sabato 25 giugno 2011

La Cina e le sue città fantasma


Stupende immagini satellitari ci mostrano città che dovrebbero ospitare milioni di persone totalmente deserte.

Queste stupende immagini satellitari danno una carrellata delle città, costruite nella parti più remote della Cina, che sono state lasciate completamente abbandonate, a volte anche per anni, dopo la loro costruzione.
Gli edifici pubblici mastodontici e gli spazi aperti sono completamente inutilizzati, ad eccezione di qualche veicolo del governo nei pressi degli uffici delle autorità comuniste.
Alcuni stime fissano il numero delle case disabitate in 64 milioni, con venti nuove città che vengono costruite ogni anno nelle vaste porzioni di territorio libero.


Le fotografie sono state diffuse mentre i think tank del governo cinese avvertono che la bolla del settore immobiliare del paese sta peggiorando, con i prezzi degli immobili nelle maggiori città sopravvalutati fino al 70 per cento.

COCA-COLA e COCAINA

Nelle Ande le foglie di coca vengono masticate e utilizzate come infusi da migliaia di anni. Sono ricche di elementi nutritivi essenziali, riducono le difficoltà respiratorie e digestive e sono uno stimolante e un lenitivo naturale. La tradizione indigena e gli studi scientifici hanno confermato che, allo stato naturale, le foglie sono completamente sicure e non portano alla dipendenza, mentre per produrre la cocaina sono necessari ingredienti chimici tossici e un intenso processo produttivo. Ecco perché sempre più prodotti a base di coca sono presenti nei mercati dei paesi andini negli ultimi anni.

Eppure gli Stati Uniti perseguono ancora una politica di estirpazione che sollecita i paesi andini a fumigare le proprie foreste con agenti chimici tossici per eliminare questa pianta medicinale. Per la legge degli Stati Uniti è illegale importare o essere in possesso di queste foglie, ma questo non vale per la Coca-Cola. Nel tentativo di conservare il sapore tradizionale della bibita più venduta, la Coca-Cola ha convinto il governo americano a esentarla dal rispetto della legge.

(Peraltro, la formula originaria della Coca-Cola conteneva cocaina. La pratica fu fermata nel 1903, ma il nome rimase lo stesso. La “coca” di “coca-cola” deriva dalla pianta di coca e la “kola” deriva dalla noce di kola che dava il sapore alla bibita anche in origine.)
La storia segreta di Coca-Cola, foglie di coca e cocaina

venerdì 17 giugno 2011

Basta. Hanno stufato loro e hanno stufato tutti quelli che pendono dalle loro tette, pardon, labbra

Che dire: non se ne può più. Basta. Hanno stufato loro e hanno stufato tutti quelli che pendono dalle loro tette, pardon, labbra. Le fanciulle di Femen, le attiviste ucraine che protestano contro tutto e tutti, con il comune denominatore di farlo mezze biotte. Non per altro sono uscite dalle cronache di Kiev e sono finite sulle televisioni e i giornali di mezzo mondo, dalla Bcc allo Spiegel, da Taiwan all’Italia.
A seno scoperto contro il nucleare e contro il presidente Victor Yanukovich. Contro la prostituzione e contro la censura. Contro Euro 2012 e pure contro Berlusconi (un paio di mesetti fa, di fronte all’Ambasciata a Kiev). Contro la giustizia che non fa giustizia e la politica che non fa la politica. Non solo in Ucraina. Contro la corruzione e contro il traffico di bambini. Contro il turismo sessuale e contro Putin. Contro le pensioni basse e contro Lukashenko.

Yana Lapikova, la bellissima “fotografa personale” di Putin e l'“effetto Silvio” in Russia

Yana Lapikova al lavoro come fotografa
Ahiahiahi, Vladimir! Non per essere maligni, ma sembra proprio che stavolta l’amicizia con Silvio Berlusconi sia arrivata alle logiche conseguenze. La notizia che la 26enne Yana Lapikova,  candidata tre anni fa al titolo di Miss Mosca, è diventata “fotografa personale” del premier non poteva passare inosservata. Dopo un fulmineo dilagare sui blog che seguono i pettegolezzi di corte, il 15 giugno anche il serissimo quotidianoVedomosti ha dato una conferma “ufficiale” citando l’ufficio stampa del governo, anche se ha evitato di pubblicare le foto di Yana nella sua attività precedente di modella in lingérie – foto che peraltro sono ormai sui siti web di tutte le Russie, dopo che il blogger “drugoi” ne ha postata una collezione intera aggiungengone anche alcune scattate dalla stessa Lapikova, a dire il vero piuttosto insignificanti.
Ovviamente intorno al nome della bellissima Yana c’è ora un grande affannarsi di portavoce e consiglieri governativi che parlano delle grandi doti professionali della ragazza, che a quanto pare già da qualche tempo era entrata nello staff putiniano come stagista.

mercoledì 15 giugno 2011

Haiti è un paese morto da decenni

Un anno e mezzo dopo il sisma che l'ha rasa al suolo ad Haiti la ricostruzione non è ancora ripartita. Milioni di dollari sono stati stanziati ma per gli haitiani l'incubo continua.

