domenica 12 giugno 2011

Paesi arabi: “la controrivoluzione non sarà televisiva”

Parafrasando l’ultimo grande jazzista soul Gil Scott-Heron, “la controrivoluzione non sarà televisiva”.
Fa schiantare gli ascolti e fa perdere un sacco di soldi.Prendete l’Egitto. La Casa di Saud ha dato a Tantawi, leader del Concilio Supremo Militare, 4 miliardi di dollari in contanti- anche la Sfinge sapeva quanto fosse potente il 75enne Tantawi, dopo la deposizione del tiranno Mubarak che ricopriva il ruolo del ministro della difesa.Washington inoltre ha devoluto al Cairo 1 miliardo di dollari a fondo perduto e un altro miliardo in prestito. Non è molto se lo paragoniamo a ciò che Washington dona ad Israele, ma quello del Cairo è certamente un segnale interessante.Come se non bastasse il Fondo Monetario Internazionale ha prestato altri 3 miliardi di dollari sempre all’Egitto. Allora ll “nuovo” Egitto, come è chiaro, partirà già zavorrato da catene di “debito” indistruttibili.Questo spiega che l’”apertura” di Rafah, dei confini con Gaza, non è stata una vera e propria apertura.La quota di abitanti di Gaza che hanno libertà di movimento sono di 400 al giorno, ma non meno di 5000 abitanti sono rimasti sulla blacklist. Così la situazione da Gulag russo rimane praticamente uguale a quando c’era Mubarak.Questo inoltre spiega perché ora si vede il non più provvisorio candidato presidente egiziano Mohamed ElBaradei in televisione tessere le lodi di Re Abdullah mentre fa finta di dimenticare il supporto saudita a Mubarak fino a quel momento.Il Denaro RegnaNello Yemen i sauditi, in nome della “stabilità della regione” hanno comprato le varie tribù con moneta sonante. Anche se la fama dell’Arabia Saudita, è di primo asilo per dittatori arabi in fuga, i sauditi ufficialmente caldeggiano le dimissioni del Presidente Abdullah Saleh in nome del “minor spargimento di sangue e minore imprevedibilità”.La casa di Saud insiste, non è uno scherzo, che Saleh è incompatibile con il suo ruolo per “ragioni umanitarie”.Inoltre i sauditi non possono accettare un “trono vacante”. Unendo a tutto questo anche lo spauracchio che il vuoto di potere porterebbe al Caos.Washington nel mentre cerca obiettivi appartenenti ad Al Quaeda “dronabili” (ndt. Attaccabili dai droni) nella penisola arabica.Saleh potrebbe rifugiarsi in Yemen solo se i sauditi lo volessero. Così avremmo una situazione dove Ali, il figlio di Saleh, comanda le unità di elite della Guardia Repubblicana, da dentro il palazzo presidenziale, e i suoi quattro cugini siedono in posti di comando militari cruciali e il momentaneo leader, Vice Presidente Abdu-Rabo Mansur Hadi, si ritaglia il ruolo del figurante.L’ Arabia Saudita sembra condonare per ora questa “vacatio” di potere per un riassestamento e pulizia. Come sopportano anche il movimento di protesta Yemenita. Il loro obiettivo per ora è forzare la caduta di Hadi puntando su un governo di transizione che provi ad acquietare la controrivoluzione popolare guidata dalla famiglia Saleh. Se questo fosse vero, i sauditi entrano a gamba tesa negli affari egiziani.In Bahrain, la Casa di Saud supporta “ufficialmente” la National Human Rights Organization.Non c’è da stupirsi se si pensa che il suo incarico fu assegnato da Re Hamad bin Isa al-Khalifa lo scorso anno, così l’organizzazione deve accettare le regole dettate dalla dinastia ma non tanto quanto i dettami sauditi.Questo Bahrain “indipendente e con tutti i crismi dei diritti umani”, nel mentre ha i suoi leader attivisti in arresto e sotto corte marziale. E come un ladro nella notte indovinate chi si intrufola nella Casa Bianca a Washington per essere ricevuto da Barack Obama lo scorso Martedì? Il Principe del Bahrain Salman al-Khalifa.Nessuna conferenza stampa. Nessuna fotografia. È come le conversazioni che si autodistruggono in 5 secondi.Ma l’incontro c’è stato tra il Nobel per la pace a cavallo di un Drone e il capo dell’esercito di una satrapia americana nel golfo persico occupata a rovesciare il suo popolo. La matematica vale più delle parole: Washington appoggia pienamente la repressione a titolo definitivo in tutto il Golfo Persico per la gioia estrema di Casa Saud.Poi c'è la questione dei Fratelli musulmani essenziale nel contesto della orchestrazione della controrivoluzione Stati Uniti / Arabia.La Fratellanza Musulmana è stata strumentalizzata dai sauditi dalla Siria all’Egitto.In Egitto, i reazionari della vecchia guardia della Fratellanza stanno lavorando a stretto contatto con il Consiglio Militare. I “Premi” per chi si comporta bene dovrebbero arrivare sia da Washington che da Riyadh.Chiaramente questo non si tramuta in una vittoria di ElBaradei. Quest’ultimo infatti ha un forte appeal verso i giovani diseredati, i liberali, qualche uomo di sinistra e un gruppo di islamisti progressisti che avevano disertato dai fratelli musulmani "tradizionali".Per quanto riguarda l’ancor più reazionario gruppo dei salafiti, ora stanno entrando nei gruppi di Facebook, creando un’offensiva pubblica per cercare di migliorare la loro terribile immagine e per mescolarsi con "altre correnti intellettuali e politiche". I media sauditi nel mentre con le proprie relazioni pubbliche esaltano i meriti del proprio regno mentre denigrano la “corruzione delle famiglie regnanti e dei loro accoliti” di alcune repubbliche arabe come la Siria e la Libia. Secondo il piano ufficiale della Contro-Rivoluzione del Club del Golfo, anche conosciuto come Concilio per la Cooperazione del Golfo (GCC), tutte le monarchie arabe sono virtuose come le vergini del paradiso.Fin quando la Contro Rivoluzione va avanti grazie alla moneta sonante estera la grande rivoluzione araba del 2011 sembrerà sempre più finta. Dipende tutto da come la forza dello spirito della piazza Tahrir terrà il consiglio militare in Egitto sotto scacco e da come le forze progressiste dell’Egitto, dello Yemen troveranno il modo di controbattere l'impatto inesorabile della ricca Casa di Saud. 

di Pepe Escobar (pepeasia@yahoo.com)Fonte: www.atimes.comLink: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MF10Ak04.htmlTraduzione per www,comedonchisciotte.org a cura di LUIGI FABOZZI

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