lunedì 28 marzo 2011

Parapolitica, massacri, narcotraffico, annientamento degli oppositori: questa è stata la Colombia di Uribe


Quanto ampiamente denunciato da anni da decine di organizzazioni colombiane ed internazionali di difesa dei diritti umani, viene oggi alla luce inequivocabilmente: la cosiddetta legge di “Giustizia e Pace” voluta dal narco ex-presidente Uribe nel 2005, che prevedeva una presunta graduale smobilitazione dei paramilitari delle AUC, si è rivelata essere una mossa funzionale alla propaganda di regime, con tre obiettivi: sbandierare fasulli risultati nel quadro di una presunta “politica di pace”, il riciclaggio di oltre 10 miliardi di dollari accumulati col terrore dal narcoparamilitarismo e la riconversione organizzativa delle AUC, che oggi si denominano “Aquile Nere”, “Rastrojos”, ecc., e che Santos chiama eufemisticamente “Bacrim” (Bande Criminali). Anche il regime ha dovuto ammettere l’esistenza di 21 "nuovi" gruppi paramilitari composti da almeno 4000 unità.
Da un cablo pubblicato da Wikileaks, emergono inoltre le dichiarazioni dei paramilitari (appartenenti alla "cupola" delle AUC) Carlos Mario Jiménez, alias 'Macaco', Freddy Rendón, alias 'El Alemán', e Rodrigo Tovar, alias 'Jorge 40', che confermano l’esistenza di un previo accordo con il narcogoverno di Uribe.

Il nuovo ordine mondiale si regge sul crimine organizzato

Negli ultimi dodici anni, dall'aggressione della NATO all'ex-Yugoslavia, non è la prima volta che siamo testimoni di un intervento internazionale che ha come obbiettivo uno stato sovrano, sotto l'egida nelle Nazioni Unite e con le parole d'ordine 'democrazia' e 'diritti umani'. Il controllo del caos non è una strategia recente e le leggi internazionali sono oramai defunte da lungo tempo. Nel marzo del 1999, la NATO bombardò Belgrado, Pristina e altre città della ex-Jugoslavia, il paese che per primo ha sperimentato i test del nuovo corso degli eventi durante gli anni '90.

domenica 27 marzo 2011

Guerra libica, tutte le bugie che ci hanno raccontato per costruire il consenso


Un video racconto sulla micidiale manipolazione con cui viene costruito il consenso alla guerra in Libia. Diffondete!

IL GIORNO PRIMA DELLA RIBELLIONE A BENGASI IL FMI LODAVA PUBBLICAMENTE GHEDDAFI E IL SUO GOVERNO

Vedi il rapporto del FMI sulla Libia

Il Consiglio d'Amministrazione del FMI conclude la Consultazione dell'Articolo IV per il 2010 con la Jamahiriya Araba Libica del Popolo Socialista 

Bollettino d'Informazione Pubblica (PIN) No. 11 /23, 15 febbraio 2011

I Bollettini di Pubblica Informazione (PIN) fanno parte degli sforzi del FMI per promuovere la trasparenza dei punti di vista e delle analisi dello sviluppo e delle politiche economiche del fondo. 

Con il consenso del paese (o dei paesi) coinvolti, i bollettini sono pubblicati dopo una discussione del Consiglio d'Amministrazione sulle consultazioni riguardo l'Articolo IV con gli stati membri, sulla loro sorveglianza dello sviluppo a livello regionale, sul monitoraggio successivo e le successive valutazioni dei paesi membri con gli accordi di programma a lungo termine. I bollettini sono inoltre redatti dopo discussioni del Consiglio d'Amministrazione su materie di interesse generale, a meno che non sia stato diversamente deciso in casi particolari dal Consiglio stesso.