Un controverso rapporto dell'Usaid di qualche settimana fa mette in discussione i numerirelativi al sisma che sconvolse il Paese nel gennaio 2010. Numeri che sono in netto contrasto con quelli che il mondo ha avuto modo di conoscere fino a oggi.
Secondo Usaid, infatti, il numero di morti causati dal sisma sarebbe molto inferiore ai200/250mila dichiarati dal governo Preval(in carica durante i concitati momenti post sisma) e si attesterebbe fra i 60 e gli 80 mila . Non solo. Sarebbero solo poche migliaia, sempre secondo Usaid, le persone che attualmente vivrebbero nelle tendopoli allestite dalla comunità internazionale. Poco più di 630 mila quelle dichiarate dall'attuale amministrazione. Ma perchè una battaglia sui numeri? Forse, come sostengono a Port au Prince per speculare sugli aiuti umanitari arrivati subito dopo il sisma.

Suicidio di un Paese

Sarebbe interessante discutere i motivi del brain drain, non i risultati! Sono Ingegnere, laureato all’Università tecnica di Monaco di Baviera e con un MBA, in Inghilterra. Sto vivendo gli ostacoli, vedo ogni giorno le differenze fra l’Italia e i Paesi dove ho lavorato prima (US, UK, Germania). Come mai non esiste una meritocrazia qui, e perché non vengono supportate le migliori idee, ma le idee dei capi, in un Paese così intelletualmente ricco? Perché -in Italia- ognuno lotta per sé e la sua tribù, e non per l’azienda… o magari per il Paese ? Usando il titolo di un film forte: “Italy is no country for pensioners, women and young people”. Ma chi ha l’interesse che l’Italia rimanga come è oggi?
Ho trovato questo commento di Oliver, ingegnere tedesco, nonché uno dei pochi coraggiosi stranieri qualificati a scegliere il nostro Paese, all’interno di una discussione che avevo lanciato tempo fa sul social network LinkedIn.

domenica 12 giugno 2011

Se non voti ti cancello (da Facebook). Passaparola!

“Chi oggi o domani non va a votare per i 4 Referendum, diventerà bello come Amicone, simpatico come Sallusti, gioviale come Stracquadanio, sexy come Sechi, elegante come la Santanchè, intelligente come la Ravetto. E non sarà più mio amico. Tiè”.

Questo è lo status che terrò fino alle ore 15 di domani nella mia pagina Facebook. Anche se non sembra, è un piccolo tam tam mediatico ideato con gli amici di MicroMega. Ognuno, se vuole, faccia lo stesso nel suo profilo. Attiviamo più gente possibile. Il quorum non è sicuro e ogni voto è prezioso, mai come stavolta.

Washington vuole il petrolio venezuelano

Sembra proprio che il Venezuela con le sue ricchezze petrolifere sia il prossimo paese sulla lista della spesa degli Stati Uniti. Bisogna essere degli idealisti senza speranza per credere che, dopo la crociata scatenata dagli USA contro i paesi produttori di petrolio asiatici e africani, i giacimenti di petrolio venezuelano, rimasti finora al di fuori del controllo degli Stati Uniti, non fanno gola a Washington. Secondo varie stime, le riserve petrolifere del Venezuela dovrebbero durare per 100-150 anni in caso di forte sfruttamento.

La guerra ormai permanente degli Stati Uniti per il petrolio e ora contro il Venezuela è iniziata nel dicembre del 2002 quando il gigante petrolifero PDVSA dovette far fronte a uno sciopero che coinvolse circa 20.000 dipendenti. I nemici di Chavez si aspettavano che la destabilizzazione nel settore petrolifero venezuelano, le file alle pompe di benzina e i problemi con fornitura di gas nelle abitazioni case avrebbe fatto a pezzi un regime così insolente, ma i sostenitori di Chavez non si sono arresi. Lo sciopero terminò con una sconfitta nel febbraio del 2003 e PDVSA fu trasformata in una compagnia di Stato. La quinta colonna pro-USA che era radicata nel PDVSA fu rivelata al pubblico e molti dei suoi leaderfuggirono dal Venezuela. Circa 15.000 dipendenti del settore petrolifero furono licenziati e le perdite causate dalla rivolta si aggirarono sui 10 miliardi di dollari.

