lunedì 19 settembre 2011

LETTONIA, DOVE VA L'EX TIGRE BALTICA?


Era una delle tigri baltiche, insieme con Estonia e Lituania. Passati i primi dieci anni dopo il crollo del comunismo ed entrata nell’Unione Europea, la Lettonia aveva sfoderato una stabilità politica e un’economia forte tanto da far sembrare le grandi nazioni continentali giganti con i piedi d’argilla. Ora nella piccola repubblica di due milioni di abitanti le cose sono però cambiate: la crisi economica si è abbattuta già nel 2009 con enorme violenza, il pil è crollato del 18 per cento, e la politica, nonostante qualche accenno di ripresa, non ha trovato davvero le misure necessarie per far fronte alle nubi che ancora oggi si stagliano all’orizzonte. E se dalle elezioni anticipate di sabato il Paese si aspettava un moto di slancio per ritornare a ruggire, ci vorrà ancora qualche tempo per raddrizzare il timone.
La situazione è complicata, tra il malcontento degli elettori per la diffusa corruzione e l’influenza degli oligarchi che condizionano pesantemente politica ed economia. Dalle urne è uscito vincitore il Centro dell’armonia, partito filorusso che ha ottenuto un grande risultato non solo nei numeri (30 per cento), andando oltre le più rosee previsioni dei sondaggi, ma anche e soprattutto per il significato.
Nell’ex repubblica sovietica, a vent’anni dall’indipendenza da Mosca, complice anche la bassa affluenza al voto (56 per cento, in discesa di una decina di punti), la minoranza diventa infatti maggioranza, almeno in parlamento. Non assoluta, oltre 30 seggi alla Seima, ma sempre relativa e storica. Se nel Paese i lettoni sono quasi il 60 per cento, la comunità russa rappresenta circa il 27 per cento. In totale, su una popolazione di oltre due milioni di abitanti, a fronte di un milione e mezzo di lettoni, ci sono 600 mila russi.
La maggior parte di questi si concentra a Riga ed è da qui che è arrivata la grande spinta per il successo del Centro dell’Armonia. Nella capitale oltre il 40 per cento degli elettori ha votato CA, lasciando agli altri le briciole da dividersi. Il sindaco della città Nils Usakovs è anche il leader del partito e il candidato per la poltrona di primo ministro. Dopo la vittoria ha annunciato di voler condurre trattative per la formazione della nuova maggioranza parlamentare e del nuovo governo, ma non sarà cosa facile. Mai il partito filorusso è arrivato al potere e le diffidenze, soprattutto da parte della destra nazionalista, sono molte. Poca forza nei negoziati avranno in ogni caso gli sconfitti, il premier uscente Valdis Dombrovskis, che con il suo partito conservatore Unità ha quasi dimezzato i voti (17 per cento), e l’Unione dei verdi e degli agricoltori guidata dall’oligarca Aivars Lembergs (12 per cento). E anche l’Alleanza dei nazionalisti, il quinto partito entrato in parlamento superando senza problemi la soglia del 5 per cento (arrivato al 13) dovrà stare a guardare.
Un ruolo fondamentale avrà invece l’ex presidente Valdis Zatlers che con la sua formazione nuova di zecca si è piazzato dietro il partito filorusso (20 per cento) ed è considerato accanto a Usakovs il vincitore della tornata elettorale. Secondo gli osservatori Zatlers potrebbe formare un’alleanza di centro-destra, ma alcuni non escludono una sorta di grande coalizione proprio con il Centro dell’armonia. Era stato l’ex capo di stato a promuovere la scorsa primavera la consultazione popolare che aveva aperto la strada allo scioglimento dell’assemblea parlamentare e alle elezioni anticipate. Sullo sfondo gli scontri con il trio dei magnati della finanza formato da Lembergs, potente sindaco di Ventspils, Andris Skele e Aivars Slesers.
Quando la Seima lo scorso maggio si era rifiutata di levare a quest’ultimo l’immunità parlamentare dopo le ennesime accuse di corruzione, Zatlers aveva reagito con il sostegno massiccio dei lettoni (sì di oltre il 90 per cento al referendum) per dare un taglio allo strapotere oligarchico. Poi il vecchio parlamento gli aveva presentato il conto e alle presidenziali di giugno aveva eletto tra polemiche da mercato delle vacche il suo rivale Andris Berzins, supportato anche dal Centro dell’armonia. I giochi sono però cambiati e si fanno adesso nella nuova Seima: il balletto delle trattative a Riga è insomma appena iniziato.
di Stefano Grazioli
Fonte: Lettera 43

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