venerdì 25 marzo 2011

Siria: Le proteste di Daraa hanno fatto scattare l'allarme a Damasco

Oggi è il Venerdì della Dignità. Nemmeno la Siria è risultata immune alla ventata rivoluzionaria. È ancora presto per prevedere quale scenario si aprirà sulla Siria per effetto del germoglio di libertà che sta gonfiando il petto a decine di migliaia di siriani. Qualcuno la chiamerà la rivoluzione dei bambini, visto che da loro - o attraverso loro - è partita la prima scintilla.
I primi movimenti si sono registrati a Damasco sul finire della settimana scorsa, di venerdì, come spesso è accaduto nel resto del mondo arabo, ma gli effetti più devastanti per il presidente Bashar al-Assad e il regime baathista- al governo da quasi cinquant'anni - si stanno verificando nella città di Daraa, cento chilometri più a sud.
Le richieste della gente di Daraa, roccaforte proprio del partito Baath, sono simili a quelle cui siamo ormai abituati ad ascoltare da gennaio scorso quando, per primi nell'universo arabo, i tunisini marciavano pacificamente per chiedere la fine del regime di Ben Ali, la fine delle ingiustizie e lo stop alla corruzione, il virus più pericolo per la salute di uno stato. In quest'inizio di rivoluzione, annunciata sulla rete Internet, il governo di Damasco si trova ad affrontare un fenomeno totalmente nuovo in un paese in cui vigono Leggi di Emergenza,fortemente repressive, dal 1963. E in nome di quelle leggi le forze di sicurezza siriane agiscono per soffocare la protesta.

Nella Striscia di Gaza sale la tensione e ritorna a scorrere sangue

Nella striscia di Gaza nelle ultime ore sono stati uccisi otto Palestinesi, di cui almeno quattro civili (fra i quali due bambini), ed alcune decine di civili sono rimasti feriti a seguito di interventi delle forze armate israeliane, mentre a Gerusalemme un attentato terroristico, il primo dopo molti anni, ha provocato oltre 20 feriti. Questi nuovi episodi fanno seguito ad una escalation iniziata esattamente una settimana fa, quando aerei israeliani hanno attaccato una sede di Hamas presso le rovine del villaggio di Netzarim, sempre nella striscia di Gaza, uccidendo due militanti del movimento palestinese.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rinviato un viaggio a Mosca programmato per oggi, mentre il vice-primo ministro Silvan Shalom ha dichiarato alla radio israeliana che il paese deve prendere in seria considerazione l'ipotesi di una seconda operazione Cast Lead ("Piombo fuso"), il nome dell'attacco che lo Stato ebraico attuò nel dicembre 2008 contro la Striscia di Gaza. Shalom ha aggiunto: "Dico questo nonostante il fatto che so bene che un evento del genere potrebbe portare la regione ad una situazione ancora più esplosiva".
Il governo israeliano ha anche espresso sospetti che il nuovo attentato sia attribuibile a fazioni filo-iraniane del movimento di resistenza palestinese, in tal modo collegando questi avvenimenti alla nota questione della minaccia rappresentata dall'Iran.

giovedì 24 marzo 2011

L'invadenza di alcuni genitori nella scuola

Al glorioso liceo Parini di Milano un gruppo di insegnanti ha chiesto il trasferimento. Motivo: non sopportano più l'invadenza di alcuni genitori, che secondo i docenti in fuga sarebbero prodighi di consigli quanto di insulti e minacce.

Sia o non sia eccessiva la suscettibilità dei prof, la questione sollevata è di assoluto rilievo. Riguarda l'autonomia della scuola pubblica, che non è insidiata solamente dalla grettezza ostile del governo, o dal ventilato ingresso di imprecisati "sponsor privati".

IL COLLASSO DEL VECCHIO ORDINE PETROLIFERO

Qualunque sia l’esito delle proteste, sommosse e ribellioni che stanno ora spazzando il Medio Oriente, una cosa è certa: il mondo del petrolio sarà trasformato in maniera definitiva. Dobbiamo considerare tutto ciò che sta accadendo come solo il primo tremore di un terremoto del petrolio, che scuoterà il nostro mondo fin nelle sue parti più profonde.

L'umorismo della legge di Murphy: "Sorridi perchè domani sarà peggio"

Come molti di Voi sapranno la legge di Murphy nella suo geniale umorismo prevede che se qualcosa può andare male state certi che lo farà.

La sua filosofia ci dice di sorridere perchè domani sarà peggio anche perchè i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si cerca di prendere per impedir loro di nuocere e noi purtroppo di cretini in questa crisi ne abbiamo visti tanti, anche se definirli cretini è un complimento.

Frode, manipolazione, incompetenza e conflitti di interesse enormi, che state pur certi, se dovranno essere raggiunti non vi sarà tragedia che tenga.