Al referendum con 2 reattori nucleari USA nel Golfo di Napoli

Due pericolosissimi reattori nucleari con una potenza di 194 MW a presidio del voto referendario dei napoletani. Da sabato 11 giugno sono approdate nel Golfo di Napoli le unità navali USA componenti il George H.W. Bush Carrier Strike Group,la task force navale salpata un mese fa dal porto di Norfolk (Virginia) e diretta dalla USS George H.W. Bush, l’ultima portaerei della classe “Nimitz”, una delle più grandi imbarcazioni militari mai costruite nella storia, 333 metri di lunghezza, 77 di larghezza e un peso di 104.000 tonnellate. I due reattori nucleari che consentono la propulsione della portaerei sono del tipo A4W (dove A sta per Aircraft Carrier Platform4 per quarta generazione e W perWestinghouse Electric, la società statunitense produttrice) e hanno un’autonomia di circa 20 anni.
Rispetto alle unità della stessa classe, la George H.W. Bush ha un design innovativo che include una torre radar protetta, sistemi di navigazione e di telecomunicazione di ultima generazione, sofisticati apparati di stoccaggio e distribuzione del carburante, servizi semi-automatici di rifornimento e più moderne ed efficienti aree di atterraggio, lancio e ricovero per oltre 70 aerei.

Paesi arabi: “la controrivoluzione non sarà televisiva”

Parafrasando l’ultimo grande jazzista soul Gil Scott-Heron, “la controrivoluzione non sarà televisiva”.
Fa schiantare gli ascolti e fa perdere un sacco di soldi.Prendete l’Egitto. La Casa di Saud ha dato a Tantawi, leader del Concilio Supremo Militare, 4 miliardi di dollari in contanti- anche la Sfinge sapeva quanto fosse potente il 75enne Tantawi, dopo la deposizione del tiranno Mubarak che ricopriva il ruolo del ministro della difesa.Washington inoltre ha devoluto al Cairo 1 miliardo di dollari a fondo perduto e un altro miliardo in prestito. Non è molto se lo paragoniamo a ciò che Washington dona ad Israele, ma quello del Cairo è certamente un segnale interessante.Come se non bastasse il Fondo Monetario Internazionale ha prestato altri 3 miliardi di dollari sempre all’Egitto. Allora ll “nuovo” Egitto, come è chiaro, partirà già zavorrato da catene di “debito” indistruttibili.Questo spiega che l’”apertura” di Rafah, dei confini con Gaza, non è stata una vera e propria apertura.La quota di abitanti di Gaza che hanno libertà di movimento sono di 400 al giorno, ma non meno di 5000 abitanti sono rimasti sulla blacklist. Così la situazione da Gulag russo rimane praticamente uguale a quando c’era Mubarak.Questo inoltre spiega perché ora si vede il non più provvisorio candidato presidente egiziano Mohamed ElBaradei in televisione tessere le lodi di Re Abdullah mentre fa finta di dimenticare il supporto saudita a Mubarak fino a quel momento.

Assassinato il simbolo del crimine russo in Cecenia


Yurij Budanov, tristemente noto per avere strangolato una diciottenne cecena.

Abbattuto in una via di Mosca a colpi di pistola da un killer davanti a casa, l'ex colonnello dell'esercito Yurij Budanov, uomo-simbolo dei crimini di guerra russi in Cecenia. Sul movente dell'omicidio e sulla sua matrice, certamente politica, si scontrano due ipotesi: c'è chi punta il dito sui gruppi organizzati ceceni, che avrebbero così voluto vendicare una ragazza uccisa undici anni fa da Budanov; e c'è chi pensa che il delitto possa essere una provocazione dell'estrema destra per eccitare il risentimento anti-caucasico e avviare una spirale di violenze incontrollate. Non si possono escludere nemmeno altre ipotesi, per esempio che qualcuno molto potente (magari nelle alte sfere militari) abbia voluto sbarazzarsi di un personaggio ormai scomodo. 
La vicenda giudiziaria di Yurij Budanov ha spaccato la Russia per anni, collocandosi al centro dello scontro fra nazionalisti e difensori dei diritti umani. Nel marzo 2000 il colonnello, che comandava un'unità di tank in Cecenia, violentò, torturò e infine uccise strangolandola una ragazza di 18 anni, Elsa Kungayeva, da lui accusata (a torto) di essere una "cecchina" dei guerriglieri. Arrestato pochi giorni dopo, il suo processo andò avanti per oltre due anni tra perizie psichiatriche e colpi di scena vari; al termine, Budanov venne condannato a 10 anni per omicidio, ma nella sentenza non vennero più nominate la violenza carnale e le torture, pur ampiamente provate.

