sabato 15 gennaio 2011

Tunisia in fiamme, dov'è finito Ben Ali? E' a Cagliari?

TUNISI - Dopo settimane di proteste contro il carovita e decine di morti, il presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali ha lasciato il Paese. Il primo ministro Mohammed Ghannouchi ha assunto la presidenza ad interim e il potere è stato affidato a un direttorio composto da sei persone. "Mi impegno - ha detto il premier in un messaggio in tv - a rispettare la Costituzione e a portare avanti le riforme politiche, economiche e sociali annunciate attraverso consultazioni con tutte le parti politiche inclusi i partiti politici e la società civile". Ghannouchi ha quindi lanciato un appello all'unità nazionale e ha precisato che rimarrà presidente fino alle elezioni legislative anticipate, che dovrebbero tenersi entro sei mesi. 

Dopo voci discordanti, che lo volevano già a Parigi o in volo verso Malta o verso un Paese del Golfo, arriva la notizia che sarebbe a Cagliari. Intorno alle 22 un Falcon di una compagnia privata, proveniente da Tunisi, ha chiesto l'autorizzazione per uno scalo tecnico, per fare rifornimento di carburante. Il piano di volo era per Parigi. Mentre l'aereo si stava rifornendo, le autorità aeroportuali francesi hanno dato l'ok con riserva, chiedendo che venisse comunicata l'identità dei passeggeri. Poi, il no da Parigi, che ha negato l'accoglienza a Ben Ali. Il Falcon dunque è rimasto all'aeroporto di Elmas. A bordo il pilota e tre passeggeri; due dei passeggeri sono scesi dicendo alla Polaria che il terzo non sarebbe Ben Ali.

E il comandante non autorizza i funzionari di polizia a salire a bordo per verificare di chi si
tratti. Intanto le autorità italiane hanno intimato all'aereo di ripartire immediatamente con un nuovo piano di volo. Secondo la Farnesina a bordo dell'aereo non vi sarebbe l'ex presidente tunisino.

In serata il presidente americano Barack Obama ha condannato le violenze, indirizzando un "plauso alla dignità e al coraggio del popolo tunisino" e ha chiesto "con urgenza a tutte le parti di mantenere la calma ed evitare la violenza, e al governo tunisino di rispettare i diritti umani, di indire elezioni libere e corrette in un prossimo futuro, che riflettano la vera volontà e le aspirazioni del popolo tunisino".


Ben Ali ha quindi fatto un passo indietro dopo 23 anni al potere 4. La notizia della partenza del capo dello Stato è arrivata al termine di una giornata convulsa durante la quale è stato decretato lo stato d'emergenza, che prevede il divieto di assembramenti di più di tre persone in tutto il Paese. E' stato inoltre ampliato il coprifuoco già in vigore: d'ora in poi scatterà dalle 17, non più dalle 20, e si concluderà alle 7 del mattino. Le forze di sicurezza sono state autorizzate ad aprire il fuoco contro chiunque non obbedisca agli ordini. L'esercito ha circondato l'aeroporto e lo spazio aereo è stato chiuso. Nonostate questi sviluppi nel corso della serata, quindi in pieno coprifuoco, nel centro di Tunisi sono stati uditi colpi d'arma da fuoco. 

Dopo i disordini in cui ieri avevano perso la vita 13 persone, la giornata nella capitale è iniziata con una grande manifestazione durante la quale almeno centomila persone hanno chiesto le dimissioni di Ben Ali. Una protesta pacifica fino a quando, davanti al ministero dell'Interno, non è arrivato un furgone che trasportava il corpo di un 24enne ucciso ieri. La polizia, ferma fino a quel momento, ha lanciato lacrimogeni per disperdere i dimostranti e si sono uditi colpi d'arma da fuoco. Un fotografo straniero è stato ferito alla testa. Un gruppo di manifestanti ha tentato l'assalto alla sede della Banca centrale, mentre la maggioranza si è allontanata rapidamente. Incendi sono scoppiati a Le Kram, la zona del quartiere fieristico nella periferia nord di Tunisi, e a Radès, il più importante porto commerciale del Paese situato nella periferia sud della capitale. Cortei anche in altre città. A Sidi Bouzid, da dove un mese fa era partita la protesta, circa in 1.500 hanno sfilato al grido di "fuori Ben Ali" mentre a Regueb 700 persone hanno scandito slogan contro il al capo dello Stato. Altri cortei a Kairouan e Gafsa. Tensione a La Marsa, sobborgo residenziale di Tunisi, dove testimoni hanno riferito che circa 200 giovani hanno tentato di assaltare una stazione di polizia. 

Non sono quindi bastate le promesse fatte ieri da Ben Ali a placare la protesta. Né è bastata l'entrata in vigore delle riduzioni dei prezzi dei generi di prima necessità - zucchero, latte, pane, paste, concentrati di pomodoro, bombole del Gpl. L'impatto di tali riduzioni è stimato in 109 milioni di dinari (circa 56,3 milioni di euro), dei quali 35 (18 milioni di euro) per il solo pane. In questa situazione il 74enne presidente ha preferito lasciare il Paese. Secondo alcuni media, temeva una rivolta cruenta come quella che nel 1989 in Romania portò alla destituzione e alla fucilazione di Nicolae Ceausescu.

La partenza di Ben Ali segna il culmine di una sommossa popolare che secondo le Ong ha fatto 66 morti tra i manifestanti. Una rivolta alla quale oggi Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) ha espresso il proprio sostegno con un video di 13 minuti che esortava i tunisini a cacciare il presidente. A innescare le proteste a metà dicembre era stato il suicidio di un ambulante laureato a Sidi Bou Sid: si era dato fuoco dopo che la polizia aveva sequestrato le merci che cercava di vendere senza autorizzazione.

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