Si dice spesso che gli economisti hanno chiamato almeno dieci delle ultime due recessioni del decennio ma allo stesso tempo in molti negli ultimi due anni, compreso il fantasma di Greenspan hanno chiamato la fine della Depressione immobiliare, addirittura ancora nel lontano 2007.

mercoledì 23 marzo 2011

L’attacco alla Libia? La buonanima di Lenin l'avrebbe chiamato un conflitto inter-imperialista





L’attacco alla Libia ha probabilmente molte cause, che non conosceremo finché non potremo leggere le carte segrete; e quando potremo leggere le carte segrete, non gliene importerà più niente a nessuno, come avviene oggi con il Vietnam.La nostra ipotesi – non la verità, la nostra ipotesi - è che l’attacco alla Libia sia in buona parte quello che la buonanima di Lenin avrebbe chiamato un conflitto inter-imperialista.




In sostanza – le grandi imprese italiane, fortemente appoggiate dal governo, hanno investito fortemente in Libia; e la Libia ha garantito l’energia che manda avanti la famosa Azienda Italia. Che poi è quella che permette al centrodestra di sopravvivere elettoralmente.

LIBIA: DALL’INTERVENTO UMANITARIO ALLA GUERRA IL PASSO E’ STATO BREVE



Sommario:
Il problema-Gheddafi poteva essere risolto otto anni fa.
Italia: meno entusiasmi e più azioni per evitare le conseguenze della guerra.
I due missili libici giunsero davvero a Lampedusa?
Sarkoszy, il superpresidente che non vuole perdere le elezioni.
Al posto di Gheddafi un Consiglio di riconciliazione nazionale.
Crisi e decadenza del ruolo istituzionale di pace dell’ONU.
Anno 2003: inizia la “reconquista” degli Stati petroliferi canaglia.
Ponti d’oro a Gheddafi terrorista dichiarato.
Col dittatore affari, petrolio e baciamano. Il caso italiano.
La forza del…petrolio.
Relazioni internazionali: meno mercantilismo, più cooperazione reciprocamente vantaggiosa.
Cina, India, Brasile: novità nel mercato energetico.
Non solo petrolio, ma rinascita per i popoli arabi.


Il PROBLEMA- GHEDDAFI POTEVA ESSERE RISOLTO OTTO ANNI FA
L’esperienza irachena avrebbe dovuto insegnare che si parte dalla “no fly zone” per presto far degenerare l’intervento “umanitario” in una vera guerra combattuta per cielo, per mare e per terra, oltre i limiti imposti dall’Onu che era quello di impedire alle forze di Gheddafi di usare la forza aerea per attaccare gli insorti.

martedì 22 marzo 2011

Usa e Gb uniti dai missili all'uranio impoverito (Cruise) contro la Libia

Cruise lanciati sulla Libiacontengono uranio impoverito, le cui conseguenze, nel peggiore dei casi, potrebbero essere stimabili nell'ordine di seimila morti. A lanciare l'allarme è il professor Massimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, esperto di radioprotezione e autore di numerosi lavori scientifici sull'uranio impoverito. Nello studio di Zucchetti si prendono in esame i missili Cruise Tomahawk, prodotti dalla statunitense Raytheon. Utilizzati nella Guerra del Golfo del 1991, i bombardamenti Nato sulla Bosnia nel 1995, sulla Jugoslavia nel 1999, nel 2001 in Afghanistan e nel 2003 in Iraq. In Libia ne sono stati esplosi finora oltre cento, lanciati da unità navali britanniche e statunitensi nel Mediterraneo. Dettagliato bibliograficamente con la più recente letteratura scientifica, lo studio (qui in allegato PDF o visitabile su FaceBook: http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150129443159574&comments) riprende i modelli di un precedente lavoro di Zucchetti (Bosnia '95), riprendendone i modelli e calcolando le conseguenze.

Gaza City bombardata dall'aviazione israeliana

Gaza - Ma'an, Pal-Info, InfoPal. 18 feriti, tra cui 8 bambini e 7 donne: è l'ultimo aggiornamento del tragico bilancio proveniente dalla Striscia di Gaza.
Ieri sera è tornato il terrore tra la popolazione palestinese assediata. L'aviazione israeliana è stata impegnata fino a tarda notte a bombardare numerose aree di Gaza, principalmente a Gaza City e nel nord.
F-16 israeliani hanno bombardato la postazione della polizia intitolata al leader di Hamas assassinato da Israele, 'Abdel 'Aziz ar-Rantisi, ubicata nell'area di at-Tuwam, a nord-ovest di Gaza City.
E' stata colpita anche la clinica medica "Hijaz", struttura ospedaliera già distrutta nel corso della vasta guerra israeliana su Gaza, tra il 2008 e il 2009, "Piombo Fuso", e in seguito ricostruita. Fonti medico-ospedaliere hanno confermato il bombardamento della clinica e gli ingenti danni riportati dalle strutture nei reparti.
La clinica "Hijaz" fornisce assistenza in diversi settori medici a circa 10mila cittadini palestinesi.
Molto grave il bombardamento sferrato da Israele ad est del quartiere di ash-Shuja'yah, a Gaza City. Qui un garage per le riparazioni di autovetture è andato totalmente in fiamme. Al suo interno vi erano ammassati pneumatici e i due missili qui lanciati dall'aviazione israeliana hanno anche colpito una zona deserta sul retro del cimitero "Khaza'ah". Nessun ferito.