Un doppio Obama

Va bene che la giustizia e la coerenza non sono cosa di questo mondo, tanto meno in politica. Però i due pesi e le due misure che usa Obama nelle crisi internazionali sono talmente squilibrati da rivelare una doppiezza che lo squalifica sempre di più. Ad esempio su Siria e Bahrain. Nei confronti della Siria di Assad, un giorno sì e l'altro pure il presidente USA chiede sanzioni in nome dei diritti umani violati, con lo stesso schema - e le stesse falsità - che hanno portato alla guerra di Libia. Nei confronti del Bahrain di Al-Khalifa, che ha schiacciato le opposizioni con l'aiuto dell'esercito saudita e con massacri e torture, invece, Obama ha disteso i tappeti rossi.
Non davanti a tutti, però. Il Principe del Bahrain Salman al-Khalifa infatti è stato ricevuto da Obama lo scorso 7 giugno alla Casa Bianca, senza conferenza stampa, né imbarazzanti foto ricordo, lasciate alla Clinton, ma con una dichiarazione di encomio per la volontà del regnante di perseguire il dialogo interno, senza menzione per le violenze. Bel dialogo davvero, con le corti marziali a pieno regime, le sparizioni di oppositori in stile argentino, e la Quinta flotta statunitense placidamente ospite dell'isola-stato araba. Il giorno che le truppe saudite hanno prestato il loro fraterno aiuto alla satrapia in difficoltà, il segretario USA della Difesa era lì a coordinare le operazioni.

sabato 11 giugno 2011

PURE LA SVIZZERA LASCIA L’ATOMO

La decisione tedesca di uscire dal nucleare nel prossimo decennio comincia a produrre effetti anche negli altri stati di lingua tedesca. Dopo Berlino, anche la Svizzera si pone sulla stessa strada, con il voto espresso dal Consiglio nazionale. Sul tavolo della Camera bassa elvetica, tre mozioni vicine alle posizioni espresse poco tempo fa dal governo che aveva anticipato la volontà di abbandonare l’atomo a tappe entro il 2034.

giovedì 9 giugno 2011

Zimbabwe, le grandi manovre per la successione al presidente Robert Mugabe

Le grandi manovre per la successione al presidente Robert Mugabe sono già cominciate e stanno causando ulteriori spasmi ad un Paese che da anni vive in un clima dicrisi politica incombente. L'ultimo episodio, piuttosto inquietante, è avvenuto sabato notte, quando ignoti hanno lanciato un ordigno a basso potenziale contro la villa del ministro delle Finanze Tendai Biti. Pochi danni e molto spavento ma il significato intimidatorio del gesto lo hanno colto tutti. Che non corresse buon sangue tra Mugabe e Biti, membro di spicco del principale partito di opposizione, il Movement for Democratic Change del premier Morgan Tsvangirai, con cui il presidente ha dato vita ad un governo di unità nazionale ormai agonizzante, era cosa ben nota ma ultimamente lo scontro si era fatto tanto acceso da valicare le mura ben protette delle stanze del potere. Il vecchio presidente accusa il ministro di aver usurpato alcune funzioni presidenziali e in pubblico lo dileggia e lo accusa di essere il principale affamatore del popolo, di aver tagliato i finanziamenti ai contadini neri e di non aiutare le imprese del distretto di Bulawayo.

OPEC: da Vienna arriva un secco no all'aumento della produzione di petrolio, nonstante le bombe su Tripoli

A Bruxelles e Vienna si sono riuniti contemporaneamente i soci (attivi e passivi) del cartello militarista che fa la guerra alla Libia, e i Paesi produttori di petrolio dell'OPEC, più la Russia ed altre potenze energetiche in veste di osservatori. Da Vienna è arrivato un secco no alle pressioni per innalzare il volume di petrolio da immettere nel mercato. Per sopperire al crollo delle esportazioni libiche, calate dal 1 milione e mezzo di barili di aprile ai 200mila attuali. L'Algeria, Iraq, Venezuela, Iran, Ecuador e Angola si sono opposte alla richiesta dell'Arabia saudita e delle petromonarchie satelliti.

