martedì 11 gennaio 2011

C’era una volta la Fiat, simbolo italiano, che volava in Sud America

Le nuove Pomigliano e Mirafiori si chiamano Sete Lagoas, Betim, Toluca, Contagem ecc - Ieri prendeva finanziamenti statali dall'Italia, oggi se ne va - Adesso riceve aiuti dal Brasile e da Obama, domani se ne andrà - Marchionne andrà via comunque dall'Italia.

C’era una volta la Fiat, simbolo italiano, che volava in Brasile, Argentina, America Latina dove moltissimi emigranti italiani lavoravano insieme con argentini e brasiliani e ne erano orgogliosi. C’è oggi la Fiat “americana” che i discendenti di quegli emigranti, che oggi sono argentini e brasiliani a tutti gli effetti, considerano paradossalmente un’ancora di salvezza, che investe in America Latina, ma contemporaneamente uccide le sperenze della terra da cui nacque tutto. Ma l'industria non funziona con il cuore, ma con macchine e soldi e di questo parleremo.
Ciò che va detto agli italiani è che Marchionne andrà via dall’Italia comunque, oggi o fra tre anni o poco più. “L’Italia ha molto da imparare dal Brasile, dalla sua volontà di adattarsi e mutare rapidamente”, ha detto il capo Fiat
lo scorso 10 settembre in Brasile ed è la chiara testimonianza di un amore, fatto ovviamente di interessi. Mentre Termini Imerese è destinata a chiudere alla fine di quest’anno e si discute del futuro di Mirafiori e Pomigliano, in cui la Fiat conta di investire totalmente 1,7 miliardi di euro, subordinando la somma ad un referendum scontato e penalizzante per gli operai, la Fiat ha già programmato, senza compromessi, di investire in Brasile circa 5 miliardi di euro nei prossimi quattro anni, di cui una grossa somma (1,5 miliardi di euro) già nel nuovo stabilimento che sorgerà nel Nordeste in Pernambuco, nella zona portuale di Suape, proseguendo negli investimenti Fiat a Betim, Iveco a Sete Lagoas, New Holland a Contagem e di Campo Largo a Paranà per una somma di circa 200 milioni di dollari. Non è tutto. 


La Fiat ha già stanziato 200 milioni di dollari per la futura produzione a Cordoba in Argentina, una fabbrica che avrebbe dovuto chiudere due anni fa e che è incredibilmente rinata (Cordoba può, Termini Imerese non potrà mai). Inoltre l’Italia non ha visto e non vedrà mai la produzione di Chrysler nel suo paese (che pure frutterebbe molto lavoro) ma solo un semplice supporto di assemblaggio a Mirafiori per l’auto americana che la Fiat produrrà comodamente in Messico, nel quartier generale di Toluca, a Ramos Arizpe, dove la Chrysler (leggasi Fiat) prevedeva di chiudere solo un anno fa ed a Saltillo già ribattezzata la “Detroit dell’America Latina” aperta lo scorso settembre con un investimento di 570 milioni di dollari. E’ qui che la Fiat investe sulle auto elettriche, sul biodiesel, sulle energie alternative, così sconosciute in Italia.


E’ difficile prevedere anche quale sarà il futuro di ciò che oggi è Fiat Industrial (camion, mezzi agricoli ecc.) dopo l’apertura a marzo, con 500 milioni di dollari di investimento, di un grande stabilimento New Holland a Sorocaba, che si aggiunge a quelli di Curitiba, Piracicaba e del già citato impianto di Contagem. Per non parlare dei futuri investimenti su Iveco La Miranda in Venezuela ed a Bogotà, dove la Fiat è pronta a ritornare.


Si potrebbe aggiungere che in Sudamerica la Fiat sponsorizza campionati e squadre mentre qui ha rinunciato perfino alla sua creatura, la Juventus; che esistono megastore, manifestazioni, fiere, laboratori tecnologici, progetti di finanziamento per giovani creatori…E pensate che veramente Marchionne se volesse, non potrebbe mantenere qui gli investimenti o che un SI possa cambiare la sua opinione? Basterebbe 1/4 degli investimenti latinoamericani per sollevare la Fiat in Italia senza perdere nulla in America Latina. Non accadrà. 


Ciò che non sanno argentini, brasiliani, messicani è che la Fiat che ringrazia Lula, CFK, Calderon per gli investimenti statali, che assume facilmente con stipendi modici e che sistema i propri quartieri generali a Betim e Cordoba, è che fra qualche decennio Betim sarà come Torino oggi, Cordoba come Termini Imerese e la Fiat volerà in Russia, Cina ed India. Così, dopo i loro avi italiani, anche i figli o i figli dei figli conosceranno l’amaro destino ideato da tale Sergio Marchionne che tutti chiamano “il profeta del nuovo sistema industriale”. E spero con tutto il cuore di sbagliarmi.

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