Democrazia a cannonate

All'Occidente non è bastata la Somalia, non è bastato l'Iraq, non basta nemmeno l'Afghanistan.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Libia e nel Medio Oriente, capaci di distrarre il mondo persino dalla catastrofe giapponese, nonostante essa suoni come un monito impressionante per le cosiddette "società della complessità", dimostrano la limitatezza degli strumenti con cui l'egemonia occidentale pretende di continuare a governare la realtà contemporanea. Le grandi potenze occidentali, infatti, replicano per l'ennesima volta il frusto canovaccio del democracy building con la stessa politica delle cannoniere con la quale imposero il colonialismo al cosiddetto Terzo Mondo, nel XIX e nel XX secolo.
Nessuna credibilità ha più presentare Gheddafi come un dittatore oppressore del suo popolo, quando con questo personaggio l'Occidente, per quasi mezzo secolo, ha alternato lauti affari con operazioni di polizia internazionale (i bombardamenti del 1981 e del 1986; le sanzioni e poi gli accordi per l'attentato di Lockerbie), per tacere della relativamente misteriosa vicenda dell'estate 1980, l'abbattimento del nostro aereo civile Itavia sui cieli di Ustica, in uno scenario di guerra non dichiarata, obiettivo del quale era, con ogni probabilità, di nuovo Gheddafi, e protagonisti ancora Francia e Usa.

lunedì 21 marzo 2011

Gioia del Colle, la base dei Typhoon e dei Tornado britannici


Massima allerta nella sede del 36esimo stormo dell'aeronautica a Gioia del Colle dove faranno base i Typhoon e i Tornado britannici. Elicotteri pronti al decollo anche nel Centro Sar di Brindisi. A Taranto la linea operativa della flotta italiana.


Anche la Puglia è in prima linea nelle operazioni militari in Libia. Da Taranto a Gioia del Colle, passando per Brindisi e Amendola, la mobilitazione di Aeronautica e Marina militare è ai massimi livelli.

La stazione navale di Taranto ospita la linea operativa della flotta militare italiana. Dopo la partenza della portaerei Garibaldi, in porto è rimasta la più imponente Cavour. La nuova portaerei è giunta a Taranto solo due settimane fa, ufficialmente per svolgere attività di addestramento. In realtà, come spiegano anche fonti militari, le navi e gli equipaggi della Marina militare mantengono un grado di "approntamento" elevato e sono in grado di salpare a seconda delle necessità nel giro di poche ore. A Taranto, pronte a partire, ci sono le fregate della classe maestrale e i pattugliatori d'altura della classe Soldati. Ma, al momento, nessun ordine in tal senso è giunto alle autorità militari.

domenica 20 marzo 2011

Attacco alla Libia: a Capodichino, Sigonella e Aviano l’inglese e l’italiano non bastano più, ci vorrà anche il francese?


Alla fine è stata la Francia a rompere gli indugi. Sarkozy ha fatto decollare i Mirage francesi contro la Libia e promesso anche truppe di terra. Washington e Londra non aspettavano altro. Gli Usa guidano le operazioni, e  – con la Gran Bretagna – hanno dato il via al lancio di missili e preparano i caccia e le navi, ma non hanno intenzione di inviare truppe di terra. L’Italia si è subito accodata ma con molti se e molti ma. Per il momento si mettono a disposizione sette basi, poi si vedrà. Speriamo in un accordo, come al solito mettiamo il piede in più staffe.
Pur tentennante il ruolo italiano però non è secondario. Anche se non lo volessimo, il nostro paese per la sua posizione nel Mediterraneo, per i rapporti politici, economici, storici con quelle terre, ha un ruolo fondamentale. Vedremo se sapremo sfruttarlo o il gesto di Sarkozy sarà determinante nell’inevitabile futuro riassetto dei rapporti con la Libia, comunque vada.