In effetti, con  la crisi che investe l'economia occidentale continua a declinare la domanda energetica. A parte questo, il valore reale attuale -103 dollari- del barile di petrolio è inferiore ai 41 dollari di trent'anni fa: la svalutazione del dollaro è un dato sostanziale. Non un'opinione.

martedì 7 giugno 2011

Usa - Cina: la partita del Pacifico



Il mar della Cina meridionale è al centro degli interessi economici e strategici di numerosi paesi. Il notevole sviluppo navale cinese e il desiderio degli Usa di rimanere protagonisti nell'area aggravano le tensioni.

(Carta di Laura Canali tratta da Limes 4/08 "Il marchio giallo")

Per secoli il mare Cinese meridionale è stato un luogo di incontro e scontro di molte civiltà; per Cina, Vietnam, Malesia, Indonesia e Filippine lo specchio d'acqua è vitale, anche per motivi di sicurezza, come dimostrato più volte durante il Ventesimo secolo.

Le “Otlichnitsy” donne in carriera di Putin

Si sono autodenominate senza modestia “Otlichnitsy” (grosso modo “bravissime”), termine che nelle scuole russe indica tradizionalmente gli allievi che raggiungono il massimo dei voti. Sono un nuovo movimento di donne in carriera, nato con l’obiettivo di portare entro il 2018 la “quota rosa” del potere politico al 50% – e intanto, dare una mano al più macho degli uomini di potere russi, Vladimir Putin. Appena dopo aver visto la luce pubblica il 1 giugno e aver fatto parlare di sè tutti i media, infatti, le Otlichnitsy hanno annunciato per bocca della loro leader Olga Kryshtanovskaya di voler aderire al neonato Fronte Popolare panrusso varato circa un mese fa da Putin in vista delle elezioni parlamentari di dicembre. Al Fronte, organizzazione-ombrello che dovrebbe presentare agli elettori un volto meno fastidioso e compromesso di quello del partito Russia Unita (di cui Putin è peraltro il leader), hanno aderito già oltre 450 diverse organizzazioni “sociali”, movimenti, gruppi d’interesse locali e nazionali. L’idea, abbastanza esplicita, è che un’organizzazione aderendo al Fronte possa far eleggere uno o più dei suoi membri alla Duma.
E le signore “bravissime” alla Duma ci vogliono andare in tante per avviare, dicono, un vero cambiamento nei rapporti di genere fin qui dominanti nella politica.

domenica 5 giugno 2011

BILDERBERG 2011: TUTTI A BORDO DEL BILDERBUS








Il Bilderbus ti sta aspettando. Con bollo e assicurazione pagati.




Mentre la conferenza del Bilderberg punta verso la Svizzera, c’è ancora tempo per prenotare un posto su un minibus per St. Moritz.

Mentre l’Europa scricchiola e l’austerity morde, con i default che incombono e le nazioni, una volta tanto orgogliose, in ginocchio per i debiti, c’è una conferenza annuale di banchieri e industriali che possono intervenire e salvarci tutti quanti… 

Bilderberg!

La prossima settimana, in Svizzera, Henry Kissinger e la sua banda di audaci membri di Consigli d’Amministrazione, personaggi facoltosi e pensatori di alta levatura saranno fianco a fianco con la Regina Beatrice d’Olanda e David Rockefeller, e si rifiuteranno di fare qualcosa che vada contro il contagio dell’economia.

sabato 4 giugno 2011

La Cina guarda interessata e aspetta...

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli USA conquistarono il controllo militare e politico del più vasto e sofisticato apparato industriale esistente al di fuori del continente americano: quello cioè dei grandi Paesi europei (sconfitti o vincitori che fossero) e quello, ancora più importante, del Giappone.
Sin quando, però, l'Unione Sovietica sopravvisse politicamente, economicamente e militarmente, concretizzando l'esistenza della politica dei "blocchi", questo enorme vantaggio degli Stati Uniti non risultò determinante ai fini del controllo geopolitico, poiché quei Paesi che si vedevano negato qualsiasi aiuto e/o commercio con il cosiddetto "primo mondo" (USA e suoi satelliti), ricevevano dall'Unione Sovietica quel supporto economico che, seppur non paragonabile a quello del blocco USA in termini quantitativi e qualitativi, riusciva a svincolare i governi dall'obbligo di baciare l'anello all'Impero USA.

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