martedì 15 febbraio 2011

Elogio della ghigliottina

Stamane i telegiornali hanno mostrato la lussuosissima clinica
tedesca nella quale assai probabilmente si trasferirà  Mubarak dalla sua  "faraonica" villa di
Sharm El Sheikh. Si dice che abbia accumulato in trenta anni qualcosa come sessanta o settanta miliardi di euro che ha investito in immobili ed altre proprietà da ricconi in diversi paesi dell'Occidente. Soltanto la Svizzera ad oggi ha dichiarato il congelamento dei suoi depositi bancari. Annunzio non sappiamo se veritiero in tutto o in parte. La Svizzera da sempre è la cassaforte dei potenti del mondo e vorrà sicuramente continuare ad esserlo e per questo dubito fortemente di questo " tempestivo" annuncio. Si dice che diciannove aerei pieni di ogni ben di Dio siano decollati nei giorni scorsi dall'Egitto verso l'ospitale Arabia Saudita per mettere al sicuro gli immensi patrimoni accumulati dalla cricca di cortigiani che ha circondato il Faraone e la sua famiglia.
  Nei giorni scorsi, un altro tiranno, il Presidente tunisino Ben Alì è fuggito con le casseforti piene di tutti i tesori di Ali Babà dopo la rocambolesca messa in scena dell'aereo atterrato in Sardegna per depistare possibili "giustizieri". Naturalmente non c'era nessun giustiziere ma l'episodio la dice lunga sulla cattiva coscienza e sugli incubi dei tiranni!
 La moglie di Ben Alì ha avuto la tracotanza di presentarsi alla Banca di Tunisi poco prima di scappare, con le valigie già in auto, e pretendere la consegna di millecinquecento chili di oro che  un mite (o complice) funzionario le ha consegnato. Questo oro è andato ad aggiungersi ai venti miliardi di dollari che il marito aveva già messo al sicuro all'estero.
 Mentre i popoli egiziani e tunisino che hanno pagato con il sangue e con sofferenze immense la trentennale dittatura di questi due Satrapi degli USA e dell'Occidente, dovranno  affrontare i problemi gravissimi dei loro paesi che non sono stati affatto liberati dal sistema e dal blocco sociale di potere che li ha impoveriti, i due tiranni e le loro famiglie godranno di agi inimmaginabili di ricchezze sottratte con la violenza e spesso anche con l'omicidio. Quanto costa un giorno di permanenza nella clinica tedesca? E' giusto che mentre la stragrande maggioranza della popolazione egiziana e tunisina  vive al confine con la fame questi  criminali se la spassino? C'è giustizia in tutto questo?
 Gli USA si sono affrettati a fare impiccare il Presidente Sadam Hussein che tuttavia non aveva commesso alcun crimine verso il suo popolo, ne aveva assicurato la prosperità per tantissimi anni fino alla sciagurata guerra con l'Iran suggerita dal Pentagono, ma aveva la colpa di essere ostile nei confronti dell'impero USA. Hanno anche preteso che l'impiccagione di Sadam fosse trasmessa in mondovisione con le orribili offese al suo cadavere inflitte dai suoi nemici. 
  Ma ora proteggono la fuga di due tiranni e nessun tribunale internazionale o interno farà luce su trenta anni di orribili maltrattamenti inflitti a quanti  ritenuti nemici dei regimi. I militari egiziani e coloro che hanno preso il potere in Tunisia non faranno niente per rendere giustizia alle migliaia o centinaia di migliaia di vittime nel corso di trenta lunghissimi anni di terrore. La signora Angela Merkel, immemore della richiesta tedesca di processo al Presidente della RDT Honneker, sembra volere proteggere il tiranno egiziano per i servizi che ha reso al sadico regime nazisionista di Israele.
  Per  questo io resto convinto della bontà delle rivoluzioni armate e della ghigliottina. La ghigliottina contribuì alla fondazione della Francia moderna e la soppressione dello Zar è stato uno spartiacque tra la Russia medioevale e la Rivoluzione Comunista.
  Mubarak ha fatto uccidere nei venti giorni della rivoluzione pacifica oltre trecento persone. Non pagherà niente per questo. Non pagherà niente neppure Ben Alì per i suoi delitti.  Questa impunità peserà sul futuro dei due paesi e lascerà una ombra di equivoco sui diritti rivendicati dalle popolazioni. 
  Insomma la mancata incarcerazione, il mancato processo e se il caso impiccagione dei due e dei loro complici riduce la rivoluzione ad un riassestamento dei rapporti all'interno degli stessi gruppi di potere magari con altri protagonisti. Manca la spada di Alessandro che recide il nodo di Gordio.
  
di Pietro Ancona
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Pietro Ancona già membro dell'esecutivo della Cgil e consigliere del CNEL

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