sabato 19 marzo 2011

La lezione di Sendai

Dopo che le bombe atomiche furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki ci fu, in Occidente, specialmente negli Stati Uniti, un breve momento di trionfo, attribuendo all'abilità scientifica e militare americana l'aver raggiunto la vittoria sul Giappone e l'aver evitato quella che sarebbe stata secondo previsione una lunga e sanguinosa conquista della patria Giapponese. Questo racconto ufficiale degli attacchi devastanti su queste città giapponesi è stata contestata da numerosi storici di fama che sostenevano come il Giappone avesse trasmesso la sua disponibilità alla resa ben prima che le bombe fossero state lanciate, che il governo degli Stati Uniti avesse necessità a lanciare gli attacchi per dimostrare all'Unione Sovietica che aveva questa super-arma a sua disposizione, e che gli attacchi avrebbero aiutato a stabilire la supremazia americana nel Pacifico, senza più alcuna necessità di condividere il potere con Mosca. Ma a qualunque interpretazione storica si creda, l'orrore e l'indecenza degli attacchi è al di là di ogni controversia.

venerdì 18 marzo 2011

Fukushima, il nucleare privatizzato e un certo deja vu

Non c'è, in questo momento, un solo cittadino giapponese che dichiari di credere a ciò che racconta il governo sulla crisi nucleare in corso. Persino gli americani (e la cosa mi ha dato da pensare), hanno mollato tutto d'un colpo il governo di Tokio al proprio destino, e sbandierato al mondo i loro dubbi o ancora più esplicite accusa di menzogna.
Con buona pace delle "grandi democrazie", certo: quando si viene al dunque non si comportano molto meglio dei soviet ai tempi di Chernobyl. Però occorre ricordare che un governo in questi casi si deve rimettere all'opinione degli esperti, dei tecnici, di coloro insomma che si occupano direttamente della gestione e che poi riferiscono alla politica minuto per minuto.

Obama non ha capito le rivolte arabe

Il fatto che le attuali rivoluzioni arabe sostengano i valori di libertà e democrazia non significa che siano rivoluzioni che appoggiano automaticamente le politiche occidentali .
Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, non ha ancora colto pienamente l’essenza della rivoluzione che sta avendo luogo nel mondo arabo. Sembra davvero credere che le persone che manifestano per ottenere democrazia nella regione stiano assumendo una presa di posizione filo-occidentale, se non filo-israeliana.
“Tutte le forze che stiamo vedendo all’opera in Egitto sono forze che si allineeranno naturalmente con noi, e con Israele – se prendiamo le decisioni giuste e cogliamo veramente quella sorta di svolta che sta accadendo nella storia”, ha recentemente detto Obama ad un gruppo di Democratici in Florida.
Non so come Obama sia giunto a questa conclusione, ma o è terribilmente male informato o è un povero illuso.

giovedì 17 marzo 2011

L'ATOMO NON CONVIENE



Il nucleare, questo nucleare, non convince per diversi motivi. Innanzitutto non sono escludibili eventi catastrofici a causa di fattori esterni o di errori umani. Si spera nella quarta generazione che, verso il 2030, dovrebbe portare a reattori intrinsecamente sicuri. C'è poi una valutazione economica, in quanto i costi tendono costantemente ad aumentare. Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l'elettricità da nucleare risulta la più cara.

domenica 13 marzo 2011

Giappone, rischio di molte Cernobyl

Masashi Goto, in una conferenza stampa a Tokyo di cui da' notizia la Bbc, ha detto che per il Giappone si prospetta una crisi gravissima, che uno dei reattori dell'impianto di Fukushima-Daiichi e' "altamente instabile" e che le conseguenze di un'eventuale fusione sarebbero "tremende".

Un ex progettista di centrali nucleari giapponesi ha accusato il governo giapponese di non dire tutta la verita' sulla situazione degli impianti atomici danneggiati dal terremoto. Masashi Goto, in una conferenza stampa a Tokyo di cui da' notizia la Bbc, ha detto che per il Giappone si prospetta una crisi gravissima, che uno dei reattori dell'impianto di Fukushima-Daiichi e' "altamente instabile" e che le conseguenze di un'eventuale fusione sarebbero "tremende".

martedì 8 marzo 2011

RIVOLTE NEI PAESI ARABI: NON E’ IL MOMENTO DI FARE I DISTRATTI


La crescente disarticolazione sistemica si sta ergendo di fonte a molti governi e anche ad alcuni stati, siano essi conservatori, progressisti o del colore con cui desiderino dipingersi.


