venerdì 1 aprile 2011

L'ombra dell'Opus Dei sui Concorsi universitari truccati

C'era una rete che gestiva i concorsi universitari in tutta Italia, quelli finiti al centro del nuovo scandalo giudiziario. Numerose telefonate intercettate dalla finanza parlano di accordi presi da noti docenti, che perfezionavano i loro disegni in occasione di incontri in "circoli chiusi" e nell'ambito di congressi nazionali. E per la prima volta negli atti della guardia di finanza si parla del ruolo dell'Opus dei, i cui membri tenevano i fili della rete nella quale avvenivano gli scambi reciproci.


Mercoledì mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno eseguito perquisizioni a casa, negli studi legali e negli uffici universitari di 22 professori, portando via una gran quantità di carte necessarie a verificare l'ipotesi degli investigatori: e cioè l'esistenza di un'organizzazione dedita alla manipolazione dei concorsi universitari (in diritto pubblico comparato, costituzionale e canonico ed ecclesiastico). Per questo a carico dei 22 indagati si ipotizzano i reati di associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione, abuso d'ufficio e falso ideologico.



Secondo quanto emerge dalle indagini coordinate dai pm Renato Nitti e Francesca Pirrelli, l'idoneità al concorso universitario veniva concessa come una sorta di dote ai candidati, sponsorizzati da ciascun professore: in tal modo, a parere degli inquirenti, i vincitori esprimevano l'appartenenza al barone di turno. Tra questi spiccano i baresi Aldo Loiodice, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bari, Maria Luisa Lo Giacco, ricercatrice nel dipartimento istituzioni, amministrazione e libertà alla facoltà di Giurisprudenza, Gaetano Dammacco, ordinario di diritto ecclesiastico e canonico, e Roberta Santoro, professore aggregato di diritto canonico ed ecclesiastico a Scienze politiche. Indagato anche suo padre, Innocenzo Santoro, per anni direttore amministrativo dell'ateneo telematico "Giustino Fortunato".



Non a caso l'inchiesta prende le mosse nel 2008 da quello che avveniva nell'Università telematica Giustino Fortunato, considerata dagli inquirenti un "titolificio", in grado di offrire ai prescelti un percorso di carriera privilegiato nel mondo universitario pubblico. Ex rettore dell'Ateneo di Benevento era all'epoca proprio Loiodice, mentre Dammacco faceva parte del consiglio di amministrazione.
Sempre nell'ambito dei presunti rapporti illeciti fra la Giustino Fortunato e l'Università di Bari, sono stati acquisiti gli atti di un dottorato di ricerca con relativa borsa di studio in "Diritti umani, globalizzazione e libertà fondamentali", bandito dall'università ma finanziato dall'Ateneo telematico, nel quale si evincono numerose irregolarità.



Vincitrice era risultata Marianna Colarusso, figlia di Angelo Pasquale Colarusso, maggiore azionista della Giustino Fortunato. Lei, in particolare, risulta una delle socie fondatrici della Efiro, la onlus che ha promosso l'università campana. Alla famiglia Colarusso fa capo anche la Eraclito srl che all'ateneo Giustino Fortunato fornisce le tecnologie per le lezioni a distanza. Della commissione giudicatrice faceva parte Gaetano Dammacco, che, dopo l'espletamento delle prove, è entrato nel consiglio di amministrazione dell'università telematica. Membro supplente era invece Aldo Loiodice. Suo genero, Tommaso Di Gioia, peraltro, era arrivato primo a quel famoso concorso, ma la sua tempestiva rinuncia spianò definitivamente la strada a Marianna Colarusso.



Ma l'inchiesta è solo alle prime battute: oltre ai concorsi dei quali mercoledì i finanzieri hanno sequestrato gli atti, ce ne sarebbero sotto indagine altri dieci, in diritto canonico ed ecclesiastico e diritto costituzionale, banditi negli ultimi due anni a Lecce, Catanzaro, Macerata, Padova, Reggio Calabria, Roma e Milano, oltre ad uno di diritto pubblico alla Lum di Casamassima.


di MARA CHIARELLIFonte: la Repubblica

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