martedì 15 febbraio 2011

L'EGITTO SI E' VERAMENTE LIBERATO?

Rete controg8
per la globalizzazione die diritti

Mercoledì 16 febbraio dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova, 455° ora in silenzio per la pace.

Due settimane fa eravamo qui a manifestare insieme a tanti nostri fratelli Egiziani per chiedere anche noi, come in piazza Tahrir, che il feroce tiranno  gen. Hosni Mubaraq se ne andasse. Dopo diciotto giorni, 103 morti, 3000 feriti e 50 mila arrestati, in gran parte non acora liberati , quel signore ha tolto il disturbo. Ne siamo tutti felici, ma è davvero cosi'? 
Oggi ci raccontano che :
1)    ha vinto il popolo del web, quello che è riuscito a comunicare a tutto il mondo, nonostante l'oscuramento voluto dal tiranno,
2)    è una grande vittoria per la diplomazia occidentale, soprattutto degli Stati Uniti e in particolare del Presidente Obama, che aveva tenuto uno "storico" discorso proprio ad Al-Kahira

3)    il grande sconfitto è l'Islamismo radicale, in filigrana Al-Qaeda, e a mezza bocca si cita lo spaventapasseri iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad. 
Proviamo ad esaminare  la situazione, anche se che noi non siamo degli analisti politici, ma dei semplici cittadini che con la loro presenza silenziosa da oltre 450 settimane ogni mercoledi' testimoniano che, nonostante  quel che si fa credere, le forze armate del nostro paese sono impegnate in  una guerra  e il  governo spende una buona parte dei  nostri soldi per sostenerla.
La prospettiva che al posto del generale Hosni Mubaraq vada l'ambasciatore Muhammad al-Barade'i  è praticamente sfumata;  egli stesso ha annunciato che non si candidera' alla successione del tiranno deposto.
Chi parla di cambiamento, e per di piu' "storico" non è un po' troppo frettoloso?
Il Paese, al momento è in mano alle forze armate, che, del resto, sono al potere dal 1958, ed è  proprio dalle forze armate  che proviene il deposto tiranno.
Sono in corso trattative con tutti i partiti, compresi i Fratelli Mussulmani, che sembravano preoccupare in un primo tempo i governi occidentali e che peraltro non sono affatto rappresentanza di quella moltitudine di popolazione che ha un reddito inferiore ai 2 dollari al giorno, ma sono in buona parte dei ricchi signori che fanno affari con tutta l'economia, in testa quella occidentale. 
A questo punto è lecito chiedersi,  al di là di tutte le trombonate che sentiamo in questi giorni: Cambirera' davvero la situazione di quel Paese?
Soprattutto  cambierà la situazione di quell'80% di disoccupati in un paese in cui il 60% della popolazione ha meno di 20 anni?
Noi speriamo di si', perché se cosi' fosse potrebbe significare davvero l'apertura di una nuova stagione per il Medioriente. Ma al momento ci sembra  che parlare di rivoluzione sia del tutto fuori luogo, dal momento che si' c'è stata una sollevazione, ma che il risultato sperato sia ben ben lontano da vedersi.
Soprattutto ci sembra sia sfumata la prospettiva di un cambiamento nella politica mediorientale ;  in particolare riguardo  alle relazioni nei confronti del governo Israeliano ed alla pressione per restituire al popolo Palestinese la propria dignita' e il riconoscimento dei diritti fondamentalii. 
Speriamo soltanto che di  questo uso che è stato fatto della parola "storico", di propriamente  "storico" non rimanga la sconfitta di un tentativo di cambiare le sorti di un popolo.
Ed è per questo che oggi siamo qui in piazza a testimoniarlo. A fianco della popolazione EgizianaTunisina,  e in memoria di tutti gli uccisi e i feriti.

Inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae da Norma

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