Con le rivolte arabe la crisi sistemica globale entra in una nuova fase, più imprevedibile e sempre più fuori controllo. Fino ad oggi i principali attori erano le oligarchie finanziarie e le grandi multinazionali, i principali governi, in primo luogo Stati Uniti e Cina, e, abbastanza più indietro, alcune istituzioni come il G-20. Ora si è prodotto un gran viraggio con l’ingresso in scena dei settori popolari di tutto il mondo, capeggiati dai popoli arabi, ciò che fa prevedere l’approfondimento e l’accelerazione dei cambiamenti in corso.

La prima scampanellata la hanno data i giovani greci con la loro rivolta del dicembre del 2008. Ora che il capitale finanziario cercando di fuggire da un inevitabile deprezzamento che lo insidia è tornato a speculare con gli alimenti, la precaria situazione di milioni di persone nel mondo è divenuta insostenibile.

Chi ha più armato Gheddafi?

libia totali
Con quasi 280 milioni di euro di commesse l’Italia è stata, negli anni dal 2005 al 2009, tra i paesi Ue la più grande fornitrice di armi alla Libia di Gheddafi. Sopra, i totali delle commesse. Sotto, la progressione negli anni.

mercoledì 2 marzo 2011

Erano amici di Gheddafi

Per risolvere il sanguinoso conflitto in corso tra i sostenitori di Muammar Gheddafi e gli insorti, che controllano ormai buona parte della Libia, gli Stati Uniti e i loro alleati sembrano essere sul punto di annunciare una qualche forma di intervento militare nel paese nordafricano. A far prevedere un’evoluzione di questo genere non sono soltanto i movimenti nel Mediterraneo di navi da guerra americane e di altri paesi europei, ma anche le esplicite dichiarazioni dei leader occidentali, terrorizzati da rivolte in tutto il mondo arabo sempre più difficili da controllare e da piegare ai propri interessi.
Le prove generali di un possibile spiegamento di forze sono peraltro già state fatte nei giorni scorsi, quando velivoli militari britannici e tedeschi hanno operato alcune incursioni in territorio libico per mettere in salvo i loro connazionali bloccati nel paese. Da parte sua, Washington ha invece fatto sapere di aver movimentato navi e aerei nei pressi delle coste della Libia. Per il Segretario di Stato, Hillary Clinton, infatti, “tutte le opzioni” restano percorribili, mentre da Londra, ancora più chiaramente, il premier David Cameron ha spiegato in un discorso alla Camera dei Comuni che non intende “assolutamente escludere l’uso di mezzi militari” in Libia.

martedì 1 marzo 2011

Chi sono i petrol-dipendenti dalla Libia?


La Libia produce 1,7 milioni di barili del petrolio mondiale con una produzione giornaliera di 88 milioni di barili. In cima alla lista c’è l’Irlanda che però rappresenta solo una piccola parte delle esportazioni del greggio libico, mentre l’Italia ne è di gran lunga il primo importatore con ben 376.000 b/d solo nel 2010.

I 'cartelli' messicani diversificano le attività illecite e investono denaro all'estero

I cartelli messicani sono sempre alla ricerca di nuove rotte e nuove alleanze. I loro affari si diversificano e aumentano gli investimenti all'estero (e di conseguenza i loro interessi). Da qualche anno sembrano aver scalzato anche gli storici gruppi colombiani. E nel frattempo hanno stretto solide alleanze. Anche con la criminalità italiana. Gli ultimi arresti di narcos messicani avvenuti nella Costa Rica sono la conferma che il cambio di strategie e location è da tempo nelle loro agende.

Ne abbiamo parlato con Piero Innocenti dirigente generale della Polizia di Stato, esperto di narcotraffico messicano e autore di numerose pubblicazioni sull'argomento. "I cartelli messicani hanno soltanto un obiettivo: il profitto. Non si differenziano molto nell'organizzazione da quelli che furono i cartelli colombiani. Sono poderosi con importanti riserve finanziarie e gruppi di sicari che si occupano di regolare i conti con le persone scomode e con i concorrenti. Inoltre, hanno sviluppato negli ultimi anni una buona organizzazione amministrativa con figure preposte al riciclaggio del denaro e al suo investimento" dice Innocenti.

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