mercoledì 16 febbraio 2011

Primo focolare di rivolta in Libia

TRIPOLI - La polizia libica ha disperso con la forza i manifestanti che la scorsa notte hanno tenuto un sit-in contro il governo a Bengasi. Quattordici persone sono rimaste ferite. Si tratta di tre manifestanti e dieci agenti, nessuno dei quali in condizioni serie: non si sa chi sia la quattordicesima persona che ha subito lesioni. Oggi centinaia di sostenitori del leader libico Muammar Gheddafi hanno manifestato in diverse città del paese.  

Ieri, i familiari dei detenuti rimasti uccisi nel 1996 in una sparatoria nella prigione di Abu Slim, a Tripoli, si sono radunati davanti a un commissariato di Bengasi per chiedere la liberazione del loro coordinatore, l'avvocato Fethi Tarbel, stando a quanto riportato oggi dal quotidiano Al-Manara. Secondo Human Rights Watch, furono almeno 1.200 I prigionieri uccisi dalle forze dell'ordine, in circostanze ancora poco chiare. Da anni le famiglie, di cui la maggior parte è originaria di Bengasi, non smettono di chiedere giustizia.

Arrestato per motivi ancora non precisati, Tarbel è stato rilasciato su pressione delle famiglie, precisa il giornale Qurina, vicino al figlio di Gheddafi, Seif al-Islam. Tuttavia, dopo il rilascio del legale, i familiari sono rimasti sul posto e altre persone si sono unite a loro, spingendo così le forze dell'ordine a disperderli con la forza, secondo il sito Libya al-Youm. Secondo questi siti, i dimostranti hanno scandito slogan contro il regime, quali "Bengasi svegliati, è il giorno che aspettavi", "il sangue dei martiri non è stato versato invano", o ancora "il popolo vuole metter fine alla corruzione".

Poco dopo, centinaia di sostenitori del regime hanno manifestato sempre a Bengasi, seconda città del paese, 1.000 chilometri a est di Tripoli, ma anche a Sirte, Sebha e a Tripoli, secondo quanto mostrato dalla televisione di Stato.

Governo rilascerà 110 attivisti islamici. Intanto oggi il governo libico rilascerà 110 detenuti membri di un gruppo islamico fuorilegge, il Gruppo combattente islamico libico, secondo quanto rivela un'associazione per i diritti umani. Si tratta degli ultimi membri del gruppo, che lo scorso anno abiurò la violenza, a trovarsi ancora in carcere, ha detto Mohamed Ternish, presidente dell'Associazione libico per i diritti umani. La tempistica di queste nuove scarcerazioni fa pensare a un gesto destinato anche a placare la popolazione, che per il 17 febbraio ha convocato una manifestazione di protesta sulla scia di quelle in Egitto e in Tunisia.


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