mercoledì 16 febbraio 2011

Afghanistan: il generale David Petraeus torna a casa

Sta per lasciare l’Afghanistan il generale David Petraeus, comandante capo di tutte le forze Usa e Nato su quel fronte. Dopo soli otto mesi, è già in partenza colui che Barack Obama mandò a gestire le sorti della guerra, per risolvere una grave crisi dopo la cacciata di Stanley McChrystal. Vero artefice della dottrina del “surge” (forte aumento delle truppe sul terreno) in Iraq, Petraeus è stato chiamato ad applicare lo stesso approccio in quella che è diventata a tutti gli effetti la guerra di Obama. La sua partenza, che è certa entro la fine dell’anno ma potrebbe anche avvenire prima, cade in una fase delicata, sia sul piano strategico per l’incerto andamento dell’offensiva, sia per ragioni di politica interna. Proprio nel luglio di quest’anno Obama ha promesso all’America di cominciare a riportare a casa una parte delle truppe. Ma quella promessa è sempre stata oggetto di tensioni con il Pentagono e con i comandi Usa al fronte, convinti che non bisogna dare all’avversario delle certezze sull’inizio del ritiro. Inoltre la tensioni è ai massimi tra Washington e il Pakistan, dopo l’arresto di un “Rambo” americano che ha ucciso a bruciapelo due pachistani nel pieno centro di Lahore. Dotato di passaporto diplomatico, l’americano è probabilmente un uomo dei servizi e il Dipartimento di Stato esige la sua liberazione.
Il rientro di Petraeus negli Stati Uniti rilancerà infine le voci sulla sua possibile candidatura alle elezioni presidenziali del 2012. Definito da più parti come “il militare americano più competente dei nostri tempi”, Petraeus viene considerato come una figura capace di ripetere il passaggio alla politica che riuscì a Dwight Eisenhower, l’eroe della seconda guerra mondiale. 
Secondo The Washington Post, la partenza di Petraeus coincide con l’avvicendamento di tutte le figure più importanti della squadra americana in Afghanistan. La morte di Richard Holbrooke ha costretto Obama e Hillary Clinton a nominare Marc Grossman come nuovo inviato speciale dell’Amministrazione per Afghanistan e Pakistan. E’ in scadenza anche l’ambasciatore a Kabul Karl Eikenberry, più volte critico nei confronti di Petraeus. Per Obama il ricambio totale presenta delle opportunità. Può dimostrare che il successo della sua strategia in Afghanistan non dipende da una singola personalità; può anche dispiegare al fronte una squadra più disciplinata e obbediente nell’applicare la sua direttiva sull’inizio del ritiro a luglio. Ma è anche possibile che nessuno riempia il ruolo di Petraeus con la stessa grinta e determinazione, e che affiorino in modo sempre più appariscenti i limiti della strategia in Afghanistan: a cominciare dalla capacità delle forze armate locali di sostituirsi efficacemente alla Nato per garantire sicurezza e stabilità impedendo un ritorno dei talebani. Che la ricerca di un sostituto a Petraeus sia già cominciata alla Casa Bianca, lo ha confermato anche il portavoce del Pentagono Geoff Morell al Times di Londra: “Il generale sta facendo un lavoro brillante ma è praticamente in servizio ininterrotto dall’11 settembre 2001 a oggi. Il presidente e il segretario alla Difesa Robert Gates ci stanno già pensando”.

di Federico Rampini

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