. Gheddafi era al potere dal 1969, quando il giovane Muammar a capo di un gruppo di ufficiali filo–nasseriani depose il vecchio re Idris, trasformando la Libia da un regno ad un vero e proprio stato di polizia.

Quando diventa il capo assoluto dell’intero Paese nordafricano, Gheddafi ha solo 28 anni. Ed ha in mente un progetto ben preciso, descritto poi nel suo “libro verde”: panarabismo da coniugare con il socialismo. Appoggia i palestinesi, si schiera contro gli Usa ed insegue l’unità del mondo arabo. Nel 1986 la frizione con gli americani diventa acutissima. Reagan in persona lo accusa di fomentare e proteggere il terrorismo internazionale, tanto che nello stesso anno Tripoli viene bombardata. In ogni caso, Gheddafi resta al suo posto e 2 anni più tardi, il 21 dicembre 1988, il volo Pan-Am 103 diretto da Londra a New York esplode in volo, provocando la morte di 243 passeggeri e dei 16 componenti dell’equipaggio. Nel 1991 vengono accusati dell’attentato due esponenti libici. Subito le Nazioni Unite ordinarono sanzioni contro la Libia, tanto da costringere Gheddafi a consegnare i due ricercati.     
In ogni caso, subito dopo, negli anni 90, con la fine della guerra fredda Gheddafi fiuta l’odore degli affari. Essere il despota di uno dei Paesi più ricchi di petrolio al mondo può essergli utile. Iniziano i grandi business, soprattutto con l’Italia, l’ex Paese colonizzatore, con il quale Gheddafi farà affari di ciclopiche dimensioni. La Libia diviene presto il primo fornitore di petrolio dell’Italia, con oltre il 25% del fabbisogno nazionale. L’esercito libico monta motori Fiat sui propri carri ed i suoi mezzi. Inizia un rapporto privilegiato con la famiglia Agnelli tanto che uno dei suoi figli, Saad, chiederà di giocare nella squadra di calcio della Juventus. Ed arriviamo ai nostri giorni, con il colonnello che visita l’Italia pretendendo di essere ospitato in tenda nelle ville romane. Le visite dove gli incontri con le ragazze italiane “per far comprendere l’Islam” diventano cronache da copertina per “Novella 2000”, ed i baci e gli abbracci con Silvio Berlusconi diventano famosi. Nel 2008 viene firmato il trattato di “amicizia italo- libico” grazie al quale le compagnie petrolifere italiane potranno usare la terra libica ricca di petrolio come una mucca da mungere. Un accordo che sicuramente non piace a chi, come Francia e Gran Bretagna, vuole un riequilibrio totale del mercato petrolifero e delle politiche nel mondo arabo. Ecco l’occasione. E’ il 15 febbraio 2011. A Bengasi, sull’esempio della rivolta in Egitto e Tunisia, scoppia un’insurrezione. I francesi per primi colgono l’occasione per raggiungere il proprio scopo. I ribelli libici, poco armati e inesperti, vengono subito appoggiati dai francesi prima e dalle Nazioni Unite dopo, che autorizzano l’intervento militare in Libia per difendere i civili. E cosi, dopo ben 8 mesi di stragi, combattimenti e violenze di ogni tipo tra lealisti e ribelli, Gheddafi muore. Su Tripoli non sventola più la bandiera verde della rivoluzione, ma quella verde, rossa e nera, diventata il simbolo della nuova Libia. Se questa nuova Libia sarà migliore o peggiore di quella del colonnello ancora non lo sappiamo.

di Nicola Lofoco
Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera.
Fonte: medarabnews

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